Varsavia Iran vertice Usa flop
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13 Febbraio Feb 2019 2030 13 febbraio 2019

Perché il flop del vertice anti-Iran a Varsavia è pericoloso

Metà dei leader arabi ha disertato. E al summit di Pompeo e Netanyahu in Polonia contro Teheran sono attesi tanti vice-ministri dell'Ue. Ma così si acuiscono le spaccature diplomatiche. Il punto.

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Sfuggiva il senso di un vertice anti-iraniano in Polonia. La Bbc l'ha definito una «stravaganza diplomatica» riportando del viaggio del ministro britannico Jeremy Hunt, l'unico titolare degli Esteri europeo a presentarsi al summit a Varsavia, voluto dagli Usa dal 13 al 14 febbraio 2019. Hunt è arrivato per una dichiarazione di apertura e rientrarà presto, da quel che si dice Oltremanica, causa altri impegni. L'alto rappresentante dell'Ue agli Affari esteri e alla Sicurezza Federica Mogherini ha disertato la conferenza, dagli altri governi dell'Ue non si sono palesati ministri, ma rappresentanti di grado inferiore. Per non parlare della buona metà di Paesi mediorientali e arabi assenti. Gli osti, cioè il segretario di Stato americano Mike Pompeo e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in qualità di titolare della Difesa, hanno tolto il riferimento all’Iran alla conferenza «per la pace e la sicurezza in Medio Oriente», per convincere almeno gli europei a venire. Ma è stato inutile.

LA PALESTINA TEME IL TRADIMENTO

Anche la corte internazionale dell’Aja si è espressa in favore dell’Iran contro gli Usa, l’ultima volta il 13 febbraio. Eppure il fiasco di Varsavia si preannuncia deleterio perché può acuire le divisioni tra arabi e anche tra europei, casomai ce ne fosse bisogno. I primi a temere il «complotto» sono i palestinesi, che hanno boicottato il summit patrocinato dall'Arabia Saudita oltre che dagli Usa e da Israele. C'è puzza di bruciato: nella capitale polacca è atteso anche il genero ebreo di Donald Trump Jared Kushner, ispiratore di un cosiddetto nuovo piano di pace tra Israele e Palestina (spostata nei confini al territorio giordano) e vicino anche all'erede al trono saudita Mohammad bin Salman. A Varsavia la questione iraniana potrebbe facilmente essere dirottata sulla questione palestinese, dove gli iraniani attraverso gli Hezbollah libanesi e Hamas hanno un ruolo centrale, e potrebbe in definitiva consumarsi la spallata degli arabi sunniti alla Palestina.

Alla vigilia del vertice anti-Iran di Varsavia, promosso dall'Arabia Saudita, il Marocco ha richiamato il suo ambasciatore a Riad e si è ritirato dai raid in Yemen

Il ministro degli Esteri iraniano Zarif in visita dal premier libanese Hariri, alla vigilia del summit in Polonia.
GETTY

IL DUBBI DEL MAROCCO SULLO YEMEN

I più fedeli all'orbita saudita sono gli Emirati Arabi e il Bahrein, che infatti vanno a Varsavia con i loro ministri, come il Marocco, l'Oman, lo Yemen e la Giordania. Dal Libano, dal Qatar e anche dalla Turchia allineata ormai sull'asse anti-trumpiano e anti-saudita, è arrivato un secco e scontato no, come dalla Siria. Iran, Russia e Turchia si riuniscono in concomitanza a Sochi, per discutere insieme di Siria come è da un po’ loro consuetudine. Ma a Varsavia non ci saranno neanche Algeria, Libia, Sudan, Iraq e Kuwait e se tra gli scettici si aggiungono la Tunisia e l'Egitto, che a sorpresa manderanno viceministri, la lista dei contrari si allunga. Altre divisioni potranno sorgere tra i presenti, alla discussione sul conflitto in Yemen che il Regno Unito ha anticipato di «voler porre all'attenzione». Yemen presente a Varsavia solo attraverso il governo di Aden appoggiato dai sauditi, e non attraverso il governo a Sanaa dei ribelli houthi, sostenuto dall'Iran e bombardato.

LA SPALLATA DELL'EGITTO SULLA NATO ARABA

Ai raid indiscriminati contro i civili partecipano attivamente – e contestatamente – i britannici. Non può essere un caso che, alla vigilia del vertice contro l'Iran, il Marocco si sia ritirato dall'alleanza a guida saudita della guerra in Yemen, richiamando il suo ambasciatore a Riad. Anche l'Oman è poi neutrale nelle dispute mediorientali tra Arabia Saudita e Iran, e se partecipa è per mero spirito cooperativo verso i vicini del Golfo. Né la Giordania, per quanto finanziata dagli Usa, potrà mai avallare il piano contro la Palestina di Trump, Netanyahu e MbS, come è chiamato dagli arabi il principe della corona saudita. Lo stupefacente dietrofront dell'Egitto di al Sisi, che deve il suo golpe ai sauditi e gli è alleato in diversi fronti mediorientali, rivela infine la vera mira del summit anti-Iran che indebolirebbe in particolare il peso regionale dei maggiori governi nordafricani in favore di Riad e Abu Dhabi: imbastire una sorta di Nato araba anti-Iran.

Rudolf Giuliani, trumpiano, al vertice in Polonia contro l'Iran.
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LEADER EUROPEI IN LITE CON TRUMP SULL'IRAN

La bozza del piano non può essere firmata, troppi gli assenti e i rappresentanti di governo privi del rango necessario. Ma l'intento di radunare leader dell'area sunnita contro l'Iran sciita, in uno dei rari vertici degli arabi con Israele se non l'unico dai primi Anni 90, era evidente. E dove poi? In Polonia, il Paese dell'Ue che più si oppone alla Russia – alleata dell'Iran – e tra i più convinti membri della Nato, costellato di basi americane e di scudi antimissile. Varsavia è anche il governo europeo più vicino agli Stati Uniti di Trump e a Israele. E altrove Trump e Netanyahu non avrebbero trovato disponibilità per un vertice contro l’Iran nell’Ue. I Paesi fondatori, e in questo caso anche la Gran Bretagna, sono in lite con Trump dal 2018 per la sua uscita improvvisa e unilaterale dal trattato internazionale sul nucleare con l'Iran, sottoscritto nel 2015. E, pochi mesi prima, per l'altrettanta repentina e unilaterale proclamazione di Trump di Gerusalemme sola capitale di Israele.

LA SPACCATURA TRA LEADER DELL'UE E STATI DELL'EST

Il solco tra Trump e l'Europa sta diventando un fossato, anche per il ritiro militare degli Usa dall'Afghanistan e dalla Siria che ha fatto infuriare francesi e inglesi, mollati da soli sul campo, con la spada di Damocle dei combattenti stranieri dell'Isis arrestati dai curdi da rispedire in Europa – soprattutto in Francia e in Gran Bretagna. Il ministro Hunt è stato molto duro su questo. Mentre tutti i Paesi dell'Ue, inclusa la Polonia, restano ancorati al trattato sul nucleare con Iran, pur condannandone l'espansione in Medio Oriente e la corsa agli armamenti, non oggetto dell'accordo del 2015. A febbraio Francia, Germania e Regno Unito hanno lanciato il circuito finanziario alternativo Svp nel tentativo di far aggirare alle aziende europee in affari con l'Iran le sanzioni Usa. Assurdo un vertice anti-Iran in Europa, ma è capitato. E in piena campagna per le Europee si accentua così anche la spaccatura tra la Polonia, capofila dell'Est euroscettico e populista, e i leader dell'Ue.

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