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30 Gennaio Gen 2019 0859 30 gennaio 2019

Maduro ha aperto al negoziato con l'opposizione in Venezuela

Il presidente per la prima volta si è detto disponibile al dialogo e a nuove elezioni parlamentari. Escluse le presidenziali.

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Il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha aperto al negoziato con l'opposizione e si è detto disposto ad accettare elezioni parlamentari anticipate, ma ha escluso la possibilità di andare alle presidenziali. Maduro ha aperto anche alla possibile mediazione di Paesi terzi nella crisi venezuelana. «Sono pronto a sedermi al tavolo dei negoziati con l'opposizione per parlare per il bene del Venezuela, per il desiderio di pace e per il futuro», ha detto Maduro in un'intervista all'agenzia russa Ria Novosti.

Dall'altro lato della contrapposizione, il presidente del parlamento autoproclamatosi presidente, Juan Guaidò, ha convocato i suoi concittadini a partecipare il 30 gennaio a una «giornata di appoggio all'Assemblea Nazionale» in tutto il paese. In una serie di messaggi su Twitter, Guaidò ha chiesto ai venezuelani che, dovunque si trovino oggi dalle 12 alle 14 (dalle 17 alle 19 in Italia) escano per la strada con cartelli che esigano «la fine dell'usurpazione», cioè del governo di Maduro, l'instaurazione di un «governo di transizione» ed «elezioni libere».

«TRUMP HA DATO L'ORDINE DI UCCIDERMI»

Intanto in un'intervista con la Sputnik, agenzia governativa russa, il presidente Maduro ha dichiarato che Donald Trump ha ordinato di ucciderlo, aggiungendo che «ha detto al governo colombiano e alle mafie della oligarchia colombiana di uccidermi». «Se un giorno mi dovesse succedere qualcosa, i responsabili sarebbero Donald Trump e il presidente della Colombia, Ivan Duque», ha detto Maduro, sottolineando che «nel frattempo continuerò a proteggermi». Il presidente venezuelano ha aggiunto che «per fortuna abbiamo buoni sistemi di protezione, con ottimi consiglieri internazionali», ma non ha voluto rispondere a una domanda sulla presenza di contractor russi nel suo personale di sicurezza, come segnalato da alcuni media. «Non posso dirlo», ha risposto a una domanda su questa possibilità.

MADURO ELENCA GLI STATI CHE POTREBBERO MEDIARE

Parlando di una possibile mediazione internazionale, Maduro ha affermato che «ci sono diversi governi e organizzazioni nel mondo che hanno dimostrato la loro sincera preoccupazione per cosa avviene in Venezuela e hanno esortato al dialogo». Il presidente venezuelano si è detto favorevole a un intervento di altri Stati in tal senso e ha menzionato in particolare «i governi di Messico, Uruguay, Bolivia, Russia, Vaticano e alcuni governi europei». «Sto inviando loro delle lettere ufficiali perché possano sostenere il dialogo in Venezuela dove vogliono, quando vogliono e in qualsiasi forma vogliano», ha affermato Maduro.

MISURE RESTRITTIVE PER GUAIDÒ

Maikel Moreno, presidente del Tribunale supremo di giustizia (Tsj) ha proibito intanto di lasciare il Paese a Juan Guaidò, il presidente del parlamento che ha assunto ad interim i poteri dell'esecutivo, e gli ha congelato anche i beni, come richiesto dal procuratore generale Tarek William Saab. Nella sua richiesta al Tsj, Saab aveva spiegato che l'indagine della magistratura ha individuato in Guaidó il leader delle proteste che «hanno comportato gravi danni alle famiglie venezuelane». Moreno, in una dichiarazione letta alla tv pubblica, ha detto che le misure restrittive si manterranno finché durerà l'inchiesta della Procura.

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