Guerra in Yemen risoluzione Camera Usa

Come i deputati Usa hanno inchiodato Trump sulla guerra in Yemen

La Camera di Washington ha votato per il ritiro dell'appoggio all'Arabia Saudita nel disastroso conflitto. Così non si fermano le armi, ma è uno schiaffo politico alla Casa Bianca. La denuncia.

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Il senatore Bernie Sanders e la sua nuova leva di deputati democratici hanno applaudito alla «storica approvazione» della Risoluzione 37 del 13 febbraio 2019 della Congresso degli Stati Uniti per «mettere fine al sostegno americano» alla guerra dei sauditi in Yemen. Una guerra disastrosa con migliaia di morti e milioni di affamati, su questo tutti concordano: anche gli occidentali che partecipano attivamente ai raid come i britannici o come i tedeschi che, attraverso fabbriche di armamenti all'estero, a casa loro ripudiano le armi dei raid sauditi in Yemen, ma continuano a produrre per loro tonnellate di bombe in Italia. Una guerra che s'ha da fare, perché le alleanze lo impongono e perché fa schizzare in alto le commesse di armamenti.

IL WAR POWERS ACT DEL 1973

Realisticamente gli Usa non si ritireranno dalle operazioni in Yemen, dopo la risoluzione passata dalla Camera a maggioranza democratica (con qualche sì dei repubblicani), e che entro 30 giorni passerà con ogni probabilità anche al Senato che ne ha approvato una prima versione pochi mesi prima. È la prima volta che in America entrambi i rami del Congresso affermano la loro podestà nel limitare la Casa Bianca sulle decisioni nell'uso della forza, sulla base del War powers act del 1973. La stessa legge invocata da Barack Obama, riluttante nel 2013 a sferrare una guerra alla Siria. Ma Donald Trump non è presidente da farsi frenare da decisioni collegiali democratiche: ha promesso il veto sulla risoluzione, rivendicando le sue prerogative sulla sicurezza nazionale.

110 MILIARDI DI FORNITURE DAGLI USA

Trump non mancherà di mantenerlo, tanto più che la maggioranza dei repubblicani stavolta è con lui: solo 18 deputati del Grand old party (Gop) si sono uniti ai 230 democratici per il sì alla risoluzione sullo Yemen, contro 177 no. E fosse anche fermato, le maxi partite di armamenti all'Arabia Saudita e agli Emirati arabi che in Yemen hanno un ruolo di punta, nei raid e sul campo, dagli Usa proseguirebbero indisturbati: l'ultimo contratto tra Washington e Riad nel novembre 2018 sono i 15 miliardi di dollari per la vendita dello scudo antimissile. Trump è un alleato di ferro dell'erede al trono saudita Mohammad bin Salman, oltre che del premier israeliano Benjamin Netanyahu, e con l'Arabia Saudita ha in ponte forniture per 110 miliardi di dollari.

+220% DI ARMAMENTI AI SAUDITI

La militarizzazione e le campagne belliche del regno sono uno dei pilastri del piano di sviluppo Vision 2030, del principe e sovrano di fatto MbS, come viene chiamato in Arabia Saudita. L'ultimo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) del 2018 ha fotografato un'impennata di oltre il 220% dell'import di armi tra il 2013 e il 2017, rispetto al quinquennio precedente, dell'Arabia Saudita, secondo acquirente mondiale dopo l'India. Terzo e quarto acquirente sono l'Egitto e gli Emirati Arabi, i principali alleati arabi della coalizione a guida saudita che dal 2015 bombarda lo Yemen. La guerra che sta distruggendo Sanaa ruota attorno a un'esorbitante compra-vendita di armi che coinvolge anche l'Italia.

Donald Trump.

LE ARMI DALL'ITALIA AI SAUDITI E AGLI EMIRATI

Non solo per gli ordigni confezionati dalla tedesca Rheinmetall Defence (Rwm) a Domusnovas, in Sardegna, che creano lavoro nella zona. L'Italia, secondo lo stesso rapporto, ha come primi fornitori gli Emirati Arabi, che in Yemen hanno anche forze a terra di miliziani e mercenari. Gli Usa, primi rivenditori di armamenti, hanno come primo acquirente l'Arabia Saudita e come secondo i piccoli Emirati. Riad è anche il primo compratore di armi dal Regno Unito, che dai bombardamenti in Yemen guadagna miliardi e miliardi di dollari. Con rsponsabilità enormi: l'aereonautica e la marina britanniche danno man forte alla coalizione saudita anche attraverso training e supporto logistico e di intelligence e per i raid e il blocco allo Yemen del Nord, controllato dai ribelli houthi filo-iraniani.

Almeno 85 mila mila bambini sono morti per malnutrizione durante la guerra in Yemen.
GETTY

ASSISTENZA E TECNOLOGIE DAGLI AMERICANI

Più o meno il lavoro sporco delle unità specializzate americane che, dalla cabina di regia di Riad e in altre basi nel Golfo, riforniscono in volo i jet della coalizione e li riparano, forniscono loro assistenza per i target. Da Oltremanica e Oltreoceano viene anche molta tecnologia, a partire dai software e dai caccia F-15 impiegati per i raid. La risoluzione passata alla Camera degli Usa certo non spezzerà questa catena di interessi, ma squarcia il velo sulle complicità dell'Occidente nella guerra etichettata come «dimenticata», anche perché dallo Yemen non arrivano profughi in Europa. Le famiglie degli almeno 85 mila bambini che Save the children stima morti per fame non avrebbero avuto né i mezzi, né i soldi per spostarsi.

MIGLIAIA DI CIVILI MORTI NEI RAID

Oltre 10 mila morti della carneficina sono civili, secondo la conta dai registri delle strutture sanitarie disastrate e insufficienti dell'Onu aggiornata al 2017: non solo, ma in larga parte a causa dei bombardamenti dalla regia saudita, britannica e americana. Numeri che a fatica, con i blocchi aerei e navali, possono venire aggiornati, che si reputano sottostimati e che aumenteranno, nonostante i negoziati tentati in Svezia e in Giordania tra le parti, perché nel frattempo gli acquisti di armi sono ancora aumentati. Per abbattere le spese, l'Arabia Saudita sta aprendo anche fabbriche di armamenti dei colossi stranieri nel regno: uno stabilimento di Rwm è stato inaugurato nel 2016, attraverso una società controllata, alla presenza di MbS.

SANDERS PROMOTORE DELLA RISOLUZIONE

Le organizzazioni per i diritti umani chiamano in causa la Gran Bretagna e gli Usa per le violazioni in Yemen. Anche il parlamento dell'Ue, nell'autunno 2018, ha votato una risoluzione per il cessate il fuoco del conflitto alimentato dalla piaga del proliferare delle armi denunciato anche da papa Francesco. Che l'altolà arrivi stavolta non da un Paese subalterno agli Usa o da attivisti, ma dal Congresso di Washington è un altro schiaffo alla triade (Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele) riunita proprio dal 13 al 14 febbraio 2019 al singolare vertice anti-Iran di Varsavia, dove con ipocrisia si è discusso anche della catastrofe umanitaria in Yemen. In questo senso ha ragione Sanders, promotore della risoluzione, a definire «storico» un voto che sconfessa Trump e «riafferma l'autorità del Congresso sulla guerra».

16 Febbraio Feb 2019 1200 16 febbraio 2019
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