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4 Marzo Mar 2019 1821 04 marzo 2019

Migliaia di venezuelani hanno accolto il ritorno di Guaidó

Il presidente autoproclamato è rientrato nel Paese sudamericano. Mentre gli Stati Uniti sono pronti a rafforzare l'embargo su Cuba per l'appoggio a Maduro.

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«Sto tornando a casa»: con queste parole Juan Guaidó, il presidente del parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell'esecutivo, ha annunciato il 4 marzo il suo ritorno in Venezuela, poi avvenuto verso le 17 italiane. In un breve messaggio su Twitter, Guaidó ha detto di essere tornato nel suo Paese «per continuare a lavorare per la nostra roadmap e rafforzare la pressione interna che ci permetterà di liberare la nostra patria», chiamando i venezuelani a mobilitarsi in tutto il territorio nazionale.

IL MESSAGGIO ALLA PIAZZA: «METTEREMO FINE ALL'USURPAZIONE»

Il leader dell'opposizione è atterrato all'aeroporto della capitale venezuelana, ha preso l'auto e si è presentato a piazza Alfredo Sadel, dove lo aspettavano in migliaia, senza essere arrestato. Sfidando ancora una volta il regime di Maduro: «Presto metteremo fine all'usurpazione», ha promesso, mentre fonti del governo si sono limitate ad annunciare che «si stanno studiando misure appropriate» nei suoi confronti. E gli Usa hanno inviato al leader chavista un messaggio chiaro: «Non lo toccate o reagiremo».

USA PRONTI A RAFFORZARE L'EMBARGO SU CUBA

Migliaia i venezuelani sono scesi in piazza a Caracas e in altre città del Paese per manifestare il loro appoggio a Guaidó. Manifestazioni si sono registrate a Barcelona, capitale dello Stato di Anzoategui, Valencia, capitale dello Stato di Carabobo, Maracaibo, capitalo dello Stato di Zulia, e altre città del Paese. «Non saranno le minacce e le persecuzioni che ci fermeranno, siamo più forti che mai, e il nostro sguardo si volge verso il futuro», ha detto Guaidó alla folla, annunciando un incontro con i sindacati, in particolare quelli del settore pubblico e una nuova giornata di mobilitazione di piazza, «per andare avanti con la liberazione del Venezuela». Il leader dell'opposizione ha ringraziato i governi sudamericani che lo hanno appoggiato ed accolto durante le sue due settimane all'estero - Colombia, Brasile Cile, Perù, Argentina, Paraguay ed Ecuador -, ha reso omaggio alle vittime della repressione e ha promesso che continuerà a lavorare per fare entrare nel Paese l'assistenza umanitaria, perché «la dittatura può bloccare strade e reprimere, ma non potrà fermare un popolo coraggioso che resta mobilitato in piazza».

«Il rientro sicuro di Juan Guaidó in Venezuela è della massima importanza per gli Usa. Qualsiasi minaccia, violenza o intimidazione contro di lui non sarà tollerata e avrà una risposta rapida», ha detto - sempre via Twitter - il vicepresidente statunitense Mike Pence. «Il mondo sta guardando. Al presidente ad interim Guaidó deve essere consentito di ritornare in Venezuela in modo sicuro». Sempre sul fronte statunitense, l'amministrazione Trump si sta preparando a fa entrare in vigore una sezione della legge Helms-Burton del 1996, quella sull'embargo a Cuba, per consentire azioni legali contro compagnie straniere che commerciano con l'Avana o usano beni confiscati dal governo dopo la rivoluzione del 1959. La misura sarebbe una rappresaglia per il sostegno cubano al presidente venezuelano Nicolas Maduro, che gli Usa vogliono sostituire con Guaidó.

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