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La mappa europea dei foreign fighter dell'Isis

Trump intima all'Europa di riprendersi i combattenti del Califfato in Siria. Incluse centinaia di donne e bambini. La Francia apre. Tedeschi e inglesi no.

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Sono i più monitorati tra i jihadisti sparsi nel mondo. I servizi segreti ne conoscono nella maggioranza dei casi nome, cognome e profili, e sanno anche dove si trovano. Le intelligence e gli esperti di terrorismo, negli ultimi rapporti sui foreign fighter dalla liberazione di Raqqa e Mosul dall'Isis, hanno evidenziato come il pericolo maggiore venga dai «lupi solitari» sparsi per l'Europa e che spesso si radicalizzano da soli. O dalle migliaia di combattenti di ritorno che si sono sparpagliati riuscendo a superare in clandestinità le frontiere irachene e siriane, e chissà poi in quali Stati e gruppi hanno trovato rifugio. Gli stessi esperti avvisano come sia meglio, a questo punto, riprenderseli in carico come prigionieri (o nel caso di donne e minori sotto protezione), piuttosto che lasciarli dileguare.

LO SCARICABARILE DEI JIAHDISTI DELL'ISIS

La Francia, piuttosto che la Gran Bretagna o la Germania, ha iniziato a dare ascolto all'intelligence. Ma era inevitabile che, al dunque, nessun governo occidentale si volesse riprendere in carico i propri estremisti andati a combattere dal 2011 in Siria e in Iraq. Il pentolone è stato scoperchiato da Donald Trump, caduta l'ultima roccaforte di Baghuz dell'Isis, al solito con i suoi mali modi verso gli alleati, sebbene stavolta qualche ragione Trump ce l'abbia. Anche la località la dice lunga sullo scaricabarile dei catturati dell'Isis: Baghuz è nel lembo più orientale al confine con l'Iraq della provincia siriana di Deir Ez Zor. Lì, come in un sacco, alla caduta del sedicente Califfato, erano stati spinti a ripiegarsi i jihadisti e trasferiti gli sfollati che si erano consegnati all'esercito curdo-arabo (Sdf) e alle altre forze in campo.

Tre donne dell'Isis con i figli detenute in Siria dai curdi.
GETTY

IN SIRIA MANCANO REFERENTI STATALI

Dalla provincia di Deir Ez Zor una parte dei membri dell'Isis è riuscita a mascherarsi e fuggire, un'altra – i circa 800 combattenti stranieri citati da Trump – sono stati trattenuti dai curdi-siriani nelle prigioni o nei campi profughi del Rojava. Lo stesso problema spinoso si era presentato alla caduta di Mosul nel 2017, ma l'Iraq è uno Stato sovrano e ben definito rispetto alla Siria che esce da otto anni di guerra civile. Così in Iraq anche gli affiliati di origine straniera furono scaricati sulle autorità curdo-irachene o di Baghdad, per essere, se maschi e adulti, nella maggioranza dei casi condannati a morte. In Siria è diverso: il Rojava, che all'annuncio del ritiro degli Usa ha chiesto aiuto al regime siriano, non è un'entità indipendente o federale, e con Bashar al Assad gli occidentali non hanno – ancora – ripreso le relazioni diplomatiche.

I TRE ITALIANI NELL'ISIS IN SIRIA

Stavolta Assad farebbe comodo. Se Barack Obama ha fallito nell'impegno di chiudere il campo di Guantanamo è anche perché gli alleati europei furono recalcitranti a riprendersi i loro cittadini di al Qaeda imprigionati. L'Isis non è un problema del nuovo presidente americano, solo una sua combattente straniera in custodia delle Sdf è di nazionalità americana. L'Italia ne ha appena un paio in più: un ragazzo e due ragazze di seconda generazione, poco più che 20enni, Samir Bogugana, Meriem Rehaily e Sonia Kediri. I tre seguaci connazionali di Abu Bakr al Baghdadi, intercettati nel Nord della Siria, sono tra i 129 foreign fighter che si è ricostruito aver lasciato il nostro Paese per combattere tra i jihadisti in Siria e in Iraq. Una quarantina di loro risultano morti, una ventina è rientrata, e solo 24 tra loro erano in possesso della cittadinanza italiana.

CENTINAIA DA GRAN BRETAGNA, FRANCIA E GERMANIA

La Francia e la Gran Bretagna sono al contrario gli Stati europei con più foreign fighter. Circa 2 mila jihadisti sarebbero partiti da Oltralpe per combattere tra i radicali islamici e sarebbero stati ancora, secondo le stime di fine 2017, 700 nell'Isis; mentre da Oltremanica sarebbero volati in Medio Oriente, secondo diverse ricostruizioni, tra gli 850 e i 1500 jihadisti. C'è poi la Germania, con un migliaio di foreign fighter radicalizzati dal 2013, un terzo dei quali rientrato e 270 invece tra donne e bambini ancora in Siria e in Iraq. Senza tralasciare i combattenti stranieri del Belgio, il Paese dell'ue con più radicalizzati islamici per densità. Alcune centinaia di questi sono trattenuti dai curdi-siriani, che li hanno intercettati anche durante la fuga verso la Turchia, e come si evince dai nomi e dai numeri più del 20% dei sopravvissuti sono donne e bambini.

Una donna dell'Isis con il bambino di un anno, rimpatriata dalla Siria.

I FIGLI DELL'ISIS RIPRESI DA RUSSIA E FRANCIA

Una questione delicata sotto molti aspetti. Le centinaia di figli di jihadisti, molti sotto i sei anni, parcheggiati nel Rojava non devono pagare per le colpe dei genitori. E la questione dei diritti umani e della rieducazione investe anche le madri: donne talvolta problematiche, è emerso anche in Iraq, perché non sempre vittime costrette né realmente pentite, bensì potenziali indottrinatrici. I nonni reclamano questi bambini, e sia la Russia sia la Francia da qualche mese hanno iniziato i rimpatri dei minorenni: nell'ex Urss circa 200 figli dell'Isis in Siria e in Iraq sono seguiti (soprattutto nel Caucaso spesso loro regione di origine) da nonni e parenti giudicati adeguati, insegnanti e volontari; altri 77 minori sono rientrati in Francia, dalla Siria attraverso la Croce rossa internazionale dopo un trasbordo in Libano, monitorati da psichiatri e anche da addetti alla sicurezza.

IL REGNO UNITO TOGLIE LA CITTADINANZA AI JIHADISTI

Un altro centinaio di ex cittadini del sedicente Califfato tornerà in Francia, gli adulti saranno processati. In Iraq l'Eliseo aveva lasciato l'onere dei processi a Erbil e Baghdad, sulla Siria ha fatto «la scelta di mantenerne il controllo» altrove. In sordina però: come in Belgio e in Gran Bretagna, il tema è popolare e sensibile per le tante vittime dei gravi attentati degli ultimi anni. Anche in Russia, dove era stata prospettata un'amnistia per parte dei membri dell'Isis, ci sono resistenze a far rientrare gli adulti, tra loro anche alcune loro donne sono state processate e incarcerate. Oltremanica Downing Street è ancora più dura: ha tolto la cittadinanza ai terroristi britannici dell'Isis e non rivuole indietro neanche i bambini. Lo scontro con Trump è frontale: oltre che le Europee, per Londra c'è in mezzo la Brexit, ascoltare la società è centrale.

È possibile riprendersi i foreign fighter solo a patto di indagarli e condannarli subito. Non il nostro caso

Heiko Maas

PER LA GERMANIA RIMPATRI QUASI IMPOSSIBILI

In Francia il fronte di estrema destra di Marine Le Pen ha dato l'altolà ai rimpatri. Gli inquirenti mettono in guardia sul «pericolo» di questi bambini, «bombe a orologeria» che hanno «visto cose orrende». Per non parlare degli adulti da condannare, dopo Internet le carceri sono i principali luoghi di radicalizzazione. Le riserve sono legittime, per quanto le intelligence ritengano i veri disillusi utili e assai meno pericolosi dei lupi solitari. Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha rispedito a Trump l'ultimatum: riportarli in Germania sarebbe «incredibilmente difficile», «possibile solo a patto di poterli indagare e incriminare subito e non è il nostro caso». Le leggi tedesche sono garantiste, non si possono improvvisare extraordinary rendition come negli Usa e dei jihadisti poi non vogliono rientrare in Europa. Ma è comprensibile che i curdi-siriani non li vogliano.

24 Febbraio Feb 2019 1800 24 febbraio 2019
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