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Verso le elezioni europee
Elettori Disabili Europa

Essere elettori disabili in Europa: un percorso a ostacoli

Barriere architettoniche per accedere ai seggi, schede e programmi elettorali inaccessibili per non vedenti e dislessici o persone con difficoltà di apprendimento. Votare non è ancora un diritto per tutti.

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Quanti saranno i cittadini con disabilità che a maggio potranno votare in occasione delle elezioni europee? Lo abbiamo tristemente constatato in occasione delle elezioni politiche italiane l'anno scorso. Purtroppo ne prendiamo coscienza ogni volta in cui siamo chiamati alle urne. Votare per noi persone con disabilità può trasformarsi in un'impresa titanica, e non solo o non necessariamente per una questione di indecisione nella scelta dei candidati.

Se daremo un'occhiata alle notizie riportate dai media nei giorni successivi al voto sicuramente troveremo almeno un episodio in cui una persona in sedia a rotelle avrà incontrato numerose difficoltà nell'esercizio del proprio sacrosanto di diritto di scegliere i propri rappresentanti politici o amministrativi a causa di scalini, ascensori rotti, montascale non funzionanti, ecc. Già, quando pensiamo al concetto di inaccessibilità riferito a una persona disabile, ci immaginiamo per senso comune l'omino stilizzato bianco in carrozzina su sfondo blu, rappresentativo dei cittadini e cittadine con una disabilità motoria. Tuttavia, garantire l'esercizio del diritto di voto non si esaurisce consentendo a tutti di raggiungere fisicamente il seggio elettorale.

UN PROBLEMA CHE RIGUARDA L'ITALIA, MA NON SOLO

Poter entrare ai seggi è un indice di accessibilità, ma non è l'unico. Bisogna anche, per esempio, essere in grado di vedere il nome del candidato o della lista da contrassegnare con una croce e, ancor prima, di poter leggere, ascoltare e capire il contenuto dei programmi elettorali e delle proposte avanzate dalle varie forze politiche. Se poi vogliamo ragionare in senso più ampio, il processo incomincia ancora più lontano dal punto di vista socio-politico e culturale e cioè dal dovere di consentire e incentivare la partecipazione attiva delle persone con disabilità alla vita politica, al pari di tutti gli altri cittadini. Già altrove abbiamo potuto constatare l'attenzione e la premura – sono ironica – dei rappresentanti italiani in parlamento nel rendere fruibili da tutti i contenuti e i programmi di partito o coalizione. Verba volant, facta manent. Basta anche solo ricordarci di quanto poco accessibili sono quei documenti per capire quanto ai nostri politici interessi veramente spendersi a nostro favore. Anche il resto d'Europa non è messo bene, però. Stando a quanto dichiarato dall'European Disability Forum, milioni di europei con disabilità sono ancora impossibilitati a votare e partecipare alle elezioni.

Non tutti si muovono, leggono, sentono, scrivono, elaborano i concetti allo stesso modo e soprattutto nella maniera in cui lo fa la maggioranza delle persone. Prenderne atto non è solo una questione di consapevolezza e di “apertura mentale”, ma principalmente un posizionamento e una scelta di campo precisi, le cui ricadute pragmatiche si vedono nel modo in cui chi ci governa rende possibile o meno a tutti la partecipazione alla vita sociale e politica del Paese. Garantire a ciascuno questa possibilità o non farlo, indipendentemente dalle caratteristiche individuali, ci dà la misura di quanto uno Stato considera le diversità un potenziale per l'intera comunità. Ciò significa che purtroppo, tanto in Italia quanto in Europa, non ci siamo ancora. Non è nemmeno una questione di mancanza di strumenti, quelli ci sono. Il sito dello European Disability Forum dedica un'intera sezione alle istruzioni da seguire per rendere accessibile una campagna elettorale. Il materiale è completo e di grande utilità, il problema è che nessuno “se lo fila”, per dirla con un linguaggio pop. In altre parole, gli accorgimenti pratici e operativi per garantire a tutti l'esercizio del diritto di voto sono già disponibili, ma gli Stati membri non li stanno adottando efficacemente (su questi temi il Gruppo di studio sui diritti delle persone con disabilità del Cese, organo consultivo della Commissione europea, ha promosso un'audizione pubblica prevista a Bruxelles il 6 febbraio).

UNA MINORANZA DI CUI NON SI RICONOSCONO LE POTENZIALITÀ

Noi persone con disabilità siamo ancora una minoranza di cui si fatica a riconoscere le potenzialità. Pochi ci considerano una forza in grado di offrire il suo contributo per migliorare la società civile, ma questo non deve scoraggiarci, altrimenti faremo il gioco di chi ci crede e ci vuole innocui e passivi. Bisogna far sentire la nostra voce. Può sembrare una frase retorica: di fronte alle scelte politiche di una nazione o addirittura di una congregazione di Stati come si fa a non sentirsi piccoli e impotenti come formiche? E invece no, non cadiamo in questo errore. In quanto cittadini ed elettori il nostro potere è grande. Come prima cosa, penso sia importante essere consapevoli e informati sui nostri diritti relativamente alla possibilità di votare. E poi non sottovalutiamo l'importanza di tante piccole azioni quotidiane che, se compiute da molti, sono in grado di produrre risultati soddisfacenti. Per esempio, che ne dite di aderire alla petizione “Elezioni europee per tutti”, promossa dallo European Disability Forum e disponibile a questo link? È un contributo alla portata di tutti: bastano pochi minuti per compilare il format e spedirlo ma questo semplice gesto potrebbe rivelarsi molto utile. Non mi resta che augurare buon voto a tutti.

26 Gennaio Gen 2019 1412 26 gennaio 2019
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