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1 Febbraio Feb 2019 0911 01 febbraio 2019

Guaidó ha chiesto all'Italia di riconoscerlo come presidente del Venezuela

Il leader dell'opposizione: «Le forze speciali hanno ucciso 70 giovani». E chiede a Roma di «fare la cosa giusta». Ma Di Maio: «Né con lui, né con Maduro». Conte: «Subito elezioni».

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Juan Guaidó ha rilasciato un'intervista al Tg2 sulla situazione politica in Venezuela. E ha chiesto all'Italia di «fare la cosa giusta», riconoscendolo come leader del Paese. L'Italia il 31 gennaio è stato l'unico dei 28 a bloccare una proposta di compromesso Ue sul Venezuela, avanzata dalla ministra degli Esteri svedese Margot Wallstrom, con cui si accettava il ruolo di Guaidò come presidente ad interim fino a nuove elezioni. La discussione è avvenuta alla riunione dei capi delle diplomazie Ue a Bucarest.

IL RICONOSCIMENTO DELL'EUROPARLAMENTO

Guaidó ha risposto, in maniera indiretta, alle parole del sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano. Il quale, annunciando la contrarietà di Roma a riconoscerlo come presidente, ha detto di voler evitare «lo stesso errore compiuto in Libia». Guaidó, sostenuto dagli Stati Uniti, ha sottolineato l'importanza del riconoscimento da parte dell'Europarlamento e poi ha spiegato: «Invitiamo l'Italia a fare la cosa giusta, perché i giorni qui si contano in vite che si perdono. Maduro ha perso il controllo del Paese e la popolazione sta soffrendo. Ci sono 70 giovani assassinati in una settimana dalle Forze speciali di polizia e 700 persone in carcere. Evidentemente c'è una scarsa conoscenza di ciò che sta accadendo qui. Invito il sottosegretario agli Esteri a informarsi, un'altra Libia qui non è possibile».

CONTE: «INDIRE ELEZIONI PRIMA POSSIBILE»

«L'Italia, in linea con la Dichiarazione adottata dall'Alto Rappresentante Ue a nome dei 28 Paesi membri il 26 gennaio scorso, ribadisce la sua massima preoccupazione per gli ultimi sviluppi in Venezuela. A tal fine si ricorda che l'Italia non ha mai riconosciuto le elezioni presidenziali tenutesi nel maggio 2018 e ribadisce la necessità di indire quanto prima nuove elezioni presidenziali», è la posizione del premier Giuseppe Conte sostenuta in una nota della presidenza del Consiglio.

L'APPELLO DEL PRESIDENTE DELL'EUROPARLAMENTO TAJANI

Sulla situazione in Venezuela è intervenuto anche il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, intervistato dal Corriere della Sera: «A Maduro va dato un ultimatum, elezioni democratiche o non ti riconosciamo presidente legittimo. Un intervento politico forte dell'Unione europea è indispensabile. Anche i partiti italiani, come i governi, dovrebbero mettere da parte gli interessi da campagna elettorale e schierarsi compatti per garantire al popolo venezuelano di decidere il suo destino in libere elezioni. Al più presto». Tajani ha poi aggiunto: «Ho telefonato al presidente dell'Assemblea nazionale del Venezuela, Juan Guaidó, per comunicargli personalmente che il parlamento europeo ha assunto una posizione forte, riconoscendolo ed esortando i 28 governi Ue a riconoscerlo come il legittimo presidente ad interim, in grado di portare il suo Paese a indilazionabili e credibili elezioni democratiche». Quanto alla contrapposizione tra Stati Uniti e Russia, Tajani ha tagliato corto: «In Europa Berlusconi è il migliore amico di Putin, ma si è schierato lo stesso contro Maduro. I governi europei, a partire da quello italiano, devono trovare una posizione comune, senza farsi influenzare da Washington o da Mosca, consci che la priorità è ripristinare la democrazia e condizioni di vita accettabili in Venezuela».

LA RISPOSTA DI DI MAIO

La risposta del vicepremier Di Maio non si è fatta attendere: «Il cambiamento lo decidono i venezuelani, noi siamo dalla parte della pace e della democrazia quindi dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni». Inoltre, «visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze in altri Stati, non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati. Per questo non riconosciamo neppure Maduro e l'Italia continua a perseguire la via diplomatica per arrivare a un processo che porti a nuove elezioni, ma senza ultimatum e senza riconoscere soggetti che non sono stati eletti».

FICO INVOCA UNA TERZA VIA

Sulla stessa linea il presidente della Camera, Roberto Fico: «Per il Venezuela serve una terza via che si ponga fuori dalla logica di contrapposizione Maduro-Guaidó e metta al centro le condizioni di quei settori popolari stremati o costretti a fuggire». Il pentastellato auspica quindi che si possa «ricercare una transizione democratica in Venezuela, perché non possono esistere auto proclamazioni, pretese di legittimità e democrazie fondate sulla regola del più forte. L'Unione europea non dovrebbe assecondare questa pretesa di legittimità, ma contribuire a una mediazione e farsi garante».

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