Venezuela
Venezuela nel caos
Venezuela Juan Guaido Presidente

Chi è il presidente autoproclamato del Venezuela Juan Guaidó

Giovane, populista, astro nascente di un partito i cui veri leader sono stati incarcerati. Ritratto del politico che può trainare lo Stato sudamericano fuori dalle secche. Così perfetto da sembrare creato a tavolino.

  • ...

Guaidó, chi era costui? Se lo chiedono in molti, anche in America Latina, dopo che l’autoproclamato presidente del Venezuela - «ad interim» ribadisce lui, «finché non saranno organizzate nuove e vere elezioni» - è stato riconosciuto legittimo dal blocco occidentale. Per gli Stati Uniti, il Canada, l’Ue, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, la Svezia e altri governi europei (l’Italia è in bilico), oltre che per diversi Paesi sudamericani, il capo del parlamento (esautorato) di Caracas, Juan Guaidó, è l’interlocutore che soppianta l'inamovibile e autoritario capo di Stato Nicolas Maduro. La scelta di campo riflette il disconoscimento da parte dei medesimi governi, e della maggioranza nell’Onu, delle ultime Presidenziali del 2018 e della successiva autoconferma di Maduro a presidente del Venezuela, nel gennaio del 2019.

L'UOMO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO

Ma il nuovo corso è un salto nel buio. Pure Guaidó è salito al potere in modo antidemocratico e dal nulla, durante gli ultimi scontri di piazza con almeno 14 morti e decine di feriti e grazie a una probabile regia americana. Si spera evidentemente di sbloccare la paralisi che dal 2013, sotto Maduro, ha portato il Venezuela alla fame e alla catastrofe economica. Di certo, come altri leader contemporanei, Guaidó è l’uomo giusto al momento giusto, per quanto sbucato in un contesto molto più critico che non, per esempio, Giuseppe Conte in Italia o Donald Trump negli Usa. Come Emmanuel Macron in Francia e l'ex premier Matteo Renzi (e prima di lui Enrico Letta), ma anche come i vicepremier Di Maio o Matteo Salvini, Guaidó è giovane, addirittura 35 anni. Un volto nuovo e spendibile per la promessa di discontinuità e rinnovamento.

Proteste pro Maduro.

L'AUTOPARAGONE CON SIMON BOLIVAR

Guaidó ha anche una fronte impronta populista, il che di questi tempi non guasta affatto. Eletto il 9 gennaio scorso a capo dell'Assemblea nazionale del Venezuela (soppiantata di fatto dall'Assemblea costituente istituita con un colpo di spugna da Maduro), Guaidó ha subito scaldato le folle, autoeleggendosi presidente pro tempore con in mano un libro su Simon Bolivar. Il condottiero – e poi dittatore – che liberò l'America Latina dai dominatori è un passpartout buono per tutti: anche Hugo Chavez ribattezzò il Venezuela “repubblica bolivariana”, al lancio delle riforme socialiste che avrebbero sganciato il Paese dall'orbita neoliberista delle multinazionali degli ultimi sfruttatori anglosassoni. Ma poi pure Chavez si tramutò in caudillo e il suo terribile successore, Maduro, si è rivelato un repressore incapace.

DALLE RETROVIE DELL'OPPOSIZIONE

Guaidó si propone come il nuovo Bolivar, grida Sì, se puede! ricalcando lo slogan decotto di Barack Obama e dal giorno alla notte è diventato l'idolo di metà dei venezuelani. Naturale: fino allo scorso Capodanno era semisconosciuto anche in patria, ma chi protesta di più sono i giovani, con l'inflazione a un tasso dei 10 milioni% (più che nella Germania del 1929) la gente è disperata e d'altronde a capo del parlamento il partito Volontà popolare non poteva che piazzare una retrovia. I leader del movimento di opposizione, non l'unico in una contestazione dura ma frammentata in varie sigle, negli ultimi anni sono stati tutti o arrestati o allontanati dalla politica attiva da Maduro, che controlla l'apparato dell'intelligence e la magistratura.

I due veri leader di Volontà popolare, Capriles e Lopez, sono stati banditi dalla politica da Maduro

EREDE DI CAPRILES E LOPEZ

La vera anima di Volontà popolare, socialdemocratici ma antichavisti e neoliberisti (la terza via di Blair rigettata ora in Occidente ) sin dalla loro fondazione nel 2000 era Henrique Capriles, il candidato alle Presidenziali del 2012 e del 2013. Contro uno Chavez morente e, l'anno dopo, un Maduro ancora presentabile ma poco convincente come guida politica, Capriles diceva di ispirarsi a Lula e portò a casa un 44% e poi un pericoloso 49%. In seguito fu accusato di abusi di fondi quando era governatore dello Stato di Miranda e, dal 2017, fu bandito per 15 anni dall'attività politica. Anche il coleader di Volontà popolare, Leopoldo Lopez, altro astro nascente 40enne dell'opposizione, fu estromesso: condannato nel 2015 a quasi 14 anni di prigione per incitazione pubblica alla violenza, è agli arresti domiciliare dal 2017.

LA MACCHIA DI TRUMP E BOLSONARO

Anche Guaidó a gennaio è stato portato via da agenti dell'intelligence interna (Sebin). Ma rilasciato neanche un'ora dopo: la dinamica fa sostenere al giovane leader venezuelano che Maduro (attaccato ad agosto durante una parata) non ha più il controllo di tutti i ministri e di tutte le forze di sicurezza. Di Guaidó non si possono appurare, per forza di cose, le credenziali: la stampa di Caracas è controllata. All'esterno ha il sostegno di leader quali Justin Trudeau in Canada o dell'Ue, ma anche il forte appoggio di Trump e del neo presidente brasiliano Jair Bolosonaro, fascista (ha esaltato la vecchia dittatura militare) dichiarato. Si sa che ha militato da antichavista in un movimento studentesco e che ha perfezionato gli studi di ingegneria negli Usa. Dove di recente ha anche lavorato come ricercatore.

DUE PRESIDENTI PER IL VENEZUELA

Guaidó ha preso parte alle manifestazioni del 2017 (in Venezuela esplodono proteste dal 2015, da allora sono morte oltre 200 persone e sono migliaia i feriti e gli arrestati). Da deputato ha indagato contro la corruzione chiesto il congelamento dei conti di Maduro e del sua entourage. Ma l'attività parlamentare è nell'ombra dalla creazione di Maduro, sempre nel 2017, di un'Assemblea costituente alternativa, di contrasto ai «tentativi di golpe». Dopo il voto del 2018 non trasparente e non riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei governi stranieri (con Maduro restano i non allineati, la Russia e Cuba e i suoi satelliti, e il Messico e la Turchia anti-Trump), il governo Maduro è in assetto da guerra contro il «golpe del 2019». Guaidó è stato lanciato sulla scena internazionale da un suo commento pubblicato sul Washington Post. Sembra un fenomeno costruito a tavolino, ma per il Venezuela è forse l'unica alternativa.

28 Gennaio Gen 2019 1129 28 gennaio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso