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Cosa sappiamo del raid compiuto dall'India in Pakistan

L'obiettivo erano i jihadisti di Jaish-e-Mohammad, attivi nella regione del Kashmir. Islamabad ha fatto alzare in volo i suoi caccia e ha accusato New Delhi di aver violato la sua sovranità.

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L'India ha lanciato un raid aereo in Kashmir, nel territorio controllato dal Pakistan, in risposta all'attentato suicida del 14 febbraio rivendicato dai jihadisti di Jaish-e-Mohammad e costato la vita a 46 soldati di New Delhi. La notizia, destinata a far salire la tensione tra le due potenze nucleari, è stata confermata dal ministro degli Esteri indiano Vijay Gokhale, secondo il quale i bombardamenti avrebbero colpito solo i militanti del gruppo armato e non ci sarebbero vittime civili. Gokhale ha precisato che «300 terroristi» sono stati uccisi a Balakot, località della provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa, informazione che non è possibile verificare in maniera indipendente. Secondo la versione del governo il raid avrebbe sorpreso nel sonno 325 militanti e 25 addestratori di Jaish-e-Mohammad (i guerrieri di Maometto). «Del campo, dei militanti e dei loro addestratori non resta più nulla», ha dichiarato un portavoce delle forze militari indiane. Il raid ha colpito un resort a cinque stelle, base della formazione terroristica.

L'INDIA ACCUSA IL PAKISTAN DI CONNIVENZA

L'India accusa il Pakistan di connivenza con Jaish-e-Mohammad e sostiene che Islamabad abbia svolto un ruolo anche nell'attacco del 14 febbraio, circostanza negata dalle autorità pakistane. Di sicuro c'è che il raid è il primo attacco lanciato oltre la linea di confine che divide il Kashmir amministrato dall'India dal Kashmir amministrato dal Pakistan, dopo la guerra che i due Paesi hanno combattuto nel 1971. Per tutta risposta Islamabad ha fatto alzare in volo i suoi caccia e ha accusato New Delhi di aver violato la sua sovranità. Per il governo indiano, tuttavia, l’attacco si è reso necessario per «evitare nuovi attentati», tenuto conto del fatto che il campo d'addestramento colpito sarebbe stato in grado di preparare alla guerriglia «centinaia di nuovi jihadisti».

ATTACCO INEFFICACE SECONDO ISLAMABAD

Il portavoce dell'esercito pakistano, generale Asif Ghafoor, ha detto che i jet indiani «si sono introdotti nel nostro spazio aereo attraverso il settore di Muzaffarabad», ma che «temendo la risposta della nostra aviazione hanno agito in fretta e senza alcuna precisione, per poi ripiegare verso l’India». Il raid, quindi, sarebbe stato del tutto inefficace e non risulterebbero vittime.

«UN'AGGRESSIONE GRATUITA A CUI RISPONDEREMO»

Il governo pakistano ha accusato New Delhi di aver condotto l'attacco «per finalità di politica interna», mettendo «a rischio la pace regionale», si legge in una nota al termine di una riunione del comitato di sicurezza nazionale presieduta dal premier Imran Khan. In cui si afferma che «l'India ha compiuto un'aggressione gratuita a cui il Pakistan risponderà quando e dove riterrà opportuno». Khan ha convocato per il 27 febbraio una riunione del Parlamento.

I GUERRIERI DI MAOMETTO LEGATI AD AL QAEDA

Il gruppo Jaish-e-Mohammad è legato ad Al-Qaeda e assieme a un’altra formazione terroristica, Lashkar-e-Taiba, ha assaltato il parlamento indiano nel 2001, un episodio che per poco non ha portato all'esplosione di una nuova guerra a viso aperto tra India e Pakistan. L'obiettivo principale di Jaish-e-Mohammad è separare l'intera regione del Kashmir dall'India per annetterla definitivamente al Pakistan.

APPELLO DELLA CINA PER LA STABILITÀ NELLA REGIONE

Sul fronte delle reazioni da parte della comunità internazionale spicca quella della Cina. Pechino ha infatti sollecitato le parti in causa a mantenere la calma e attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Lu Kang, ha dichiarato: «Speriamo che India e Pakistan possano esercitare moderazione, mettendo in campo le azioni che aiutino a stabilizzare la situazione nella regione e a migliorare i rapporti reciproci».

26 Febbraio Feb 2019 1008 26 febbraio 2019
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