Nigeria elezioni migranti Boko Haram

Le elezioni in Nigeria sotto la minaccia dei Boko Haram

Buhari è stato riconfermato presidente. Ma la povertà e le razzie jihadiste nel Nord producono migliaia di profughi e migranti. Lo scenario afgano del gigante africano. 

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Un africano su cinque è nigeriano, la Nigeria ha l'economia più importante ed è il maggiore produttore di petrolio e di gas (il secondo per giacimenti dopo la Libia) dell'Africa, e dalla Nigeria vengono anche tanti migranti che attraversano il Mediterraneo e che per il ministro dell'Interno Matteo Salvini fuggono “solo” per ragioni economiche. Anche per questo le elezioni nazionali del 23 e 24 febbraio avrebbero dovuto essere seguite con interesse, tanto più che il gigante africano è in sofferenza da alcuni anni a causa da un lato del terrorismo islamico e, dall'altro, visto il calo del prezzo del petrolio, della recessione. Eppure la conferma a presidente dell'ex generale Muhammadu Buhari, con il 56% dei voti e la maggioranza in 19 dei 36 Stati è passata in sordina. Come le notizie allarmanti che negli ultimi mesi sono giunte dal gigante africano.

LA RICONFERMA DEL PRESIDENTE BUHARI

L'avversario di Buhari, Atiku Abubakar, nonostante avesse fatto promesse roboanti non ha avuto molta presa sugli elettori, e rifiuta il risultato ottenuto (41%) denunciando malefatte. Ma, rispetto alle altre elezioni in Africa, anche le ultime Presidenziali nigeriane sono considerate un esempio di democrazia: Buhari, musulmano, già capo di Stato per un breve mandato negli Anni 80, era succeduto nel 2015 dopo diverse candidature andate a vuoto al cristiano Jonathan Goodluck, a sua volta presidente per un solo mandato. Abubakar ora accusa la Commissione elettorale di brogli e di aver spostato il voto di una settimana dal 16 febbraio a scopi tattici. Ma effettivamente il Nord della Nigeria vive una recrudescenza di attacchi dei Boko Haram che spinge migliaia di abitanti a fuggire all'estero.

Elezioni blindate nella Nigeria sotto attacco dei Boko Haram.
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ESCALATION DI BOKO HARAM PRIMA DEL VOTO

È un'emergenza nazionale e africana, sebbene in Europa la Nigeria non sia classificata tra le aree di guerra e a pochi richiedenti asilo africani sia concesso lo status di profugo. A gennaio, in clima pre-elettorale, è esplosa una nuova ondata di violenze del ramo africano dell'Isis: almeno 6 mila persone – il 55% delle quali minori secondo l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) – si sono riversate dallo Stato di Borno verso il Ciad. E altre 9 mila in Camerun, in seguito ad attacchi dei Boko Haram e a scontri per divisioni etniche e religiose. Dalla città di Rann, che ospitava quasi 80 mila sfollati da precedenti combattimenti, sono fuggiti in 35 mila, in preda al panico dopo aver visto ritirarsi il contingente camerunense a loro protezione.

LA NIGERIA COME L'AFGHANISTAN, CENTINAIA DI MORTI

La violenza dei Boko Haram è estrema. I jihadisti devastano villaggi, bruciano case, uccidono gli uomini e violentano e rapiscono le donne. Anche a Rann hanno incendiato un centinaio di edifici. Come in Afghanistan, in Nigeria nelle settimane prima del voto si sono registrati centinaia di attacchi e di morti. Anche nello Stato settentrionale di Kaduna a febbraio sono state bruciate decine di case nei villaggi e uccise più 150 persone. «I gravi motivi logistici» che hanno portato allo slittamento del voto negli Stati del Nord allarmano anche per i Paesi confinanti: soprattutto il Camerun che da mesi ha scontri interni con i separatisti armati, tanto che minaccia di chiudere le frontiere e ha rispedito in Nigeria migliaia di migranti.

Sotto Buhari è peggiorato lo stato economico del Paese: il tasso di disoccupazione dall'8% è salito al 23% ed è calato il reddito pro capite a causa del crollo delle quotazioni del petrolio

100 MILA PROFUGHI NIGERIANI IN CAMERUN

Il peso delle emergenze ricade per la grande maggioranza sugli Stati africani: Boko Haram aggredisce dal 2014; il Camerun ospita 370 mila profughi, di cui 100 mila dalla Nigeria. Altri campi dell'Unhcr sono stati allestiti in Ciad e in Tanzania, con altre decine di migliaia di nigeriani. La bassa affluenza al 36% (al 18% nella capitale Lagos) delle Presidenziali del 2019 è dovuta anche alla condizione disastrata del Nord. Posticipare la data può aver agevolato Buhari a conservare la maggioranza: diversi elettori si erano spostati con giorni di anticipo dai villaggi e non hanno riaffrontato il costoso viaggio, anche se parte delle spese era rimborsata. Ma certo l'escalation di attacchi terroristici non lo ha avvantaggiato su Abubakar.

Abubakar ha sfidato il presidente Buhari alle elezioni in Nigeria.
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TRIPLICATI I DISOCCUPATI DAL 2015

Nel 2015 il presidente nigeriano aveva fondato il suo programma elettorale sulla lotta all'estremismo islamico e alla corruzione. Né l'una né l'altra piaga sono state curate: anche la disillusione tra l'elettorato a larga maggioranza giovane ha pesato nella partecipazione al voto, in calo continuo in Nigeria. Buhari non ha messo in sicurezza il Nord dalle razzie e dalle persecuzioni del 2014, aveva anche promesso di far liberare tutte le studentesse rapite da Boko Haram nel 2015 e decine di loro restano prigioniere. Sotto il suo mandato è anche peggiorato lo stato economico del Paese: il tasso di disoccupazione è quasi triplicato dall'8% al 23% ed è calato il reddito pro capite, a causa del crollo delle quotazioni del petrolio.

LA SCONFITTA DEL BERLUSCONI NIGERIANO

L'economia nigeriana è petro-dipendente, nonostante gli sforzi di diversificazione di Buhari, soprattutto nello sviluppo dell'agricoltura. Quasi un nigeriano su due, 87 milioni dei quasi 200 milioni di abitanti, vive in stato di povertà, nonostante l'abbondanza di materie prime e l'alto Pil. Abubakar, già vicepresidente, businessman milionario del petrolio, aveva prospettato 3 milioni di posti di lavoro con il suo piano di rilancio economico imperniato sulle privatizzazioni. Ma la maggioranza dei nigeriani ha dato fiducia al presidente in carica, preferendone forse il temperamento. È stato un duello tra senior, 76 anni Buhari e 72 Abubakar, per la prima volta due musulmani che, con spirito democratico, avevano scelto due vice cristiani.

28 Febbraio Feb 2019 1615 28 febbraio 2019
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