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NEGOZIATO DIFFICILE
6 Febbraio Feb 2019 1422 06 febbraio 2019

Per il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk i sostenitori della Brexit meritano l'inferno

«Hanno sostenuto il divorzio senza nemmeno avere un piano». E il premier irlandese lo avverte: La stampa inglese ti darà problemi. Mentre Londra ha protestato per il linguaggio.

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L'inferno è, secondo il presidente del consiglio Ue Donald Tusk, la destinazione di buona parte della classe dirigente britannica. «Mi chiedo a cosa assomigli quel posto all'inferno per coloro che hanno promosso la Brexit senza nemmeno avere la bozza di un piano di come portarlo a termine in sicurezza», ha dichiarato infatti Tusk nella sua conferenza stampa congiunta col premier irlandese Leo Varadkar arrivato a Bruxelles per i colloqui prima della visita della premier britannica attesa per giovedì 7 febbraio. E al termine della dichiarazione congiunta, Varadkar si è lasciato andare a un commento rivolto a Tusk e catturato dal microfono ancora acceso: «Ti daranno un bel problema nella stampa britannica...». «Sì, lo so», ha risposto Tusk ridendo e sembrando quindi preparato al fuoco di fila inglese. Poco prima aveva espresso chiaramente la linea rossa dell'Ue: «La posizione dei 27 è chiara ed è espressa nei documenti concordati col governo britannico. I 27 non fanno alcuna nuova offerta. L'intesa non è aperta per un nuovo negoziato. Spero che domani da May ascolteremo una proposta realistica su come mettere fine all'impasse» che si è creato a Westminster. «Per noi la priorità assoluta è la questione delle frontiere sull'isola di Irlanda, e mantenere il processo di pace secondo l'Accordo del venerdì santo», aveva argomentato Tusk, aggiungendo: «Non c'è posto per congetture, l'Ue è un progetto di pace e non faremo scommesse sulla pace o metteremo un sigillo con la data sulla riconciliazione. Per questo insistiamo sul backstop». «Dateci una garanzia credibile per la pace nell'Irlanda del Nord e il Regno Unito lascerà l'Ue come un amico fidato. Spero che il governo del Regno Unito presenti idee che rispettino questo punto di vista e, allo stesso tempo», trovino una maggioranza stabile e chiara alla Camera dei Comuni, ha proseguito Tusk,«Credo fermamente che sia possibile una soluzione comune e farò tutto quanto è in mio potere per trovarla».

NUOVA FRONDA CONTRO MAY DA PARTE DI UNIONISTI E HARD BREXITEERS

Peccato che dall'altra parte della Manica sia già a rischio il tentativo di ricompattamento sulla Brexit della maggioranza di governo britannica suggellato dal voto della Camera dei Comuni a favore di un nuovo mandato alla premier Tory, Theresa May, per ridiscutere di un accordo di divorzio con Bruxelles alleggerito del backstop: il meccanismo vincolante di salvaguardia del confine aperto fra Irlanda del Nord e Irlanda. A sottolinearlo sono i media britannici dopo il discorso nel quale il 6 febbraio May ha evocato a Belfast sulla questione un possibile compromesso con l'Ue, parlando di "cambiamenti" al backstop, ma non di una sua eliminazione dall' intesa. La premier ha ripreso anche il 6 febbraio l'argomento incontrando nella sua seconda giornata di visita in Irlanda del Nord i leader dei partiti locali, inclusi gli unionisti del Dup, suoi alleati vitali a Westminster. Ma le riserve della stessa leader del Dup, Arlene Foster, e di una parte dei Tory brexiteers più oltranzisti sono tornare a montare. Foster ha liquidato in particolare il backstop come uno strumento "tossico" da togliere di mezzo. E Londra non ha nemmeno apprezzato il linguaggio di Tusk.

BREXIT? IL PIÚ VASTO ESERCIZIO DI DEMOCRAZIA NELLA STORIA DEL PAESE

Un portavoce di Downing Street ha dichiarato: «Sta a Donald Tusk valutare se usare questo tipo di linguaggio sia d'aiuto». Il referendum sulla Brexit «è stato il più vasto esercizio di democrazia nella storia di questo Paese», ha tagliato corto il portavoce:«Il popolo ha votato per lasciare l'Ue», l'obiettivo è ora «uscire in modo ordinato, con un accordo, nel miglior interesse sia del Regno Unito sia dell'Unione Europea».

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