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Venezuela nel caos
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Chi sono gli alleati del Venezuela di Maduro

Erdogan, Putin e Xi Jinping si sono schierati con il presidente con Cuba e Bolivia contro Juan Guaidò, sostenuto da Trump. Meno esplicito l'appoggio del Messico. Lo scenario.

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«Fratello Maduro, resisti! Siamo con voi». Così Ibrahim Kalin, portavoce del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha espresso solidarietà a quello venezuelano, dopo il tentativo di golpe e soprattutto dopo che il capo dell’opposizione, Juan Guaidò, si è autoproclamato a sua volta alla guida del Paese, creando di fatto una situazione unica: un Venezuela con due presidenti. Ma Erdogan non è l’unico degli irriducibili che rimangono saldamente al fianco di Nicolas Maduro, nonostante la presa di posizione di più Stati (primi tra tutti Usa e Canada) che hanno invece riconosciuto Guaidò come presidente ad interim. Anche Russia, Cina e Cuba mantengono il loro sostegno al leader chavista, in nome di alleanze bilaterali e rapporti commerciali in chiave anti-Usa. Anche la Bolivia si è schierata al suo fianco, mentre il Messico ha preso le distanze dagli altri Paesi sudamericani, mantenendo una posizione ambigua.

LA TURCHIA DI ERDOGAN A FIANCO DI MADURO

Mentre la maggior parte degli Stati occidentali si è schierata contro Maduro e appoggia Guaidò, si levano le prime voci ufficiali a sostegno del presidente venezuelano, rieletto alle ultime Presidenziali, dopo un voto accompagnato dal boicottaggio del fronte anti-chavista della Mesa de Unidad Democratica (Mud) e non riconosciuto dalle opposizioni. Tra le voci più forti c’è quella di Ankara. «Il nostro presidente si è messo in contatto con il capo di Stato del Venezuela e ha espresso il sostegno della Turchia», ha twittato il portavoce di Erdogan, aggiungendo: «La Turchia e il nostro presidente saranno irremovibili di fronte ai tentativi di impadronirsi forzatamente del potere attraverso un colpo di Stato».

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro con il turco Recep Tayyp Erdogan.

TRA ANKARA E CARACAS ACCORDI COMMERCIALI PER OLTRE 5 MLD DI DOLLARI

La parole di Hibraim Kalin sono arrivate dopo il giuramento di Guaidò, già presidente dell’Assemblea nazionale (il parlamento venezuelano) a capo di Stato ad interim, durante un comizio a Caracas. Una mossa giunta dopo scontri tra le forze di sicurezza governative e numerosi dimostranti anti-Maduro, che hanno portato a 14 vittime tra questi ultimi. Lo stesso Erdogan è stato il primo capo di Stato a visitare Maduro dopo le elezioni, firmando accordi commerciali per 5,1 miliardi di dollari con il Venezuela. La posizione della Turchia, dunque, allontana ancora di più Erdogan da Donald Trump, che invece ha riconosciuto Guaidò come nuovo presidente ad interim. «Nel suo ruolo di unica branca legittima del governo debitamente eletto dal popolo venezuelano», ha spiegato il tycoon, «l’Assemblea nazionale ha invocato la Costituzione del Paese per dichiarare illegittimo Nicolas Maduro. Il suo incarico, dunque, è vacante».

Nicolas Maduro stringe la mano a Vladimir Putin.

IL SOSTEGNO DI MOSCA

Anche Mosca rappresenta da sempre un interlocutore fondamentale per Caracas. Di fronte alla crisi economica e sociale del Paese sudamericano, la Russia non ha esitato a manifestare il proprio sostegno a Maduro tramite il vicepresidente della commissione del Consiglio della Federazione russa per gli Affari internazionali, Andrey Klimov. «La Russia ha già riconosciuto il legittimo presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, nulla cambia in questa posizione», ha dichiarato Klimov a Sputnik. Il Cremlino conferma dunque un legame forte con il presidente venezuelano, incontrato da Putin ai primi di dicembre e a cui il presidente russo aveva dato il proprio sostegno. «Condanniamo con fermezza ogni azione di natura evidentemente terroristica e ogni tentativo di cambiare la situazione con la forza», aveva dichiarato lo zar suggellando l'alleanza con la firma di accordi commerciali per lo sfruttamento di petrolio e oro venezuelano per un valore di 5 miliardi di dollari.

il leader venezuelano Nicolas Maduro con il presidente cinese Xi Jinping.

GLI ACCORDI CON LA CINA IN CHIAVE ANTI-USA

Anche Pechino ha ingenti interessi commerciali con Caracas: lo scorso settembre era stato Maduro a volare nella Capitale cinese per quattro giorni, su invito del leader Xi Jinping. Maduro aveva elogiato la visione cinese di «un destino comune per l’umanità» sostenuta da Pechino «senza un impero egemonico che ricatta, che domina, che attacca le persone del Pianeta». Un riferimento implicito, ma evidente a Washington. L’incontro si era chiuso con la firma di 28 accordi di cooperazione commerciale che secondo Maduro avrebbero ratificato «il percorso degli investimenti condivisi per realizzare lo sviluppo delle nostre joint venture nel settore petrolifero».

Il presidente venezuelano Maduro alla cerimonia di insediamento del suo omologo messicano Obrador.

Meno espliciti, ma pur sempre al fianco di Maduro, sono poi Cuba e la Bolivia. L’Avana, pur avendo migliorato le proprie relazioni diplomatiche con Washington rispetto al passato, rimane tradizionalmente anti-Usa e anche in questa occasione ha confermato una posizione se non di netta opposizione alla Casa Bianca quanto meno ambigua. Il Messico invece mantiene una posizione terza e con qualche ambiguità.

In particolare il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador potrebbe rappresentare un elemento-chiave nei difficili equilibri dell’area: il 9 dicembre Città del Messico non ha firmato il documento di non riconoscimento nei confronti di Maduro, messo a punto dagli altri membri dell’alleanza del cosiddetto Gruppo di Lima. Mentre Brasile, Cile, Colombia, Perù hanno anche deciso, insieme al Canada, di vietare l’ingresso nei propri Paesi a ministri e funzionari di Caracas (il Paraguay ha anche chiuso la propria ambasciata), il Messico ha preso parte al giuramento di Maduro per il nuovo mandato tramite il proprio ambasciatore nella capitale venezuelana. Lo stesso Maduro ha “ricambiato” presenziando il primo dicembre scorso alla cerimonia di insediamento del capo di Stato messicano Obrador, gridando: «¡Viva México!».

L'AMBASCIATRICE MESSICANA IN USA: «NON FIANCHEGGIAMO NESSUNO»

L'equidistanza del Messico sarebbe dovuta principalmente a una politica di non ingerenza negli affari esterni degli altri Stati, adottata da Obrador. Una posizione confermata anche il 29 gennaio 2019 dalla ambasciatrice messicana negli Usa Martha Barcena che ha contestato una mappa mostrata dalla Casa Bianca in cui il Paese figurava tra i sostenitori di Maduro. «Noi non siamo contro gli Stati Uniti a proposito della posizione da assumere sul Venezuela. Non stiamo fiancheggiando Maduro», ha detto Barcena. «Non stiamo fiancheggiando Guaidò. Pensiamo che si possa trovare una terza via per una soluzione pacifica». Resta anche da capire come Città del Messico reagirà che all’esodo dei venezuelani (se ne calcolano 2,2 milioni) in seguito alla deriva autoritaria di Caracas: emigranti che sono destinati a riversarsi in buona parte anche nel territorio messicano, già alle prese con la linea dura di Trump sul muro.

L'ORGANIZZAZIONE DEGLI STATI AMERICANI CONTRO MADURO

Non resta che attendere le prossime mosse del presidente venezuelano, che ha dato 72 ore di tempo al personale diplomatico degli Stati Uniti per lasciare il Paese, dopo che l’amministrazione Trump ha riconosciuto il suo avversario Guaidò. Maduro ha accusato esplicitamente gli Usa di golpe, mentre il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha risposto esortandolo a farsi da parte. Contro Maduro si sono schierati anche il Canada, che ha riconosciuto Guaidò come presidente provvisorio, e l’Organizzazione degli Stati americani, che include 35 Paesi del Nord e del Sud America. Anche i governi di Brasile, Colombia, Perù, Ecuador, Paraguay e Costa Rica hanno preso posizione pro-Guaidò.

Aggiornato il 29 gennaio 2019 24 Gennaio Gen 2019 1825 24 gennaio 2019
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