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Venezuela nel caos
Crisi Venezuela Guaido Maduro
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31 Gennaio Gen 2019 1650 31 gennaio 2019

Quattro scenari per la crisi del Venezuela

Un governo ad interim guidato da Guaidó. Un negoziato con Maduro. Una Giunta militare. Lo stallo. Come potrebbe evolversi il caos in cui si trova il Paese sudamericano. 

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Sono ore cruciali per il destino del Venezuela, spaccato a metà e con due presidente: fino a poche ore fa nessuno dei due sembrava intenzionato a retrocedere di un solo passo. Poi, di fronte alle pressioni internazionali, Nicolàs Maduro ha aperto parzialmente a elezioni politiche anticipate come «soluzione» della crisi «attraverso il voto popolare», ma ha respinto l’ultimatum europeo (di Spagna, Francia, Regno Unito e Germania) e l’eventualità di dimissioni con successive consultazioni presidenziali. Dal canto suo il presidente autoproclamato Juan Guaidó ha rifiutato il «falso dialogo» proposto dal leader chavista. Una negoziazione tra le parti, dunque, sembra al momento esclusa. La tensione resta alta. nella serata di giovedì 31 gennaio il leader dell'opposizione ha interrotto un intervento all'Università di Caracas dichiarando che i Faes, l'unità d'élite della polizia venezuelana, si trovavano in casa sua per cercare la moglie, Fabiana Rosales. Ulteriore prova che le forze dell'ordine e l'esercito continuano a essere il vero ago della bilancia: finora i militari hanno giurato fedeltà a Maduro, ma se dovessero abbandonarlo potrebbe aprirsi la strada di un governo militare. È uno dei possibili scenari che si prospettano al momento, insieme a quello di un esecutivo ad interim guidato da Guaidó, di una trattativa (con la mediazione internazionale) o di una situazione di stallo destinata a prolungarsi, con conseguenze drammatiche per la popolazione. Ecco i quattro possibili scenari.

1. UN GOVERNO DI TRANSIZIONE GUIDATO DA GUAIDÓ

Il presidente dell’Assemblea nazionale e leader dell'opposizione gode dell'appoggio di Usa, Canada e buona parte dei Paesi sudamericani, e si dice pronto a dialogare con Maduro, ma «solo per negoziare l'uscita dalla dittatura». In queste ore sta alzando il livello della tensione. Guaidó ha chiamato in piazza i venezuelani con lo scopo di indebolire l’avversario. Ma il vero obiettivo sarebbero i militari, finora fedeli al leader chavista. A loro ha offerto l’amnistia che li salverebbe dalle accuse di violazione dei diritti umani, corruzione, traffico di stupefacenti mosse dagli Usa a molti di loro. Proposta che è stata rifiutata. Come spiegato dal Global Post, solo con il loro appoggio Guaidó potrebbe diventare il nuovo capo dell'esecutivo a tutti gli effetti.

Intanto il presidente autoproclamato ha enfatizzato il successo delle manifestazioni organizzate in 5 mila località del Paese da parte di cittadini che hanno risposto al suo appello contro il governo, ringraziandoli per «la Resistenza». Guaidó ha anche riferito di un colloquio telefonico avuto con il presidente statunitense Donald Trump che ha dato, ha detto il presidente dell'Assemblea nazionale, «pieno sostegno al nostro lavoro democratico e riconoscimento alla nostra presidenza». Proprio l’ipotesi di un intervento Usa, anche militare, aprirebbe un altro scenario.

Il capo dell'opposizione e presidente autoproclamato del Venezuela Juan Guaidó.

2. MADURO CEDE E TRATTA CON L'AVVERSARIO

Piuttosto che consegnare il Paese nelle mani di Washington, Maduro potrebbe cedere, facendo il passo indietro che la comunità internazionale si aspetta. Il presidente si è detto disposto a incontrare il leader dell'opposizione, ma al momento ha aperto a elezioni legislative negando l'eventualità a nuove Presidenziali, che invece rappresentano al momento la conditio sine qua non per avviare il dialogo da parte di Guaidó. lntanto il parlamento europeo giovedì 31 gennaio ha votato una dichiarazione nella quale riconosce Guaidò presidente ad interim del Venezuela e ha chiesto all'Alto rappresentante degli Affari esteri europei, Federica Mogherini, di fare lo stesso. Inoltre Strasburgo ha proposto la creazione di un gruppo di contatto tra le parti per arrivare a libere elezioni Presidenziali. Un appunto sull'Italia che, per bocca del sottosegretario agli Esteri pentastellato Manlio Di Stefano, non ha riconosciuto Guaidó «perché siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Paese», ha detto il grillino. «Si chiama principio di non ingerenza ed è riconosciuto dalle Nazioni Unite».

Il presidente venezuelano Nicolàs Maduro gode al momento dell'appoggio dell'esercito.

3. UN GOVERNO MILITARE

Un terzo scenario passa dalla presa del potere da parte delle gerarchie militari, finora fedeli a Maduro. Ad aumentare la pressione nei loro confronti, nelle scorse ore è arrivato il "giallo" dell’appunto del consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton sull’invio di «5 mila soldati in Colombia» immortalato dalle telecamere. L'ipotesi di un piano di intervento militare a guida Usa in Venezuela è stata smentita dal Pentagono, spiegando che la Difesa statunitense non ha ricevuto ordini in tal senso, ma la Casa Bianca tace. Resta comunque la presenza americana in Colombia, sia sotto forma di addestratori delle truppe di Bogotà, sia come sostegno economico e umanitario proprio alla popolazione venezuelana (una nave ospedaliera Usa in autunno ha attraccato nel porto colombiano di Riohacha). Un' eventuale iniziativa militare Usa potrebbe essere molto pericolosa per le forze armate venezuelane, perché porterebbe a uno scontro dagli esiti incerti e che metterebbe a rischio la posizione di “dominio” di cui godono sotto la presidenza Maduro.

I dati e le stime del Fmi sull'economia del Venezuela nel periodo 2015-2018 (Ansa-Centimetri).

4. STALLO A OLTRANZA

Lo stallo a oltranza è l'ipotesi peggiore, soprattutto per la popolazione venezuelana già ridotta allo stremo. Le nuove sanzioni Usa sul petrolio (il Venezuela esportava lo scorso anno 510 mila barili al giorno), varate dall'amministrazione Trump allo scopo di mettere con le spalle al muro Maduro, potrebbero non avere l'effetto sperato: Caracas al momento gode dell’appoggio politico ed economico di Mosca e Pechino, a cui si aggiunge anche l’Iran, altro “nemico” dichiarato della Casa Bianca. Al momento il Venezuela sta ripagando il proprio debito con la Cina (20 miliardi di dollari di finanziamento) consegnando 300 mila barili di petrolio al giorno. Lo stesso vale per la Russia, che ha concesso al Paese 10,5 miliardi di dollari. Con l’appoggio di Vladimir Putin e Xi Jinping Maduro potrebbe rimanere al suo posto, soprattutto se l’opposizione non riuscirà a erodere il sostegno di cui il presidente gode tra i militari. In questo caso, secondo Michael Shifter, dell’organizzazione Inter-American Dialogue, «proseguirà la guida chavista e Maduro rimarrà al potere». Questo si tradurrà in un impasse a oltranza, a meno che proprio Russia e Cina non decidano di scaricare Maduro a favore di un un nuovo leader «politicamente meno tossico».

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