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8 Febbraio Feb 2019 0920 08 febbraio 2019

A che punto è la crisi diplomatica tra Italia e Francia

All'indomani della deflagrazione dello scontro con Roma, Parigi dice di non volere più i migranti della Sea Watch. Mentre Air France medita di sfilarsi dalla partita Alitalia. E l'Eliseo punge Di Maio e Salvini.

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All'indomani dalla deflagrazione dello scontro diplomatico sfociato nella decisione di Parigi di richiamare l'ambasciatore a Roma, tra Italia e Francia si aprono due nuovi potenziali fronti. Da un lato, stando al Sole 24 Ore, Air France sarebbe pronta a sfilarsi dalla partita per il salvataggio di Alitalia per «motivi politico-istituzionali» (nonostante Luigi Di Maio assicuri che l'entusiasmo della compagnia transalpina «non si è raffreddato adesso»). Dall'altro, secondo quanto riferito da fonti del ministero dell'Interno italiano, Parigi ha fatto sapere di avere cambiato posizione sul caso Sea Watch 3, la nave che il 31 gennaio ha fatto sbarcare 47 migranti a Catania dopo giorni trascorsi in mare. La Francia, spiegano le fonti, «prenderà solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici e ha aggiunto che appoggerà l'Italia per chiedere rimpatri più efficaci in alcuni Paesi africani a partire dal Senegal».

IL VIMINALE: «ORA CI ASPETTIAMO CHE PARIGI COLLABORI SUI RIMPATRI»

Dal Viminale «ora ci si aspetta che Parigi dimostri con i fatti la buona volontà, collaborando per rimpatriare al più presto decine di senegalesi irregolari che si trovano in territorio italiano». «Il Viminale prende atto: anche i francesi non vogliono clandestini», proseguono le fonti del ministero guidato dal leghista Matteo Salvini. E chiariscono che ora Roma chiede un accordo con Parigi per favorire il rimpatrio dei senegalesi. Salvini ha commentato: «Faremo a meno della Francia, non dei francesi che sono un popolo stupendo. Evidentemente chi sta governando ha le idee un po' confuse. La Francia ha respinto negli ultimi due anni 60 mila migranti. Ognuno risponde alla propria coscienza e io sono contento di quello che abbiamo fatto».

PARIGI: «LE BATTUTE DI SALVINI E DI MAIO NON HANNO EVITATO LA RECESSIONE»

Intanto, della crisi tra Roma e Parigi - che la Commissione europea ha liquidato come una «questione bilaterale» - ha parlato il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, che ai microfoni di Europe 1 ha precisato che la decisione di richiamare l'ambasciatore «non è permanente, tuttavia era importante dare un segnale». Le «battute» dei vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini «non hanno evitato all'Italia di entrare in recessione», ha proseguito Griveaux. Il portavoce dell'Eliseo ha confermato che a far scattare la reazione di Parigi è stata la scelta di Di Maio di incontrare i gilet gialli: «Cortesia istituzionale vuole che si avverta il governo», quando si va in un Paese vicino. «Se si vuol fare indietreggiare la lebbra nazionalista», ha detto Griveaux, «se si vuole fare indietreggiare i populisti, se si vuol fare indietreggiare la sfida all'Europa, il modo migliore è di comportarsi bene con i propri partner».

Un vertice Salvini-Macron? Il capo del governo italiano si chiama Giuseppe Conte e Macron lo ha già incontrato molte volte

Benjamin Griveaux, portavoce del governo francese

Sempre Griveaux ha commentato le parole di Salvini, che s'era detto pronto a incontrare il presidente francese Emmanuel Macron: «Il dialogo non è mai stato spezzato, ma c'è anche un presidente del Consiglio in Italia, si chiama Giuseppe Conte, è lui il capo del governo italiano e Macron lo ha già incontrato molte volte», ha detto il portavoce del governo francese. «Come sapete, questi ministri italiani sono già seduti intorno al tavolo con i loro omologhi francesi in occasione dei diversi Consigli europei a cui partecipano».

La lettera di Luigi Di Maio pubblicata su Le Monde.

SALVINI CONVOCA CASTANER, DI MAIO SCRIVE A LE MONDE

E proprio con l'omologo francese Christophe Castaner Salvini ha detto di volere riunirsi a breve per parlare dei «i 15 terroristi che si trovano in Francia», in un'uscita che testimonia come lo scontro sia ormai trasversale: gilet gialli, migranti, Alitalia, estradizioni. Tutto concorre ad alimentare le tensioni. «La prossima settimana incontrerò a Roma il ministro dell'Interno francese», ha detto Salvini. «Lo convocherò perché voglio risolvere la situazione, con i "no" non si va da nessuna parte. Gli chiederò che i terroristi vengano rimandati in Italia». Sul versante pentastellato del governo, Di Maio ha scritto una lettera pubblicata su Le Monde, in cui ha teso la mano ai francesi: «Noi guardiamo al vostro popolo come a un punto di riferimento e non un nemico e le divergenze politiche e di visione fra il governo francese e italiano non devono ricadere sul rapporto di amicizia storico che unisce i nostri due popoli e i nostri due Stati». Nella lettera, Di Maio ha spiegato che, «per questo motivo, come rappresentante del governo del mio Paese, ribadisco la volontà di collaborazione del nostro esecutivo sulle questioni che ci stanno più a cuore». Per poi aggiungere più tardi: «In corso non c'è alcuna lite. Io ho il diritto di incontrare altre forze politiche e collaborare allo stesso tempo con il governo francese. Con Macron siamo avversari politici, ma facciamo parte di governi di popoli che sono amici».

Matteo Salvini e, sullo sfondo, Emmanuel Macron.

In questo quadro, s'inserisce l'appello del numero uno di Confindustria, Vincenzo Boccia, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Rivolgo un appello al premier che chiami Macron e normalizzi la vicenda con la Francia, specificando che sono state delle battute a livello di partiti e non rapporti tra governi». «Io dico di affrontare tutte le questioni sempre, perché così si deve fare all'interno dell'Unione Europea; affrontare le questioni con i nostri vicini, abbassare i toni e le istituzioni possono lavorare. Hanno continuato a lavorare sempre. Poi a livello politico è chiaro che ci possano essere pure degli scontri», è stato invece il commento del presidente della Camera, Roberto Fico

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