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Come Trump vuole sfruttare la Brexit a favore del commercio Usa

Il sogno del presidente Usa è una nuova special relationship con Londra. E un'intesa per il 2020. May l'ha resa quasi impossibile. Ma il tycoon fa ancora il tifo per il divorzio caotico.

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Che ne sarà della "special relationship” tra Washington e Londra? La recente bocciatura del progetto di Brexit, proposto da Theresa May, potrebbe avere delle ripercussioni sull'amministrazione Trump. Non è un mistero che il presidente americano abbia spesso cercato di spingere la premier britannica ad assumere un atteggiamento duro nei confronti di Bruxelles. Addirittura, l'estate scorsa, il magnate le avrebbe consigliato di fare causa all'Unione Europea, evitando dunque ogni tipo di divorzio morbido. Del resto, la posizione del miliardario a riguardo è risultata dettata da una serie di ragioni ben precise. Innanzitutto, a livello generale, è noto che Trump abbia sempre avversato il multilateralismo: un elemento che lo ha portato a privilegiare approcci negoziali di tipo bilaterale sia sotto il profilo commerciale che geopolitico. In questo senso, si spiega per esempio lo scetticismo e il fastidio mostrati dal presidente verso i vertici del G7 e – in particolare – verso Bruxelles che, notoriamente, ha fatto del multilateralismo la cifra essenziale delle proprie relazioni internazionali. Ecco: il sostegno a una Brexit dura e decisa ha sempre rappresentato per Trump uno strumento fondamentale per cercare (non senza un certo successo) di scardinare l’Unione Europea dal suo stesso interno.

Inoltre, è abbastanza chiaro che, con questa strategia, il presidente americano voglia rinsaldare i suoi legami geopolitici con Londra, con l'obiettivo di danneggiare la Germania e – secondariamente – forse anche la Francia. Secondo il consigliere al Commercio di Trump, Peter Navarro, Berlino rappresenta infatti uno dei principali avversari degli Stati Uniti, dal momento che attuerebbe una concorrenza sleale ai danni di Washington (soprattutto nel settore automobilistico). Per quanto riguarda Parigi, invece, è risaputo che – dopo quella che sembrava un'iniziale intesa tra Trump ed Emmanuel Macron – i rapporti tra i due si sono progressivamente raffreddati. Del resto, i dossier che vedono divisi Casa Bianca ed Eliseo sono molteplici: dal clima all'Iran, passando per il protezionismo economico. In questo senso, il magnate newyorchese ha seguito una precisa strategia: introdurre divisione tra gli Stati europei, privilegiando intese bilaterali. Una strategia che, non a caso, sta cercando di portare avanti con l'Italia e – per l'appunto – con la Gran Bretagna.

TRUMP SOGNAVA UN ACCORDO COMMERCIALE ENTRO IL 2020

La hard Brexit – agli occhi di Trump – ha poi un ulteriore obiettivo: quello di siglare un accordo commerciale con Londra. Un accordo che, secondo i beninformati, il presidente americano avrebbe voluto concludere entro le presidenziali del 2020, per usarlo come un trofeo nel corso della campagna elettorale, una scadenza impossibile da rispettare visto i tempi della Brexit e anche i punti interrogativi sulla futura relazione tra Bruxelles e Londra. Se infatti la Gran Bretagna alla fine optasse per rimanere all'interno dell'unione doganale, dovrebbe adeguarsi alla politica commerciale messa a punto da tutti gli altri membri. Per questa ragione, il magnate ha spesso criticato la proposta di divorzio avanzata da Theresa May, da lui giudicata troppo blanda perché non avrebbe garantito a Londra la libertà di manovra necessaria per stringere un'intesa commerciale separato con Washington. Una linea netta, ribadita recentemente dall’ambasciatore statunitense nel Regno Unito, Woody Johnson, secondo cui – una volta liberatasi di Bruxelles – Londra diventerebbe «il perfetto partner commerciale per gli Stati Uniti». Il think tank conservatore americano Heritage Foundation si colloca nella stessa scia, appoggiando lo scenario del "no deal". Secondo la fondazione, ciò permetterebbe al Regno Unito di conseguire una piena sovranità, che si tradurrebbe, ça va sans dire, nel rafforzare i rapporti commerciali con Washington.

Trump vorrebbe, insomma, inaugurare una nuova special relationship tra lo Zio Sam e la Gran Bretagna, in questo caso rimanendo fedele alla tradizione politica americana. Basti ricordare i rapporti strettissimi che caratterizzarono Bill Clinton (prima) e George W. Bush (dopo) con l'allora premier britannico Tony Blair e che rispettivamente segnarono una nuova fase politica del centrosinistra globale e una nuova stagione di spregiudicati interventi militari in Medio Oriente. O ancora la fortissima vicinanza tra Ronald Reagan e Margaret Thatcher negli Anni '80 che cambiò per sempre la politica fiscale e gli equilibri economici tra capitale e lavoro a livello mondiale. Il punto è adesso capire che cosa comporterà la bocciatura rimediata dalla May per Trump. Se da una parte il fallimento di una soft Brexit non può che piacere alla Casa Bianca, è altrettanto vero che la situazione appare al momento troppo incerta per poter effettuare qualsiasi previsione. La fase di stallo che si è aperta potrebbe portare a nuove lungaggini negoziali, e in ogni caso anche se i tempi fossero rispettati per almeno due anni, durante il periodo di transizione che è fissato almeno fino al 2021, il Regno Unito non potrebbe firmare alcuna intesa commerciale. La sola possibilità che ha Trump di vedere realizzato il suo sogno è che il caos politico di Ltondra la trascini in una separazione dall'Ue disordinata che può avere gli effetti peggiori per l'economia ma anche lasciare le mani libere ai britannici sul fronte del commercio. Che tutto questo avvenga entro le elezioni Usa è assai improbabile. Ma intanto anche solo l'ipotesi di un nuovo referendum, anche questa di difficile realizzazione, non viene troppo apprezzata dalle parti della Casa Bianca.

L'IPOTESI PEGGIORE PER TRUMP: UN LABURISTA A DOWNING STREET

Per di più nonostante sia sopravvissuta al voto di fiducia, la poltrona di May appare non poco traballante. Ragion per cui, non è escludibile una sua prossima uscita di scena. Ipotesi, questa, foriera di ulteriore incertezza. Per quanto i rapporti tra Trump e la premier britannica si siano rivelati spesso altalenanti, non è chiaro che cosa potrebbe accadere in caso di cambiamenti a Downing Street. Va da sé che il magnate preferirebbe un governo Tory guidato da un sostenitore della "hard Brexit". Ma non è detto che questo accada e non si può accantonare l'ipotesi di Jeremy Corbyn a Downing Street, cioè di un leader laburista che lo scorso agosto ha criticato l'ipotesi di un'intesa commerciale separata con gli Usa e che ora ha aperto all'idea di ripetere la consultazione sul divorzio dall'Unione. E tuttavia sarebbe sbagliato considerare la possibile coppia solo attraverso il filtro delle differenze ideologiche e pensare che queste possano impedire negoziati tra i due. Come ha dichiarato l’analista dell’Ispi Antonio Villafranca a Lettera43.it, Trump è un presidente che «guarda a interessi immediati e concreti», mettendo in secondo piano i conflitti ideali. A favorire un dialogo, peraltro, ci sarebbe anche il comune spirito «anti establishment». Ma un loro incontro da leader di Stato e di governo è solo una delle tante ipotesi, in un panorama in cui tutti gli scenari sono possibili. E dove il futuro della special relationship resta avvolto nella nebbia.

27 Gennaio Gen 2019 1800 27 gennaio 2019
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