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8 Marzo Mar 2019 1109 08 marzo 2019

Cosa succede in Venezuela dove un blackout ha colpito 23 Stati su 24

Il presidente Maduro parla di sabotaggio e la sua vice ha accusato il senatore Usa Marco Rubio. La Cina per la seconda volta in pochi mesi ha chiesto di non interferire.

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Un paese in blackout e non solo politico, ma letterale. Caracas, la capitale del Venezuela è rimasta per ore senza luce. E il blackout si è poi esteso, interessando altre aree del Paese. Il governo del presidente Nicolas Maduro ne ha incolpato l'opposizione, accusandola di sabotaggio, secondo quanto ha riferito l'emittente britannica Bbc e altri media internazionali. Maduro ha denunciato che il massiccio blackout che ha colpito la Capitale e ben 23 Stati su 24 del paese fa parte della«guerra elettrica annunciata e diretta dall'imperialismo statunitense contro il nostro popolo». In un messaggio su Twitter, Maduro ha assicurato che questa guerra«sarà sconfitta» perché «niente né nessuno potranno sconfiggere il popolo di Bolivar e Chavez» prima di concludere con l'appello: «massima unità dei patrioti!». La replica del capo dell'opposizione, Juan Guaidò riconosciuto presidente ad interim dalla maggioranza degli Stati europei, è arrivata a stretto giro: «È chiaro per tutto il Venezuela che la luce arriverà con la fine dell'usurpazione», ha commentato il presidente del Parlamento venezuelano che ha assunto i poteri dell'Esecutivo. Guaidò ha promesso che«durante il nostro giro nel Sud del Paese cercheremo gli appoggi necessari per risolvere questa crisi», aggiungendo che «il blocco al progresso lo sconfiggeremo con la mobilitazione»" e concludendo con un appello: «Ci vediamo sabato in piazza!»

IL GOVERNO ACCUSA IL SENATORE USA MARCO RUBIO DI SABOTAGGIO

La vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha accusato il senatore repubblicano statunitense Marco Rubio di essere il responsabile del "sabotaggio elettrico" annunciando che il suo governo rivelerà «la verità» sull'episodio. «Signor Rubio, in poche ore il Venezuela e la comunità internazionale sapranno la verità, ossia che le sue mani pestilenti sono dietro a questo sabotaggio elettrico», ha detto Rodriguez in un breve messaggio trasmesso dalla tv pubblica. La vicepresidente di Nicolas Maduro ha sottolineato che «non vi è nessun dubbio in quanto alla partecipazione di fattori estremisti in questo sabotaggio del sistema elettrico in grande scala». Rodriguez ha aggiunto che comunque si sta lavorando per recuperare l'energia elettrica negli Stati di Bolivar, Anzoategui, Monagas e Nueva Esparta».

POMPEO: «BLACK OUT COLPA DEL REGIME DI MADURO»

Dagli Usa è arrivata anche la risposta del segretario di Stato Mike Pompeo. Il blackout che ha colpito vaste aree del Venezuela e soprattutto la capitale Caracas e «la devastazione di cui soffrono ogni giorno i venezuelani», ha scritto Pompeo su Twitter, «non dipendono dagli Stati Uniti, non dalla Colombia, non da Ecuador, Brasile, Europa o alcun altro Paese. La mancanza di elettricità e la fame sono il risultato dell'incompetenza del regime di Maduro».«Niente cibo, niente medicine. Ora niente elettricità. Il prossimo passo, niente Maduro», ha affermato Pompeo.

LA CINA TORNA A CHIEDERE DI NON INTERFERIRE

L'altra potenza globale tuttavia sembra non credere alle dichiarazioni americane e del resto secondo il magazine politico Axios già alla fine del 2018 l'amministrazione Trump stava valutando un intervento militare in Venezuela. In ogni caso per la seconda volta in pochi mesi la Cina ha lanciato un messaggio chiaro a Washington, sollecitando a non interferire nella crisi. La storia, hanno sottolineato da Pechino, ha dato una chiara lezione per«non seguire le stesse e disastose strade». Il ministro degli Esteri Wang Yi, nella conferenza stampa a margine del Congresso nazionale del popolo (sessione annuale del parlamento), ha rinnovato l'invito a evitare gli affari interni di un altro Paese che dovrebbero essere decisi «dalle sue stesse persone. Interferenze esterne e sanzioni esaspereranno le tensioni permettendo il ritorno incontrollato della legge della giungla».

«QUESTO NON È IL MOMENTO DI DEPORTARE VENEZUELANI»

Intanto la ong Human Rights Watch ha chiesto al Dipartimento della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti du garantire ai venezuelani lo status di protezione temporanea perché il deterioramento delle condizioni rende in questo momento non sicuro costringere le persone a tornare nel loro Paese. «La crisi umanitaria in Venezuela», afferma in una nota Bill Frelick, direttore per i diritti dei rifugiati presso l'ong, «è un caso classico di necessità di una protezione temporanea generalizzata. Questo non è il momento di deportare i venezuelani».

SOSPESE LE ATTIVITÀ LAVORATIVE E DI ISTRUZIONE

Il governo venezuelano ha «sospeso le attività lavorative e di istruzione» per la giornata di venerdì 8 marzo, in tutto il Paese, per facilitare la restituzione del servizio elettrico dopo il blackout della notte scorsa, che ha attribuito ad una «azione di sabotaggio». Lo ha reso noto Telesur, sottolineando che «questa misura resterà in vigore solo questo venerdì, per rendere possibile la normalizzazione del sistema elettrico, che ha subito un attacco di settori dell'estrema destra, appoggiati da dirigenti politici imperialista». Secondo un monitoraggio effettuato dal quotidiano Efecto Cocuyo, sono stati colpiti dal blackout gli Stati di Anzoategui, Aragua, Barinas, Guarico, Merida, Tachira, Trujillo, Nueva Esparta, Apure, Delta Amacuro, Cojedes, Zulia, Yaracuy, Bolivar, Lara, Portuguesa, Carabobo, Monagas e Sucre. A Caracas la metropolitana ha sospeso il suo servizio, così come l'aeroporto internazionale di Maiquetia. A causa del blackout la rete telefonica, fissa e cellulare, e il collegamento a Internet sono stati fortemente perturbati. L'ente pubblico per l'energia elettrica, Corpoelec, ha denunciato su Twitter che «hanno sabotato la generazione elettrica a Guri», nello Stato di Bolivar, dove si trova una delle più grandi dighe dell'America Latina, senza fornire ulteriori dettagli, aggiungendo che «questo fa parte della guerra elettrica contro lo Stato!» e assicurando che «non lo permetteremo, stiamo lavorando per recuperare il servizio!». Il ministro della Comunicazione, Jorge Rodriguez, che ha attribuito il blackout a «un attacco tecnico e cibernetico», ha annunciato da parte sua che "in modo eroico si è riuscito a ristabilire il servizio elettrico al 100% nella regione orientale del paese, e in poche ore sarà ristabilito in tutto il territorio nazionale», ma residenti negli Stati di Monagas e Anzoategui, nell'Est del Venezuela, hanno smentito quasi in tempo reale il suo annuncio, informando su Twitter che erano senza luce.

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