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Chi è Benny Gantz, il generale che sfida Netanyahu

L'ex capo di Stato maggiore tra i più quotati per le elezioni del 9 aprile. Al grido di «Israele prima di tutto» cerca di attirare le destre. E i sondaggi lo premiano. 

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«Israele prima di tutto»: lo slogan dell'ex capo di Stato maggiore Benny Gantz, considerato il maggior contendente del premier Benjamin Netanyahu per le elezioni anticipato del 9 aprile prossimo, la dice lunga sulla sua fama di uomo di poche parole e di grandi fatti. Difficile non notare, tra l'altro, la somiglianza con il motto preferito di Donald Trump.

Nato il 9 giugno del 1959, ex attaché militare negli Usa, Gantz ha ricoperto la più alta carica dell'esercito israeliano (ora occupata da Aviv Kochavi) dal 14 febbraio 2011 al 16 febbraio 2015 con in mezzo due guerre con Hamas a Gaza. Da quando ha lasciato il prestigioso incarico, non sono stati pochi a tirarlo per la giacchetta nel tentativo di convincerlo a candidarsi. Benny (Benjamin, come Netanyahu) - noto anche per il suo carattere schivo - ha resistito a lungo, infine ha scelto: lo scorso dicembre ha annunciato la sua discesa in campo. In un batter d'occhio è diventato, insieme a Yair Lapid - il telegenico giornalista leader del partito centrista 'C'è futuro' - tra i più accreditati rivali del primo ministro ed i sondaggi lo premiano. Nello scarno video, viso sorridente ma non troppo e camicia aperta sul collo come i vecchi leader di Israele a cominciare da Ben Gurion, ha annunciato il suo programma elettorale. «Per me», ha detto, «Israele viene prima di tutto. Unisciti a me e insieme percorreremo nuove strade. Perché abbiamo bisogno di qualcosa di diverso e insieme faremo qualcosa di differente». I video della sua campagna elettorale, in cui vengono snocciolati numeri sui terroristi uccisi in Palestina, non lasciano molti dubbi sulla linea dura che Gantz intende adottare.

Un messaggio preciso, rivolto dal centro alla vecchia destra moderata e agli elettori sbandati dei partiti di centrosinistra sempre più divisi. Non a caso il suo partito si chiama “Resilienza di Israele”: una sorta di richiamo ad un'etica che - come è stata interpretata - vuole prescindere dalla stretta pratica della politica e punta ad una rinascita dei valori fondanti di Israele. E non è neanche un caso che la prima uscita politica di Gantz sia stata contro la legge feticcio di Netanyahu: quella su Israele 'Stato Nazione del popolo ebraico', accusata di comprimere le minoranze del Paese. Ai cittadini drusi israeliani che manifestavano sotto casa sua contro la legge, approvata lo scorso luglio, Gantz ha promesso che farà di tutto in suo potere «per correggerla». «Lo faremo insieme», ha poi aggiunto rivolto ai manifestanti. I sondaggi per ora sono incoraggianti per l'ex generale, ultimo di una serie di militari scesi in politica: da Sharon a Yitzhak Rabin e Ehud Barak. Il suo partito avrebbe 19 seggi su 120 disponibili alla Knesset. E se anche il Likud, il partito di Netanyahu, ne conta 29, in fatto di popolarità Gantz è spalla a spalla con il premier: 38% per l'ex generale, 41% per il capo del governo.

Yitzhak Rabin nel 1967.

Come già in altre elezioni passate, torna ad emergere il fascino della divisa, del vecchio capo di Stato maggiore che si rimbocca le maniche per forgiare la società del proprio Paese a beneficio delle nuove generazioni. Dei sette personaggi in cerca in queste elezioni di una linea politica comune, quattro hanno indossato la divisa da capo di Stato maggiore: oltre a Gantz, figurano Ehud Barak (ex laburista), Moshe Yaalon (ex Likud), Gaby Ashkenazi (indipendente). A loro fianco sono inclusi Tzipi Livni, Avi Gabbai (laburista) e il centrista Yair Lapid. Alto, carismatico, dalla capigliatura argentata e dalla voce soffice, Gantz ha probabilmente l'aspetto del leader politico, anche se finora non ha espresso una visione politica coerente. Ma già in passato la carriera militare è servita da trampolino di lancio per i generali: Rabin, Sharon e Ehud Barak arrivarono ai vertici politici, mentre diversi altri fallirono del tutto l'obiettivo. In un Paese che deve misurasi con continue tensioni militari non sorprende l'interesse popolare che circonda i generali più importanti.

30 Gennaio Gen 2019 1739 30 gennaio 2019
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