Processo Catalogna Indipendenza

Le cose da sapere sul processo ai leader indipendentisti catalani

Al via il procedimento contro politici ed esponenti della società civile che portarono avanti il referendum del 2017. Imputati, accuse, fatti contestati, testimoni: la guida.

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Ha preso il via il 12 febbraio in Spagna il processo a 12 esponenti del separatismo catalano per il loro ruolo nel referendum del 2017, con cui Barcellona cercò di ottenere l'indipendenza dal resto del Paese. Il processo, che cade in una settimana particolarmente calda per il traballante governo di Pedro Sánchez, si tiene a Madrid presso la Corte suprema spagnola. Ed è suscettibile di infiammare un clima che è tornato a ribollire in piazza anche domenica 10 febbraio, con migliaia di manifestanti in un corteo organizzato dai partiti di destra, Partito popolare e Ciudadanos, insieme con il movimento di estrema destra Vox, per chiedere le dimissioni del premier socialista reo di aver tenuto colloqui con i separatisti in Catalogna.

L'ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras in Aula per il processo.

1. IL PROCESSO: 12 IMPUTATI E 500 TESTIMONI

Sul banco degli imputati ci sono l'ex vicepresidente catalano Oriol Junqueras e altri 11 leader separatisti, tra politici ed esponenti della società civile: Raul Romeva, Joaquim Forn, Jordi Sánchez, Jordi Turull, Josep Rull, Jordi Cuixart, Carme Forcadell, Dolors Bassa, Santi Vila, Carles Mundò e Meritxell Borràs. Tra loro (nove dei quali in carcere preventivo) non c'è l'ex presidente catalano Carles Puigdemont, autoesiliatosi in Belgio. Le accuse sono di ribellione, sedizione e malversazione di fondi pubblici. Alla base del procedimento, il tentativo di attuare la secessione della Catalogna dalla Spagna, obiettivo in conflitto con la Costituzione iberica. Il processo è pubblico e si può seguire integralmente via web in streaming e in tivù. Tra i 500 testimoni l’ex primo ministro Mariano Rajoy, l’attuale presidente del Parlamento catalano, l’indipendentista Roger Torrent, e la sindaca di Barcellona, Ada Colau. Il dibattimento, che durerà mesi, andrà a rievocare i fatti del settembre 2017 la cui scia arriva fino a oggi e bussa alle porte del nuovo governo spagnolo, guidato dal socialista Sánchez con un esecutivo di minoranza.

2. I FATTI CONTESTATI: LE PROTESTE E IL REFERENDUM

I fatti contestati sono due. Il primo, in ordine di tempo, sono le proteste organizzate davanti al ministero dell'Economia catalano il 20 settembre del 2017, contro gli arresti di funzionari impegnati - all'interno dell'edificio - nell'organizzazione del referendum. Quarantamila persone radunate dai leader delle due principali organizzazioni indipendentiste della società civile catalana, Jordi Sánchez (Assemblea Nazionale Catalana) e Jordi Cuixart (Òmnium), entrambi imputati oggi per ribellione. Nel corso delle proteste, furono distrutte auto della Guardia civile e alcuni agenti rimasero bloccati nell'edificio. Il secondo fatto contestato è il referendum sull'indipendenza della Catalogna, portato avanti dai leader catalani nonostante fosse stato sospeso dal Tribunale costituzionale spagnolo e dal Tribunale superiore di giustizia.

Il referendum per l'indipendenza s'è tenuto il primo ottobre 2017.

3. LA DIFESA: GLI AVVOCATI PARLANO DI «GIUDIZIO POLITICO»

L'avvocato Andreu van den Eynde, legale di Junqueras e Romevain, rispettivamente ex vicepresidente ed ex consigliere della Generalitat, ha subito parlato di «giudizio politico», una causa in cui «si è approfittato del rinvio a giudizio di buona parte dei membri del governo di allora e della loro incarcerazione per impedir loro di esercitare i diritti politici con la proibizione di partecipare all'ultima campagna elettorale in Catalogna». Diritti che, ha proseguito Van den Eynde, «vanno garantiti senza perturbazioni illegittime». «C'è stata una campagna di criminalizzazione che ha contaminato il processo, in cui gli imputati sono stati paragonati a nazisti o terroristi». Inoltre «la causa non può impedire che si dibatta e si deliberi in parlamento sull'indipendenza». Nelle prime battute del dibattimento, gli avvocati della difesa hanno reclamato le prove a carico, a cui denunciano di non aver avuto accesso, e hanno chiesto di aggiungere al fascicolo la contestazione di lesione di diritti fondamentali, in vista di un ricorso al Tribunale europeo dei Diritti umani e di un dibattito sul piano politico. I tre avvocati, Andreu Van den Eynde, Xavier Melero e Jordi Pina hanno contestato anche la legittimità del Tribunale supremo, sostenendo la nullità del processo. Rivendicato anche il diritto all'uso del catalano durante il dibattimento.

Una immagine del primo giorno di processo.

4. IL SONDAGGIO: L'80% DEGLI SPAGNOLI È "COLPEVOLISTA"

Stando a un recente sondaggio, per otto spagnoli su 10 i 12 indipendentisti a processo hanno commesso reati: dal rilevamento - condotto da Metroscopia per il quotidiano 20Minutos - si evince che la percentuale di 'colpevolisti' è superiore a quella degli 'innocentisti' sia in Spagna che in Catalogna, sebbene nella regione il 44% degli intervistati sostiene che non vi fu alcun reato, a fronte del 52% complessivo per il quale reati furono invece commessi.

12 Febbraio Feb 2019 1040 12 febbraio 2019
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