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8 Marzo Mar 2019 1630 08 marzo 2019

Il patto di Netanyahu con i suprematisti israeliani

La Knesset esclude gli arabo-israeliani dalle elezioni e ammette Potere ebraico. Erede di un movimento terroristico negli Anni 90, alleato del Likud.

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Nel pieno della campagna elettorale più rovente che si ricordi per il premier Benjamin Netanyahu la Commissione elettorale della Knesset, il parlamento israeliano, ha votato l'esclusione alle elezioni politiche del 9 aprile prossimo della lista araba Raam-Balad e di un deputato comunista. Esprimendosi viceversa per ammettere al voto l'estrema destra di Potere ebraico: il partito erede del movimento Kach messo al bando per razzismo in Israele alla fine degli Anni 80 e dichiarato terroristico poco dopo, per un massacro contro i palestinesi. Gli esclusi di sinistra hanno fatto ricorso alla Corte Suprema, chiamata a decidere nel weekend, per ribaltare il parere della Knesset e non è detta l'ultima parola: in passato i giudici costituzionali sono stati altalenanti sulla legittimità di Potere ebraico. Ma mai prima del 2019 si era prospettata la possibilità che i suprematisti israeliani andassero al governo, come accadrebbe nel caso di un quinto mandato di Netanyahu.

NETANYAHU ALLA DISPERATA RICERCA DI UNA MAGGIORANZA

Il «patto con il diavolo» di Bibi, ha commentato anche il New York Times, è stato siglato nella riprovazione anche delle potenti lobby ebraiche americane filoisraeliane Aipac e Ajc e di influenti rabbini ortodossi come Benny Lau, che durante una funzione religiosa è sceso in campo sdegnato, equiparando il «voto a Potere ebraico come voto al Nazismo». Eppure il leader del Likud in persona ha dato l'imprimatur all'alleanza tra Casa ebraica e l'estrema destra extraparlamentare, garantendo (se rieletto col cartello) due seggi ai leader di Potere ebraico. Realpolitik, anche i fogli conservatori commentano che «è l'ultima spiaggia per Netanyahu» alla disperata ricerca di una maggioranza. Tuttavia, il nuovo salto di qualità nella deriva a destra del Likud può fruttare a Bibi il posto nel pantheon di Israele come il primo ministro più longevo, finora occupato da Ben Gurion. L'orientamento della Commissione della Knesset ha l'aria di un ticket per affossare il difficile, ma ventilato, sostegno degli arabo-israeliani ai centristi di Benny Gantz, in ascesa nei sondaggi.

Seguaci sulla tomba di Kahane in Israele.
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L'ATTIVITÀ TERRORISTICA DI KAHANE

Nel 2009 al leader di Potere ebraico Michael Ben Ari, oggi in lizza per un seggio alla Knesset e forse per un incarico di governo, fu proibito il visto negli Usa per via del suo sostegno esplicito all'ideologia kahanista del movimento, dopo l'arresto in Israele per alcune proteste. Il termine Kahanismo deriva dal rabbino ortodosso fondatore del Kach, Meir David Kahane, condannato per terrorismo e fabbricazione di armi artigianali a New York ancor prima di trasferirsi, all'inizio degli negli Anni 70, in Israele incitando «tutti gli ebrei americani ad andare nella terra promessa per evitare un nuovo Olocausto negli Usa». Già leader della Lega di difesa ebraica (Jdf), Kahane si schierò per «l'uso della violenza» e la praticò, ammise di aver piazzato «bombe alle sedi dell'Unione sovietica a New York e a Washington». Fu arrestato decine e decine di volte in Israele con l'accusa di pianificare attacchi armati contro i palestinesi, e gli fu perciò bandito l'ingresso nel Regno Unito nel 1981.

NELLA BLACK LIST DI ISRAELE E DEGLI USA

Come nel 2009 anche il discepolo Ben Ari, Kahane riuscì a entrare – all'opposizione – alla Knesset nel 1984, dopo il discusso via libera della Corte suprema alla sua candidatura. Ma ne venne presto estromesso per le posizioni estreme sul divieto di relazioni e matrimoni misti tra ebrei e non ebrei, sulla revoca della cittadinanza agli arabi e sulla loro deportazione dalla terra di Israele. Kahane morì nel 1990 ucciso da un fondamentalista islamico durante un comizio negli Usa. E nel 1994 anche il Likud fu tra i partiti a bandire il Kach, dopo l'eccidio nella moschea di Hebron di 29 musulmani mitragliati da un fedelissimo del movimento sin dalle origini: a livello politico, i kahanisti erano allora considerati terroristi, alla stregua dell'Ira irlandese o degli Hezbollah libanesi, nella black list anche degli Usa. Venticinque anni dopo, Netanyahu sta con Casa ebraica che sta con Potere ebraico che ha fatto suo il programma del Kach. Diventato nel frattempo una calamita per il sottobosco giovanile dell'estrema destra.

Il movimento nazista e terrorista di Kahane, in Israele, ha compiuto massacri e attacchi in Palestina.
Wikipedia

L'EBRAIZZAZIONE DELLO STATO DI ISRAELE

La Commissione elettorale che ritiene compatibile con Israele il movimento di Ben Ari, e non il blocco arabo-israeliano titolare di otto seggi alla Knesset, è lo specchio del processo di ebraizzazione di Israele: nel luglio del 2018 è passata al parlamento israeliano la legge sullo «Stato-nazione degli ebrei», una definizione tanto sionista quando confessionale che sdogana la costruzione di colonie e la concezione religiosa delle istituzioni, a scapito delle minoranze discriminate. Alle ultime primarie del Likud si è aggiudicata il 33esimo posto nelle liste elettorali la giovane attivista anti-migranti May Golan, nel 2013 sui santini di Potere ebraico. Candidamente, un lustro dopo May ha dichiarato: «Non ho moderato la mia linea, è il Likud a essermi venuto incontro». Dal partito di Netanyahu intriso di razzismo ed estremismo si sono sfilati diversi big ed elettori di punta conservatori, per confluire tra i centristi sionisti del generale Gantz: l'insidia maggiore del voto del 2019.

I RABBINI SPACCATI SULLA FIGURA DI KAHANE

Ma per un centinaio tra rabbini e religiosi – anche ortodossi e ultraortodossi – che come Lau prendono le distanze dall'«abominio» di Potere ebraico, altre dozzine si ripiegano sul quietismo verso Ben Ari, per convenienza o convinzione. A parole la maggioranza del Likud gli è contro, ma anche tra i più moderati c'è chi giustifica che «Netanyahu non è razzista, ma usa il razzismo». A livello religioso, grande è da sempre l'ambiguità verso il kahanismo: il funerale di Kahane è ricordato come uno dei più affollati della storia di Israele, in circa 150 mila gli diedero l'ultimo saluto e tra loro diversi rabbini. Non pochi religiosi di alto profilo affermarono come in pochi avessero colto il «vero valore» di Kahane nella comprensione della «via della Torah». Anche Ben Ari, vecchia conoscenza della Knesset, è per annettere la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e la Spianata delle moschee di Gerusalemme. A Hebron i graffiti della Jdf incitano: «Gasare gli arabi!».

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