Venezuela
Venezuela nel caos
Venezuela Guaido Maduro

Merkel, Macron e Sanchez pronti a riconoscere Guaidó

Ultimatum di Germania, Francia e Spagna a Maduro: «Elezioni entro otto giorni o il leader dell'opposizione per noi è il presidente del Venezuela». All'Onu la Russia attacca gli Usa: «Golpe americano».

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I big europei e gli Stati Uniti sono pronti a scaricarlo. Mentre la Russia lo difende gridando al golpe orchestrato dall'America. E l'Italia tergiversa. È risiko mondiale su Nicolas Maduro, presidente del Venezuela finito nel caos politico dopo che il leader dell'opposizione e presidente del parlamento Juan Guaidó ha assunto le funzioni dell'esecutivo. In quali e quanti schieramenti si è diviso il mondo? Il capo dell'Eliseo Emmanuel Macron non sembra avere dubbi sulla posizione da prendere: «Se non saranno annunciate elezioni entro otto giorni, saremo pronti a riconoscere Guaidó come "presidente in carica" del Venezuela per avviare un processo politico». Lo ha scritto in un tweet, in francese e in spagnolo, la mattina del 26 gennaio. «Il popolo venezuelano deve poter decidere liberamente il suo futuro. A questo stiamo lavorando fra partner europei», ha concluso. Ultimatum condiviso anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal premier spagnolo Pedro Sanchez.

SCONTRO FRA USA E RUSSIA ALL'ONU

Francia e Germania hanno ribadito le loro posizioni pure durante la seduta d'emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite alla quale hanno preso parte il ministro degli Esteri venezuelano, Jorge Arreaza e il segretario di Stato americano, Mike Pompeo che riferendosi ai cittadini statunitensi nel Paese sull'orlo della guerra civile ha dichiarato: «Nessuno metta alla prova la nostra determinazione nel proteggerli». L'America dunque sta «con il popolo venezuelano e chiede che in Venezuela si svolgano libere elezioni il prima possibile», ha detto Pompeo. Sulla stessa linea Regno Unito e Polonia, mentre la Russia ha accusato gli Usa di essere artefici di un «tentativo di golpe» nei confronti di Maduro.

Non si è fatta attendere la reazione di Guaidó che, in tre diversi tweet, ha ringraziato i leader di Germania, Francia e Spagna per il loro «impegno nei confronti del popolo venezuelano nella nostra lotta per una nazione libera e democratica». Per poi aggiungere che «l'Unione europea ha ancora compiuto progressi per il pieno riconoscimento e il sostegno della nostra lotta legittima e costituzionale».

MADURO: «SCONFIGGEREMO IL GOLPE AMERICANO»

Maduro ha invece assicurato, sempre via Twitter, che «non riposeremo fino a quando non avremo sconfitto il colpo di Stato con cui si pretende di interferire nella vita politica del Venezuela, mettere da parte la nostra sovranità e instaurare un governo fantoccio dell'Impero statunitense».

IL GOVERNO GIALLOVERDE NON SA COSA FARE

Diversa, al momento, la posizione dell'Italia che auspica una soluzione democratica senza però schierarsi ufficialmente né con Guaidó né con Maduro. Il punto di vista di Matteo Salvini era già chiaro dal 24 gennaio quando in un tweet aveva attaccato apertamente il secondo: «Prima se ne va, meglio è», ha scritto.

Allo stato delle cose ogni decisione del governo potrebbe compromettere l'incolumità dei nostri connazionali

Il sottosegretario leghista agli Affari esteri Guglielmo Picchi

Il sottosegretario leghista agli Affari esteri Guglielmo Picchi ha dichiarato che il Paese non può esporsi fino a quando gli equilibri politici a Caracas non saranno definiti. «Allo stato delle cose ogni nostra decisione potrebbe compromettere l'incolumità dei nostri connazionali», ha spiegato a La Stampa. Infine ci sono i 5 stelle, che non hanno ancora trovato un compromesso tra le varie posizioni. Nel frattempo Guaidó in un'intervista sempre sul quotidiano torinese si è rivolto proprio a Roma: «Abbiamo bisogno del loro appoggio», ha detto riferendosi anche all'Unione europea (dove può contare sul sostegno di Antonio Tajani e Donald Tusk).

MOGHERINI: «LA POSIZIONE DELL'UE CONCORDATA CON CONTE»

L'Alto rappresentante Federica Mogherini, come riportato da un suo portavoce, «ha coordinato la posizione Ue» sul Venezuela «con contatti, tra gli altri, con il premier italiano Giuseppe Conte». I contatti a tutto campo con i partner, dalla Santa Sede a Cuba, continuano e la Mogherini è pronta a sentire anche Messico, Uruguay, Ecuador e Bolivia. Proprio Conte su Facebook ha scritto: «L'Italia sta seguendo con costante attenzione la situazione in Venezuela. Auspichiamo la necessità di una riconciliazione nazionale e di un processo politico che si svolga in modo ordinato e che consenta al popolo venezuelano di arrivare quanto prima a esercitare libere scelte democratiche. L'Italia sta con il popolo venezuelano e auspica per esso migliori condizioni di vita politica, sociale ed economica».

Federica Mogherini.
GETTY

TAJANI: «VERGOGNOSO SILENZIO ITALIANO»

Proprio il presidente del parlamento europeo e vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani ha scritto in un tweet: «Spagna, Francia e Germania hanno preso una posizione chiara e dura contro il dittatore Nicolas Maduro. L'Italia tace. È una vergogna rimanere in silenzio e non avere il coraggio di scegliere di stare dalla parte di Guaidó». Salvini dal canto suo ha dichiarato: «Maduro sta piegando con la violenza e con la fame un popolo. Lo dico perché ci sono anche tanti italiani in Venezuela che stanno soffrendo, quindi spero che anche il governo italiano abbandoni ogni prudenza e sostenga il diritto a libere elezioni, alla democrazia».

MOAVERO: «CI RICONOSCIAMO NELLA POSIZIONE DELL'UE»

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha sposato la linea europea: «Ci riconosciamo pienamente nella dichiarazione comune che gli Stati membri dell'Ue hanno diffuso oggi sulla situazione in Venezuela, alla redazione della quale abbiamo partecipato. Chiediamo una vera riconciliazione nazionale e iniziative costruttive che scongiurino sviluppi gravi e negativi, assicurino il rispetto dei diritti fondamentali e consentano un rapido ritorno alla legittimità democratica, garantita da nuove elezioni libere e trasparenti». Non tutti alla Farnesina la pensano proprio alla stessa maniera, visto che il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5s) ha scritto su Twitter: «Tra interventismo statunitense, freno tout court della Russia e inutili ultimatum Ue, l'Italia offre di mediare tra Maduro e opposizioni per una transizione politica verso nuove elezioni in Venezuela, nei tempi e nei modi più adatti. Gli ultimatum compattano solo il potere».

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi.
ANSA

DI BATTISTA: «L'ULTIMATUM UE È UNA STRONZATA»

Alessandro Di Battista però non pare entusiasta della linea leghista: «Firmare l'ultimatum Ue al Venezuela è una stronzata megagalattica. È lo stesso identico schema che si è avuto anni fa con la Libia e con Gheddafi. Identico. Qua non si tratta di difendere Maduro. Si tratta di evitare un'escalation di violenza addirittura peggiore di quella che il Venezuela vive ormai da anni. E mi meraviglio di Salvini che fa il sovranista a parole ma poi avalla, come un Macron o un Saviano qualsiasi, una linea ridicola».

Firmare l'ultimatum UE al Venezuela è una stronzata megagalattica. E' lo stesso identico schema che si è avuto anni fa...

Geplaatst door Alessandro Di Battista op Zaterdag 26 januari 2019

E Salvini gli ha risposto con un tweet: «Di Battista ignora e parla a vanvera, non solo milioni di venezuelani, ma anche migliaia di italiani soffrono da anni la fame e la paura imposti dal regime di sinistra di Maduro. Prima tornano diritti, benessere e libertà in Venezuela, meglio sarà per il popolo».

LA RISPOSTA DI MADURO: «NESSUNO PUÒ DARCI ULTIMATUM»

24 ore dopo l'ultimatum dell'Ue è arrivata la replica del presidente venezuelano Nicolas Maduro: «Si comportano con arroganza. Nessuno può darci un ultimatum. Se vogliono andarsene dal Venezuela, se ne vadano», ha detto Maduro in un'intervista alla Cnn Turk ripresa dai media internazionali. «Il Venezuela non è collegato all'Europa. Questa è arroganza», ha ribadito. «Le elite europee non riflettono l'opinione dei popoli europei».

Aggiornato il 27 gennaio 2019 26 Gennaio Gen 2019 1516 26 gennaio 2019
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