Brexit
Brexit
Brexit Backstop Irlanda
Mondo
8 Marzo Mar 2019 2045 08 marzo 2019

Londra ha rifiutato l'offerta dell'Ue sul backstop per la Brexit

Proposta la possibilità di «lasciare il territorio dell'Unione doganale in modo unilaterale» in ogni momento. No del ministro Barclay. Mentre May lancia l'ultimatum ai deputati.

  • ...

«Il mio accordo» o un salto nell'ignoto che potrebbe significare qualunque cosa: da un no deal all'epilogo di mettere una pietra sopra la Brexit, referendum o non referendum. Theresa May lancia l'ultimatum a pochi giorni dal secondo tentativo di ratifica della sua intesa da parte della Camera dei Comuni in calendario per martedì 12 dopo la bocciatura a valanga di gennaio. Mentre l'Ue prova a darle una mano in extremis, mettendo sul tavolo l'impegno, accolto per ora con freddezza a Londra, di una interpretazione condivisa «legalmente vincolante» che - almeno a parole e pur senza mettere in discussione nessuno degli obblighi dall'accordo di divorzio di novembre - fa balenare una scappatoia "unilaterale" del Regno dal controverso backstop sul confine irlandese. L'ultimatum della premier Tory denota del resto tensioni e incertezze persistenti, se non proprio disperazione, come le rinfaccia a stretto giro il leader laburista Jeremy Corbyn, rilanciando l'ipotesi di un suo piano B per una Brexit più soft e di un rinvio rispetto alla scadenza del 29 marzo per evitare lo spettro del no deal. Ed è un messaggio a due facce per i deputati di Westminster, nel quale le minacce rivolte ai falchi possono essere lette come auspici dalle colombe e viceversa.

VERSO IL VOTO DEL 12 MARZO

«Nessuno sa cosa potrà succedere» se il 12 marzo il parlamento confermerà il suo no, premette la premier. La decisione dei deputati, ammonisce, sarà «cruciale» e rigettare il deal significherebbe fare una scelta al buio e aprire una porta agli esiti più diversi: «Potremmo non uscire dall'Ue per molti mesi, potremmo uscire senza le protezioni che l'accordo prevede. E potremmo non uscire del tutto», elenca l'inquilina di Downing Street, esitando qualche attimo per l'effetto suspense. Il suo obiettivo, ribadisce, resta quello di chiudere i conti con l'Ue, come anche col mercato unico e l'unione doganale, per restituire all'isola «il controllo delle leggi», per consentirle di stringere accordi di libero scambio autonomi con Paesi terzi e per mettere «fine ai versamenti» al bilancio comunitario. Ma soprattutto per onorare «la volontà popolare» espressa nel 2016. «Let's get it done» («facciamo il nostro dovere»), scandisce quindi sollecitando i parlamentari ad aiutarla a «chiudere le polemiche» e far della Brexit «un successo». May non rinuncia poi a un attacco a Corbyn, additato come inaffidabile e ambiguo: pronto a tenersi di riserva la carta di «un secondo referendum che sarebbe divisivo per il Paese».

L'APPELLO DI MAY ALL'UNIONE EUROPEA

Retorica politica a parte, la premier sa però di dover ancora trovare la quadra a Westminster. E che per farcela ha bisogno di qualche aiuto da Bruxelles. Da qui l'appello ai 27, sullo sfondo di colloqui e contatti supplementari destinati a proseguire fino a lunedì 11 marzo, a tenere presente «il grande impatto» del loro atteggiamento sul voto del 12. «Esattamente come i nostri parlamentari - dice - l'Ue deve fare una scelta», essendo anche «suo interesse che il Regno Unito esca con un accordo». Parole a cui il negoziatore europeo Michel Barnier risponde con la proposta di «un'interpretazione vincolante» sul contestato backstop e la possibilità per il Regno (non estesa peraltro a quanto pare all'Irlanda del Nord) di «lasciare il territorio dell'Unione doganale in modo unilaterale» in ogni momento. Mettendo in bella copia garanzie in sostanza già evocate in passato con un artificio non convince il ministro britannico per la Brexit, Stephen Barclay. E fa addirittura gridare il capogruppo degli unionisti nordirlandesi del Dup, Nigel Dodds, all'imbroglio del «gioco del cerino».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso