Caritas Lombardia Decreto Sicurezza Migranti

Come le Caritas della Lombardia hanno disobbedito a Salvini

Il decreto Sicurezza disatteso dagli organismi ecclesiali. I migranti ospiti dei centri resteranno a spese loro. Evitando il doppio problema innescato dall'abrogazione della protezione umanitaria.

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Se in Italia i primi a schierarsi contro il decreto Sicurezza sono stati i sindaci, l'iniziativa più concreta messa finora in atto porta la firma delle Caritas della Lombardia. Contrariamente a quanto previsto dalla legge entrata in vigore il 4 dicembre 2018, gli organismi delle diocesi lombarde hanno promesso che non allontaneranno dai centri di accoglienza che gestiscono i migranti che ne perderanno il diritto, in applicazione del cosiddetto decreto Salvini che, tra le altre cose, ha abolito la protezione umanitaria. Gli ospiti, dunque, rimarranno nei centri, a totale carico degli organismi ecclesiali.

SONO CIRCA 500 LE PERSONE CHE RISCHIAVANO L'ALLONTANAMENTO

Un esborso economico consistente, del quale è prevista una prima stima il 31 gennaio, necessario a impedire che circa 500 persone si trovino di punto in bianco in mezzo a una strada. Una prima applicazione della "disobbedienza civile" da parte delle Caritas della Lombardia è andata in scena nel Lecchese, dove una prefettura «fin troppo solerte», ha spiegato a Lettera43.it il direttore della Caritas ambrosiana e delegato per la Caritas della Lombardia Luciano Guazetti, ha immediatamente chiesto alla cooperativa Arcobaleno, responsabile della gestione di un Centro di accoglienza straordinaria e di numerosi appartamenti inclusi nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) di escludere dal sistema di accoglienza prefettizio i suoi quattro ospiti.

UNA DOPPIA PROBLEMATICA DALL'ABROGAZIONE DELLA PROTEZIONE UMANITARIA

«Si tratta di ragazzi provenienti dall'Africa subsahariana, tra cui due donne nigeriane», ricostruisce uno dei responsabili della cooperativa interpellato da Lettera43.it. «Persone che si trovano da anni in Italia e di cui il decreto Sicurezza decide di disfarsi senza trovare per loro alcuna alternativa». Il tema è duplice, perché se da un lato si interrompe il percorso d'integrazione intrapreso non senza difficoltà da entrambe le parti, dall'altro il rischio è quello di creare una problema alla comunità, lasciando persone il più delle volte alle prese con problemi di natura psicologica senza la dovuta assistenza. «La legge non fa eccezioni e non guarda in faccia a nessuno», spiega Renato Ferrario della coop Arcbaleno. «Per questo abbiamo deciso di continuare a mantenere a spese nostre queste persone, comunicandolo alla prefettura. Nel nostro caso sono poche e lo sforzo economico è tutto sommato sostenibile, ma non è così ovunque».

Un'altra criticità contenuta nel decreto è attribuibile alla progressiva marginalizzazione dello Sprar, che sarà limitato solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati, finendo pure col cambiare nome. «Lavoriamo da 15 anni sul territorio nel tentativo di privilegiare l'integrazione e l'accoglienza diffusa a quella straordinaria», dice Ferrario. «È per questo che la maggior parte delle persone di cui ci occupiamo è entrata a far parte del sistema di protezione assistita. Ora però, col decreto, questa tipologia sarà sempre più ridotta. Noi restiamo convinti che sia necessario diminuire i Cas e ampliare lo Sprar».

CONTINUITÀ DEI PERCORSI DI INTEGRAZIONE

Gualzetti, nel ribadire la contrarietà a un decreto che non esita a definire dai capitolati «spaventosi», ha ribadito che se le Caritas diocesane parteciperanno alle nuove convezioni con le prefetture, continueranno in ogni caso a garantire, sempre a proprie spese, i percorsi di integrazione avviati, come corsi professionali e tirocini in azienda. «Rispettiamo le istituzioni e collaboriamo lealmente con loro», è il pensiero del direttore della Caritas ambrosiana, «ma in questo caso la nostra coscienza ci impone di andare oltre quanto previsto dallo Stato, per il bene dei nostri ospiti, ma anche delle comunità che li accolgono, che si troverebbero a fare i conti con migranti abbandonati a loro stessi e quindi facile preda dei circuiti irregolari, dentro i quali si annida di tutto».

OLTRE 3 MILA OSPITI DEI CAS IN LOMBARDIA

Sui quasi 27 mila ospiti complessivi accolti in Lombardia, attualmente sono 4.514 i migranti presenti nelle strutture delle 10 diocesi lombarde. Di questi 3.129 si trovano nei Centri di accoglienza straordinaria gestiti in convezione con le prefetture, 847 negli Sprar dei Comuni, 163 nel centri per minori stranieri non accompagnati. Oltre la metà, 2.293, sono presenti nella rete di accoglienza diffusa della diocesi di Milano. 1.204 nella diocesi di Bergamo. Il resto nelle diocesi di Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Vigevano. Come detto, la previsione della Caritas è che siano almeno 500 gli ospiti che beneficeranno della scelta degli organismi ecclesiali e che, diversamente, secondo il nuovo provvedimento del governo tradotto nella legge 132/18, sarebbero usciti dal sistema di protezione.

31 Gennaio Gen 2019 0800 31 gennaio 2019
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