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28 Gennaio Gen 2019 1258 28 gennaio 2019

Cécile Kyenge: «Salirò sulla Sea Watch, non mi fermerà nulla»

Il blocco della Capitaneria non frena l'europarlamentare Pd che invita alla resistenza civile: «Serve una risposta forte. Si sta scrivendo una pagina triste nella storia della democrazia». 

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Cécile Kyenge è in viaggio verso Siracusa. Ha intenzione di raggiungere la nave Sea Watch, da giorni ferma in attesa di un approdo che il governo italiano non vuole concedere ai suoi 47 "passeggeri", malgrado le pessime condizioni in cui versano molti di loro. Seguirà l'esempio dei tre parlamentari - Nicola Fratoianni, Riccardo Magi e Stefania Prestigiacomo - che a bordo di un gommone sono riusciti a raggiungere l'imbarcazione con un blitz improvvisato al quale la Capitaneria di porto ha risposto con la chiusura, poi oggetto di deroga, del tratto di mare che circonda la nave. Ancor prima della parziale retromarcia, la staffetta pensata dal Pd sembrava già morta sul nascere, ma l'europarlamentare dem ed ex ministro all'Integrazione del governo Letta è chiara. «Non mi fermerà niente», dice a Lettera43.it, poco prima di imbarcarsi per l'Italia. «Credo ci sia bisogno di dare un segnale molto forte».

Cécile Kyenge, europarlamentare Pd, è stata ministro per l'Integrazione nel governo Letta.

DOMANDA. Onorevole Kyenge, nessun ripensamento dopo il blocco del tratto di mare imposto dalla Capitaneria di porto?
RISPOSTA.
Nessuno. Si sta scrivendo una pagina molto triste nella storia della democrazia, per quanto riguarda l'Italia e il rispetto dei diritti fondamentali. Quando si parla di democrazia non è possibile accantonare il rispetto dei diritti umani.

Cosa pensa dell'ennesimo braccio di ferro di Matteo Salvini?
È solo un becero tentativo di propaganda sulla pelle delle persone. L'Italia è il primo Paese di approdo, non possiamo negare lo sbarco delle persone. Nemmeno se la responsabilità è condivisa con il resto d'Europa.

Crede che ancor prima che un problema di legalità si tratti di un problema di umanità?
L'impressione, o meglio la certezza, è che oggi si sia perso quel senso di rispetto che si aveva per la Costituzione e per le leggi.

Che percezione si ha dell'Italia all'estero?
​Il nostro è sempre stato un Paese che ha dimostrato un coraggio enorme. Nel 2013 ha saputo rispondere con Mare Nostrum per salvare le vite umane prima di tutto il resto, in linea con i valori che contraddistinguono la nostra storia.

Oggi la situzione è diversa?
La situazione è la stessa. Di fronte ai morti che continuano ad aumentare la risposta è proprio la negazione dei principi di solidarietà e di accoglienza. Si chiudono i porti e le frontiere, il contrario di ciò che ci ha fatto camminare in Europa a testa alta.

La gestione delle emegenze però non può essere solo appannaggio dell'Italia.
Gli altri Stati non ci hanno aiutato, ma questo nel 2013 non ci aveva impedito di dare una risposta ambiziosa, che ci faceva sentire orgogliosi di essere italiani. Ora, invece, c'è da vergognarsi. Anche se in passato non siamo stati sostenuti, è nostro dovere richiamare l'Unione agli strumenti e ai percorsi legiferati dai trattati che abbiamo sottoscritto, come l'art. 2 del trattato dell'Ue, che parla di pluralismo, uguaglianza e rispetto dello stato di diritto.

Esiste, in questa circostanza, un problema di diritto?
Queste persone sono sul territorio italiano, si trovano in acque italiane. Il governo non sta agendo nel rispetto della legge.

L'opposizione non ha fatto abbastanza?
Non è un compito che riguarda solo l'opposizione. Bisogna parlare a tutti i cittadini. Molte volte noi interveniamo solo quando ci sono delle azioni vergognose ed eclatanti come questa. Ma servono ogni giorno azioni di resistenza. È questo che dobbiamo mettere in atto: una sorta di resistenza civile, dentro e fuori le istituzioni.

Ma la risposta che la politica può dare quale è?
È quella contenuta nel patto globale per le migrazioni e per il rifugiato firmato a Marrakech: un approccio per una migrazione regolare e sicura. Non sono patti vincolanti, ma sono linee guida. Il Movimento 5 stelle era dalla nostra parte. Ora tace e acconsente.

Il primo blitz sulla Sea Watch è stato organizzato da tre politici con idee politiche diverse tra loro. Cosa significa?
Si tratta dell'interazione, del dialogo e della collaborazione tra forze politiche diverse. Anche chi non appartiene a formazioni di sinistra si è reso contro che siamo di fronte a una prova di forza sulla pelle delle persone. I ministri non possono utilizzarla come strumento di ricatto per le loro politiche, devono saper dialogare nelle sedi opportune altrimenti sono degli incapaci.

Di questo passo cosa può accadere?
Questa è l'anticamera alla disumanizzazione. Ci stiamo avvicinando velocemente. Il passo successivo è commettere altri crimini con la coscienza a posto. Abbiamo il dovere morale, come ha detto il presidente Sergio Mattarella, di combattere ogni focolaio di odio e di segregazione.

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