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Per l'Onu i migranti salvati in mare non possono tornare in Libia

Secondo l'Unhcr nel Paese non ci sono le condizioni per ospitare le persone soccorse in mare: «Prevalgono scontri violenti e diffuse violazioni dei diritti umani». L'Oim: «Nel 2019 già 203 morti».

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Nuovo affondo dell'Onu contro gli Stati europei sulla gestione dei flussi migratori nel Meditarraneo. «Considerato l'attuale contesto, in cui prevalgono scontri violenti e diffuse violazioni dei diritti umani, i migranti e i rifugiati soccorsi non devono fare ritorno in Libia», si legge in una nota dell'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. In particolare si sollecitano gli Stati a «intervenire con urgenza per ristabilire misure di soccorso efficaci nel Mediterraneo aumentando le operazioni di soccorso coordinate e congiunte, ristabilendo procedure di sbarco rapide in porti sicuri, e revocando le misure che impediscono di operare alle imbarcazioni delle Ong».

«L'Unhcr», si legge ancora nella nota, «segue con crescente apprensione la situazione nel Mediterraneo dove negli ultimi giorni si sono registrati due naufragi, numerosi altri incidenti legati a operazioni di soccorso, un mercantile che ha ricondotto in Libia persone soccorse in mare, e notizie relative all'incapacità delle Guardia Costiera libica di rispondere agli incidenti avvenuti nell'area di ricerca e soccorso (SAR) di propria competenza a causa della carenza di carburante. Come riferito nel fine settimana, circa 170 persone abbiano perso la vita nei due naufragi, il primo di un'imbarcazione con 117 persone a bordo affondato al largo della Libia, il secondo nelle acque fra il Marocco e la Spagna con 53 persone imbarcate».

«GOVERNI SMETTANO DI USARE I MIGRANTI PER TORNACORSI ELETTORALI»

«Quest'anno», si legge ancora, «4.507 persone hanno già effettuato la traversata verso l'Europa via mare, nonostante il freddo intenso ed il pericolo acuto. L'Unhcr ritiene che gli Stati debbano intervenire con urgenza per ristabilire misure di soccorso efficaci nel Mediterraneo». «Le persone che non hanno una valida richiesta d'asilo o altre forme di protezione internazionale», si precisa, «dovranno essere assistite per fare ritorno in tempi brevi nei propri Paesi». «L'attuale dibattito politico sulle operazioni di soccorso in mare», ha insistito l'Alto commissariato per i Rifugiati, «impedisce di individuare soluzioni serie al problema. Nel frattempo, in troppi continuano a perdere tragicamente la vita. I politici devono smettere di sfruttare le persone per i propri tornaconti elettorali, e trattare, invece, la questione come un'emergenza umanitaria, in cui la priorità è salvare vite umane. Ridurre il numero di arrivi», ha concluso l'agenzia dell'Onu, «non può costituire l'unico barometro per misurare il successo della propria politica, quando le persone annegano alle porte dell'Europa».

SALVINI: «ALL'ONU DICO NO, BASTA SBARCHI»

La lunga nota dell'Unhcr ha trovato la pronta replica del ministero dell'Interno Matteo Salvini che si è limitato a sottolineare la politica dei porti chiusi: «Altri sbarchi, altri soldi agli scafisti? La mia risposta all'Onu è NO».

OLTRE 200 MORTI DALL'INIZIO DELL'ANNO

Intanto è arrivato un nuovo tragico bollettino. Dall'inizio dell'anno al 20 gennaio, un totale di 4.883 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare attraversando il Mediterraneo e 203 hanno perso la vita. Il dato sugli arrivi, ha riferito l'Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (Oim), è in lieve aumento rispetto ai 4.466 migranti e rifugiati giunti nello stesso periodo dell'anno scorso, mentre i morti segnalati nei primi 20 giorni del 2018 erano 201.

155 ARRIVI IN ITALIA NEL 2019

Il Missing Migrants Project (Mmp) dell'Oim ha segnalato che il mese gennaio del 2019 ha fatto segnare il quarto anno consecutivo in cui almeno 200 migranti irregolari e rifugiati hanno perso la vita in mare nel corso del primo mese dell'anno. Nel dettaglio, dall'inizio del 2019, 155 arrivi di migranti e rifugiati sono stati segnalati in Italia, 49 a Malta, 1.166 in Grecia, 84 a Cipro e 3.429 in Spagna. La stragrande maggioranza dei decessi sono stati registrati sulla rotta del Mediterraneo centrale (142) verso Italia e Malta. Inoltre, 59 persone hanno perso la vita sulla rotta del Mediterrraeno occidentale verso la Spagna e due su quella orientale che porta a Grecia e Cipro.

22 Gennaio Gen 2019 1518 22 gennaio 2019
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