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1 Febbraio Feb 2019 0936 01 febbraio 2019

Le mani di Hezbollah sul nuovo governo libanese

Il Partito di Dio ha ottenuto la maggioranza dei ministeri. Sbloccando lo stallo istituzionale che durava da nove mesi. A capo dell'esecutivo, il premier uscente Hariri.

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Nove mesi dopo, il Libano ha un governo. In seguito a lunghi negoziati, il Paese - che era andato a elezioni nel maggio scorso - ha superato lo stallo istituzionale con la formazione di un nuovo esecutivo, che sarà guidato dal premier uscente Saad Hariri e includerà il movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, un totale di 30 ministri e, per la prima volta nella storia libanese, quattro donne. E per la prima volta una donna, Raya Hasan, membro del partito guidato da Hariri, occuperà la posizione di ministro degli Interni, un dicastero spesso in mano ad alti funzionari di polizia. Hezbollah, movimento considerato "terrorista" dagli Stati Uniti e la cui ala militare è considerata "terrorista" dall'Unione Europea, è riuscito ad assicurarsi la maggioranza dei ministeri: tramite uomini affiliati al partito e altri ministri appartenenti a sigle alleate al movimento sciita. Per il sunnita Hariri, questo governo «riflette l'immagine del Libano nel 2019».

LE RIFORME ECONOMICHE IN CIMA ALL'AGENDA

Il compromesso è riuscito solo quando, dopo lunghi mesi di negoziati, ci si è messi d'accordo su alcuni ministri «indipendenti» ma di fatto vicini al Partito di Dio. Per convenzione, il capo del governo in Libano deve essere musulmano sunnita, il presidente del parlamento sciita e il presidente della Repubblica cristiano-maronita. Alle elezioni del maggio 2018, Hariri aveva perso terreno rispetto al passato, quando era un alleato di ferro dell'Arabia Saudita e poteva contare su ingenti finanziamenti da Riad. Hariri, ormai non più l'uomo dei sauditi in Libano, appare oggi un premier utile a tutti i partiti e a tutte le figure istituzionali. Come il capo di Stato, il maronita Michel Aoun, il cui genero Gibran Bassil è rimasto a capo del ministero degli Esteri; e come il presidente del parlamento, lo sciita Nabih Berri, a guida anche del movimento Amal, che si è aggiudicato alcuni dicasteri chiave. Hariri ha affermato che la priorità sono le riforme economiche, in un Libano segnato dalla presenza di circa 1 milione di profughi siriani (su una popolazione totale di meno di 4 milioni) e dove da due mesi si svolgono periodiche manifestazioni a sfondo socio-economico contro il carovita e la corruzione dilagante. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 36% e il debito pubblico è di più di 80 miliardi di dollari.

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