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Bolsonaro, un populista più attento ai mercati che al consenso

Il presidente del Brasile si appresta a varare una riforma pensionistica particolarmente restrittiva, molto lontana dalla quota 100 di Salvini. Un test per il leader carioca e per gli uomini forti in giro per il mondo. 

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Mentre in Italia si dibatte sulle decisioni prese dagli iscritti al portale Rousseau, in un altro angolo del mondo un altro leader politico è di fronte a un bivio. Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro si appresta infatti a varare una storica riforma pensionistica. Sebbene il suo claim sia primeros os Brasileiros (prima i brasiliani) e sebbene abbia ripetutamente cercato e stimolato il supporto delle forze di polizia, il suo progetto di riforma pensionistica non è assimilabile alla nostrana quota100, è semmai un progetto restrittivo. L’età minima pensionabile verrà infatti alzata a 65 anni per gli uomini e 62 per le donne, con un’ipotesi di limitazione della reversibilità.

BOLSONARO, UN POPULISTA SUI GENERIS

Il tema, molto netto, è che il bilancio brasiliano risente fortemente della enorme spesa sociale, arrivando ad avere ormai connotati fortemente restrittivi in molte voci, tra cui gli investimenti, per garantire il mantenimento di condizioni fortemente redistributive. La manovra, pur venendo da un governo populista, sembra orientata al mercato e ostile al consenso politico. Il parlamento brasiliano ha già mostrato in passato, però, di voler vendere cara la pelle in merito a questi argomenti. Lo schema pensionistico è protetto da leggi costituzionali e per essere riformato richiede il sostegno di due terzi dei rappresentanti. In Brasile ci sono 26 partiti in parlamento e il movimento politico del presidente Bolsonaro può contare solo su 52 dei 513 seggi alla Camera e quattro degli 81 al Senato.

LA DIFFERENZA TRA BOLSONARO E SALVINI

Molti suoi predecessori hanno fallito questa prova in passato, e ancora oggi il Brasile registra un deficit del 7% su Pil, andando rapidamente a guastare le condizioni del proprio bilancio pubblico. Questa volta sembra diverso. Il presidente della Camera Rodrigo Maia ha sottolineato che l'urgenza è improscrastinabile, il parlamento è di fronte all'ultima ragionevole possibilità di approvare la riforma delle pensioni senza ritrovarsi costretto a tagliare i diritti dei lavoratori. Il disegno di legge di Bolsonaro, oltre alla riforma delle pensioni, metterà le basi anche per il resto dell'agenda presidenziale, che include privatizzazioni e riforma fiscale. Bolsonaro dunque strizza un occhio ai mercati, di certo non li affronta come un Salvini che davanti allo spread esclama a petto in fuori «me ne frego!».

UN TEST PER I POPULISTI IN GIRO PER IL MONDO

Questa riforma potrebbe essere l'inizio di un miglioramento della dinamica fiscale del Brasile, o la fine prematura del governo dell’uomo forte carioca, Bolsonaro. Nel fiorire di uomini forti in giro per il mondo, sarà interessante vedere quale riscontro avrà l’agenda politica di un populista che propone riforme che invece che distribuire prebende preferiscono cercare il gradimento dei mercati. La partita inizia il 20 febbraio col primo passaggio alla Camera. Presto scopriremo come evolve questa interessante parte della storia.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

20 Febbraio Feb 2019 1204 20 febbraio 2019
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