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21 Gennaio Gen 2019 2140 21 gennaio 2019

La continua guerra Italia-Francia dai migranti a Fincantieri

I conflitti su profughi e confini, Libia e deficit. Gli attacchi politici tra populismo e gilet gialli. Fino allo scontro sull'industria navale. E sul franco Cfa. Tutti i fronti che dividono i gialloverdi da Macron.

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In principio furono i migranti, con lo scontro tra l'Italia che accoglieva coloro che arrivano via mare e la Francia a fare i conti con i movimenti interni secondari tra un confine e l'altro. Poi è arrivata la conferenza sulla Libia e le tensioni faticamente ricomposte sull'acquisizione di Stx da parte di Fincantieri. E infine il caso più eclatante: l'accusa lanciata dal vicepremier Luigi Di Maio contro Parigi di provocare l'impoverimento dell'Africa e quindi le partenze dei migranti tramite il franco Cfa, la moneta utilizzata dalle ex colonie francesi. Già quando a Roma e Parigi governavano due esecutivi amici i motivi di conflitto non mancavano. Dopo le elezioni di marzo 2018, con la nascita a giugno del governo gialloverde, la scelta di chiudere i porti e non rispettare il diritto internazionale, la reazione italiana sulla Libia e le nuove difficoltà di Emmanuel Macron con i gilet jaunes, non hanno fatto altro che moltiplicarsi. Del resto per Matteo Salvini il presidente francese è il contendente perfetto e per Macron il leghista sovranista, pure. Potranno rappresentare il duello tra sovranismo ed europeismo alle elezioni europee del 2019, guadagnandoci entrambi, mentre tutti sanno che a vincere sarà il Partito popolare europeo, cioè il centrodestra che va da Angela Merkel a Jean-Claude Juncker fino a Silvio Berlusconi alleato fino a ieri di Salvini e che occhieggia ai nuovi partiti di estrema destra. E tuttavia i motivi di conflitto mischiano il puro scontro politico a questioni assai serie. Con il rischio che anche gli accordi economici e industriali possano saltare come nel caso di Fincantieri. Ecco le tappe del conflitto tra i due governi per come si è sviluppato finora, mentre la lista continua ad allungarsi.

12 GIUGNO 2018: GLI SBARCHI DEI MIGRANTI

Il primo a scoppiare è stato il tema migranti, a pochi giorni dall'insediamento di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, con il caso dell'Aquarius, la nave di Sos Mediterranée e Msf con oltre 600 migranti a bordo, alla quale Matteo Salvini chiuse i porti italiani. Un atteggiamento «vomitevole», lo definì in tivù il portavoce di En Marche, il partito di Macron, suscitando l'indignazione di Roma. «Non accettiamo lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall'altra parte». Lo scambio di accuse durò per giorni, fino alla visita di Conte all'Eliseo, il 15 giugno. «Non ho mai voluto offendere», disse Macron. «Caso chiuso», rispose il presidente del Consiglio. Ma fu solo una tregua. Del resto la tensione sul punto era già altissima da mesi con Parigi che all'inizio rifiutava le richieste italiane di condivisione degli sbarchi - anche quando c'era il governo Pd -, argomentando che erano già arrivati a migliaia dall'Italia nella République perché l'Italia non li registava. Quando Roma ha deciso di violare le regole del diritto internazionale e il rispetto dei diritti umani, la reazione della Francia è stata netta.

Anche sui migranti si è consumato lo scontro fra Italia e Francia.
ANSA

21 GIUGNO 2018: «LA LEBBRA POPULISTA»

Pochi giorni dopo, infatti, Macron mise in guardia l'Europa dall'avanzata della «lebbra populista», in «Paesi in cui credevamo fosse impossibile». Immediata fu la risposta di Luigi Di Maio, che definì quelle dichiarazioni «offensive e fuori luogo». «La vera lebbra», ha aggiunto il vicepremier pentastellato, «è l'ipocrisia europea» sulla gestione dei migranti. Più duro Salvini: Macron è «un signorino educato che eccede in champagne. Lui a Ventimiglia schiera la polizia, non rompa le scatole all'Italia». Il paradosso è che intanto Macron e Di Maio trattavano per un'eventuale alleanza, poi sfumata, a Bruxelles.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

29 AGOSTO 2018: LO SCONTRO SULLA LIBIA

Salvini twittò ancora contro Macron: «Il principale avversario di Macron, sondaggi alla mano, è il popolo francese. Anziché dare lezioni agli altri governi spalanchi le proprie frontiere, a partire da quella di Ventimiglia. E. la smetta di destabilizzare la Libia per interessi economici», scrisse il leader leghista riferendosi anche a un altro fronte di scontro tra Roma e Parigi, quello sulla data delle elezioni in Libia. Dura la replica di Macron: «Non cederò niente ai nazionalisti e a quelli che predicano odio. Se hanno voluto vedere nella mia persona il loro principale avversario, hanno ragione». E tuttavia sulla Libia il tentativo di dettare l'agenda di Macron era chiaro, con la conferenza di Parigi organizzata a maggio seguita dalla controconferenza convocata a Palermo a novembre dal governo italiano. A dividere i due Paesi anche la data delle elezioni che Parigi avrebbe voluto fissare a dicembre 2018, per accelerare la stabilizzazione del Paese ma favorendo il proprio alleato il generale Haftar.

Conte col generale Haftar.
Ansa

15 OTTOBRE 2018: "L'ERRORE" FRANCESE SU CLAVIÈRE

A ottobre scoppiò il caso dei respingimenti di migranti da parte degli agenti francesi al confine di Clavière in Piemonte, definito da Salvini un «atto ostile». Parigi si scusò definendo l'accaduto «un errore isolato». Scuse che non furono accettate: Macron «non venga a darmi lezioni», disse ancora Salvini. Anche questa vicenda andò avanti per giorni, rendendo i rapporti sempre più tesi.

Il confine di Clavière.

12 DICEMBRE 2018: IL CONFRONTO SUI CONTI PUBBLICI

A dicembre poi nel pieno delle trattative tra Roma e Bruxelles per la manovra finanziaria, Macron ha cercato di rispondere alle proteste dei gilet gialli e fa loro alcune concessioni che portano all'aumento delle spese e quindi del deficit. Risultato: Parigi ha sforato il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, ma siccome la cosa era temporanea e secondo il governo francese non andava a impattare sul deficit strutturale, la Commissione europea spiegò che lo sforamento poteva essere accettato. A questo punto Salvini ha montato il caso: «C’è qualche commissario europeo che dice che la Francia può sforare il 3% e noi no. Inizio a esser stufo di due pesi e due misure. Non si capisce perché sull’Italia c’è la lente di ingrandimento sullo zero virgola e altri possono sforare molto di più». Il problema per l'Italia è il fatto che da tempo continua ad aumentare il debito e il deficit strutturale. Ma tant'è.

Il commissario agli Affari europei Ue Pierre Moscovici e il ministro dell'Economia Giovanni Tria.

7 GENNAIO 2019: L'APPOGGIO ITALIANO AI GILET JAUNES

Il 7 gennaio è arrivato un inedito nella storia dei rapporti tra gli alleati europei: con un post Luigi Di Maio ha offerto aperto sostegno ai gilet gialli che da settimane manifestano contro le politiche di Emmanuel Macron e che hanno persino lanciato una ruspa contro un ministero. Di Maio si è lanciato a dire che possono costruire insieme un'Europa diversa, ed è chiaro che dopo l'annuncio della creazione di un partito dei manifestanti anti tasse, il leader M5s stia cercando nuovi alleati in Europa. Salvini si è affrettato anche lui a tendere la mano a chi protesta, salvo precisare che non appoggia la violenza. Parigi prima con la ministra degli Affari europei ha chiesto ai due vicepremier di «fare pulizia» a casa loro. Poi dall'Eliseo la questione è stata bollata come «propaganda interna» e poi chiusa seccamente: «Serve rispetto. L'Italia pensi al benessere degli italiani».

Una manifestazione dei gilet gialli.

8 GENNAIO 2019: BATTAGLIA INDUSTRIALE SU FINCANTIERI

Infine l'8 gennaio la partita industriale che sembrava chiusa sotto il governo Gentiloni si è clamorosamente riaperta. Dopo che nel 2017, Fincantieri e Stx sembravano aver trovato l'accordo sull'acquisizione della azienda francese (oggi Chantiers de l'Atlantique) da parte dell'italiana, con una joint venture di cui Fincantieri deteneva il 51%, a novembre Parigi si è rivolta alla Commissione europea per chiedere se per la concorrenza andava tutto bene. E a Parigi si è unita anche Berlino. La Commissione europea ha dunque accolto la domanda presentata da Francia e Germania che la invitavano a esaminare l'operazione e ha concluso preliminarmente che l'operazione rischia di nuocere «in misura significativa alla concorrenza nel settore della costruzione navale» a livello europeo e mondiale. Per questo ora sarà aperta un'indagine. E un nuovo fronte nel conflitto con i cugini d'Oltralpe.

20 GENNAIO 2019: L'ACCUSA SULLO SFRUTTAMENTO DELL'AFRICA

Il ministro per lo sviluppo economico Luigi Di Maio ha accusato la Francia di sfruttare l'Africa, impoverendola e costringendo gli africani a emigrare. Le sue parole sono state riprese anche da Alessandro Di Battista intervistato a Che tempo che fa. E di nuovo il 21 gennaio rilanciate dal vicepremier. Tanto da provocare la convocazione dell'ambasciatrice italiana a Parigi, Teresa Castaldo.

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