Cina Trump dazi Usa

Perché l'Europa spera nella pace Usa-Cina sui dazi di Trump

Un accordo tra il presidente Usa e Jinping darà ossigeno anche all'economia in frenata della Ue. La Germania, come Pechino, nel mirino della Casa Bianca per il surplus dell'export. Il punto.

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Se la guerra dei dazi tra gli Stati Uniti e la Cina si allenta, anche l'Unione europea (Ue) riprende fiato. I surplus commerciali cinese e tedesco sono i due bersagli economici di Donald Trump, sin dalla corsa elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca: le sue politiche protezionistiche ruotano attorno alle sue due bestie nere. L'accumulo di ricavi dall'export del gigante asiatico dipende dalle vendite negli Usa: con i dazi del 25% che, dal marzo 2018, Trump ha piazzato sulle merci e gli investimenti cinesi in direzione Oltreoceano, la Cina ha iniziato a soffrire, e a quanto pare dalle indiscrezioni del Wall Street Journal è stata costretta a cedere su una parte importante delle richieste della Casa Bianca.

DAZI ANCHE ALL'UNIONE EUROPEA

Subito, all'eventualità di «sostanziali progressi» e un incontro di disgelo tra Trump e il presidente Xi Jinping, la Borsa di Shanghai è volata al +3%. Alla fine dell'anno la Cina aveva registrato la più grave contrazione della produzione industriale dal 2017, a causa di un calo complessivo e consecutivo degli ordini che stanno provocando licenziamenti. Per il 2019, la Banca mondiale ha stimato una crescita del Pil cinese in calo al 6%: il minimo degli ultimi 30 anni. Ma la scure dei dazi degli Usa non è solo un problema della nomenclatura di Pechino. Trump minaccia tasse del 25% anche sulle auto dell'Ue, dominate dall'industria automobilistica tedesca che nel Nord Italia ha un indotto importante nella componentistica.

Ji Xinping e Donald Trump in guerra per i dazi.
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LA FRENATA DELLA GERMANIA

Per far capire che non scherza, da maggio 2018 Trump ha imposto dazi del 25% sull'import dell'acciaio e del 10% sull'import di alluminio dall'Ue. Come quella cinese, anche l'economia tedesca ha frenato dall'ultimo trimestre del 2018, a causa soprattutto degli strascichi finanziari del Dieselgate e delle spese per la messa a norma, imposta dal governo Merkel, delle comparto ai nuovi standard sulle emissioni. Ma sugli ordini pesano anche gli umori negativi: nell'Ue c'è aria di recessione e nel mercato del miliardo e mezzo di cinesi la Germania ha sviluppato partnership crescenti, anche per bilanciare le perdite di import-export della crisi europea dal 2008. In Cina i tedeschi hanno circa 5.200 imprese, con oltre 1 milione di impiegati.

L'INDUSTRIA TEDESCA D'ACCORDO CON TRUMP

A riprova di quanto il tema sia sensibile per la Germania, a gennaio la Confindustria tedesca (Bdi) ha rilasciato il paper Partner and Systemic Competitor – How Do We Deal with China’s State-Controlled Economy? dove si ammette la «pesante interconnessione tra le economie». I rilievi dell'imprenditoria tedesca sulla Cina, e in particolare alla presidenza di Jinping, sono gli stessi di Trump: concorrenza sleale attraverso le violazioni nel copyright e «un'asimmetria di alto livello» tra la libertà di accesso al mercato dell'Ue dei cinesi e, viceversa, le restrizioni alla merce straniera alle dogane cinesi. Una tendenza accentuata dal ritorno a politiche economiche controllate dallo Stato di Jinping, che ha limitato le aperture al liberismo di Deng Xiaoping.

Il prossimo incontro tra Trump e Jinping, stando alle indiscrezioni, sarà in Florida il 27 marzo

PIÙ MERCE AMERICANA IN CINA

Le scelte economiche di Trump e Jinping sono più simili di quanto non si dia a vedere, sarà per questo che nelle reciproche visite di Stato – non rare nonostante il braccio di ferro – i due leader sembrano ragionare. Il prossimo incontro, stando alle anticipazioni dei media americani, sarà in Florida a fine del mese: le trattative tra Washington e Pechino sarebbero in «fase finale». E se in passato, in Cina e negli States, era stato Jinping a far ragionare Trump («non è nell'interesse degli Usa, ma li capisco», twittò), la morsa di Trump dei dazi sembra aver avuto l'effetto contrario. Pechino sarebbe disposto ad accettare più merci americane, dai prodotti agricoli alle auto, e 18 miliardi di gas texano.

MENO DAZI CINESI, MENO DAZI USA

I dazi cinesi sulle auto viceversa scenderebbero sotto il 15% e sarebbero anche tolte limitazioni alle proprietà straniere. In cambio gli Usa rimuoverebbero se non tutte, gran parte delle sanzioni del 2018: un segnale positivo, da parte di Trump, è aver rimandato di tre mesi un secondo giro di vite sui dazi cinesi, poi rimandato di nuovo a marzo. Con l'Ue l'inquilino della Casa Bianca si è mosso con maggiore prudenza, minacciando a più riprese Bruxelles di dazi sulle automobili, l'ultima nel febbraio scorso con un rapporto del Dipartimento Usa sul commercio. Ma dall'altra parte esortando gli europei a fare fronte comune contro la concorrenza sleale della Cina.

Ue ha posto dazi su 3 miliardi di beni americani, in risposta ai dazi Usa su acciaio e alluminio

I due leader si sono incontrati diverse volte, anche in Cina e negli Usa.
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LA LISTA USA DELLE CONTRO-SANZIONI

Il presidente cinese sarebbe in procinto di chiudere l'accordo con Trump, mentre a Pechino la nomenclatura si è riunita nel Congresso annuale consultivo sulle politiche, che suggerisce gli indirizzi e potrebbe fare pressioni al governo sull'economia. E Jinping arriverà negli Usa dopo due tappe in Italia e in Francia. L'Ue non fa mistero di studiare contro-sanzioni in risposta al protezionismo degli Usa: dazi su quasi 3 miliardi di euro di importazioni americane sono scattati, nel 2018, in risposta a quasi 6 miliardi e mezzo dell'export di acciaio e alluminio tassato verso gli Usa. Una lista della Commissione Ue con nuovi target per le sanzioni sulle auto e alcuni nomi di compagnie statunitensi circolati hanno fatto calare le loro azioni nelle Borse.

L'INFLUENZA CINESE SULLA COREA DEL NORD

Chi ci perderebbe di più, come con le nuove sanzioni Usa all'Iran, restano le aziende europee. La tattica di Trump, da Teheran a Pechino e a Bruxelles, è ricattare – anche gli alleati – mostrando i muscoli da superpotenza, fino a costringere la controparte ad adeguarsi. Un accordo, anche temporaneo, con la Cina aiuterà pure l'Ue che si appresta a votare nel 2019 per il rinnovo della Commissione e dell'europarlamento. Ma potrebbe rianimare anche i negoziati tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, dopo il fallimento dell'inconsistente incontro tra Trump e Kim Jong-un. Pechino ha molta voce in capitolo con Pyongyang.

6 Marzo Mar 2019 0630 06 marzo 2019
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