Venezuela
Venezuela nel caos
Bond Venezuela Sanzioni Guaidò

Il lato economico della crisi del Venezuela

L'altalena dei bond, il braccio di ferro tra Guaidó e Maduro sul controllo dei fondi all'estero e sul petrolio, le sanzioni Usa. Perché il conflitto si deciderà anche a colpi di dollari. 

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Lo aveva fatto intravedere l'effetto Guaidó che aveva rivitalizzato i bond venezuelani nel momento in cui a Caracas era iniziato lo scontro istituzionale, e sembra confermato dalle ultime notizie: piuttosto che con le armi, la crisi del Venezuela sarà decisa a colpi di dollari.

IL BRACCIO DI FERRO SUL CONTROLLO DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE

Juan Guaidò ha infatti annunciato di aver preso il controllo dei fondi della petrolifera statale Pdvsa e della sua filiale Usa Citgo e di aver dato inizio a una «presa di controllo progressiva e ordinata» dei beni che lo Stato venezuelano possiede all'estero chiudendo così il rubinetto dal quale proviene più del 70% dei fondi di cui dispone il governo del Paese. Questi asset, ha dichiarato il presidente autoproclamato via Twitter, finiranno sotto il controllo del parlamento per impedire, ha spiegato, «che nella sua fase di uscita, non contento di aver rubato tutto quello che hanno rubato, l'usurpatore e la sua banda non decidano di raschiare il fondo del barile». Guaidó ha anche annunciato il rinnovo del consiglio di amministrazione di Pdvsa, dal 2017 in mano ai militari. Il presidente della Pdvsa è il generale della Guardia nazionale Manuel Quevedo, che assunse l’incarico senza alcuna esperienza nel settore promettendo di incrementare la produzione. Il risultato fu un calo nel giro di un anno di 650 mila barili al giorno, pari al 30%.

Non solo: Guaidò ha scritto anche al governo britannico e al governatore della Banca di Inghilterra, Mark Carney per bloccare il rimpatrio di circa 31 tonnellate di oro che il governo di Nicolás Maduro aveva depositato nella banca centrale di Londra.

LA STRETTA USA

Parallelamente gli Usa hanno annunciato il blocco di tutti i conti delle due compagnie petrolifere per «prevenire», ha detto il segretario del Tesoro Steven Mnuchin, «maggiori malversazioni dei fondi venezuelani da parte di Maduro». Il leader chavista ovviamente ha subito assicurato che «prenderà tutte le misure legali, tecniche e commerciali per difendere gli interessi» del suo Paese negli Stati Uniti, dopo l'annuncio da parte del dipartimento di Stato di sanzioni, definite «illegali e criminali». Ma la botta è devastante.

Il presidente autoproclamato del Venezuela Juan Guaidó.

L'ALTALENA DEI BOND VENEZUELANI

Il braccio di ferro tra Juan Guaidó e Nicolás Maduro ha all’improvviso fatto schizzare i bond venezuelani. Sia quelli del governo, sia quelli della Pdvsa. Il loro valore è arrivato ai massimi dal 2017, da quando cioè il governo di Caracas aveva iniziato a non pagare più gli interessi per i 50 miliardi di dollari di debito: qualcosa come 9 miliardi. Il 23 gennaio, il giorno in cui il presidente dell’Assemblea nazionale ha giurato come capo dello Stato, il bond venezuelano 2024 è salito di 4 centesimi, e il giorno dopo di 5. Secondo Bloomberg, in soli tre giorni si è registrato un aumento del 19,7% per gli otto bond di Pdvsa e dell’8% per i 15 bond sovrani. Un recupero che è otto volte la media dei mercati emergenti e che indica come gli investitori abbiano fiducia nel nuovo presidente autoproclamato, anche se secondo gli analisti nessuno si aspetta in realtà di recuperare più del 30-40% del valore investito. Perfino il bolivar si è ripreso. L'effetto Guaidò ha però avuto una durata limitata: quando i vertici militari hanno assicurato la loro fedeltà a Maduro, bond e valuta nazionale sono di nuovo calati in pochi minuti.

Nicolas Maduro con la moglie Cecilia Flores si affaccia dal palazzo di Miraflores a Caracas.

L'IPER-INFLAZIONE E LE INUTILI MISURE DI MADURO

Questo non è che l'ultimo dei paradossi di un Paese la cui una economia disastrata procede in modo inversamente proporzionale alle immense ricchezze potenziali. Da una parte ci sono riserve di petrolio che secondo l’Opec sarebbero le più importanti del mondo; dall’altro, si assiste a una iper-inflazione che dopo essere stata del 2616% nel 2017 a novembre 2018 è stata stimata a 1.300.000% e quest’anno potrebbe arrivare al livello record del 10.000.000%. Per fronteggiarla Maduro ha aumentato di sei volte il salario minimo nel corso del 2018, e di una settima a gennaio di quest'anno. Ma l’aumento dei prezzi si è rimangiato tutto in poche ore.

I NUMERI DELLA CRISI ECONOMICA E SOCIALE DEL PAESE

La Banca centrale venezuelana non pubblica stime ufficiali su Pil, prezzi e bilancia dei pagamenti dal 2015, ma il Fmi ha stimato una contrazione del Prodotto interno lordo del 16% nel 2016, del 14% nel 2017 e del 18% nel 2018. Stando a uno studio commissionato dall'Assemblea nazionale nel terzo trimestre 2018 il Pil è sceso addirittura del 29,8%, mentre tra il 2013 e il 2018 il calo è stato del 53%. Uno scenario che conferma l'allarme dell'associazione delle imprese, una sorta di Confindustria venezuelana: su 3.200 associati, ben 700 hanno chiuso i battenti a causa della crisi economica. A pagare il prezzo più alto della crisi come sempre è la popolazione. L'87% dei venezuelani vive in povertà. E il calo del peso per individuo è una cartina di tornasole efficace: nel 2016, è diminuito di 8 chili, di 11 nel 2017. Anche per fuggire dalla fame secondo l'Onu almeno 3 milioni di persone hanno lasciato il Paese. Ma secondo alcuni osservatori si tratta solo degli ultimi espatriati: considerando chi ha oltrepassato i confini negli ultimi anni si arriverebbe addirittura a 8,2 milioni di unità.

29 Gennaio Gen 2019 1644 29 gennaio 2019
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