Europee 2019
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Perché l'Africa dev'essere un tema centrale alle elezioni europee

La crescita del continente non compensa il boom demografico. Nel 2050 la popolazione raddoppierà. Mentre il Pil pro-capite resterà al palo. Senza un piano di ampio respiro, la crisi sarà irreversibile. Anche per Bruxelles.

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Questo articolo è il primo in una serie di tre, dedicata a illustrare l'impatto dell'Africa sul nostro continente in vista delle elezioni europee di maggio 2019.

Pochi conoscono i numeri dell’Africa. Numeri che spiegano come sia un continente che può avere, nel prossimo futuro, un grande impatto sull’Europa che giace, piccola di superficie ma grande per ricchezza, sopra di lei. E che si avvicina alle elezioni di maggio priva, in materia, di una politica degna di questo nome.

I dati più significativi si riferiscono all’esplosione demografica dell’Africa. Oggi 1,3 miliardi di persone, domani - nel 2050 - 2,5 miliardi e poi 4,3 miliardi a fine secolo: una rincorsa demografica senza uguali nella storia del nostro pianeta. Da oggi al 2100 ogni 100 persone che nasceranno 85 saranno africane. A fine secolo avremo quattro asiatici (in decrescita demografica), quattro africani (in crescita), un sudamericano, un bianco. Il bianco avrà il 75 % della ricchezza.

PIL PRO-CAPITE DI SEI DOLLARI AL GIORNO NEL 2050

La ricchezza, appunto. Il Pil dell'Africa è inferiore a quello della sola Francia e di poco superiore a quello dell'Italia: 2.328 miliardi di dollari, pari al 3,14% della torta mondiale (2016). Ricchissima di materie prime, ma povera fino all'osso. Il Pil pro-capite medio è di 1.846 dollari pari a cinque dollari al giorno: la paghetta di un nostro ragazzino. Qualcuno obietta: "Ma l'Africa sta crescendo". Vero, ma in media del 4%. Poco per un continente che presenta le tendenze demografiche appena illustrate. Il pro-capite del 2030 sarà di sei dollari al giorno, nel 2050 di otto dollari. Senza contare l’inflazione. In sostanza, una crescita economica inadeguata rispetto alla demografia galoppante. Quasi impercettibile.

L'evoluzione del Pil pro-capite in Africa.

LA POPOLAZIONE DELLE GRANDI CITTÀ RADDOPPIERÀ IN 50 ANNI

Ma dove vivranno queste persone? Secondo una ricerca della compagnia Frost & Sullivan, in città al 70%. Le megalopoli africane raccoglieranno, inurbando, dai 2 ai 3 miliardi di persone alla ricerca di un lavoro. Secondo Un Population, nel 2050 Kinshasha (Repubblica Democratica del Congo) conterà 35 milioni abitanti, Lagos (Nigeria) 33, il Cairo (Egitto) 24, Nairobi (Kenya) 15. Città che raddoppieranno (almeno) nel giro dei 50 anni successivi. A Lagos si arriverà a toccare gli 88 milioni di abitanti. Con il trend economico accennato, il lavoro resta uno degli aspetti più problematici del continente. Prima, si pensava che l’Africa sarebbe diventata una Cina del mondo: lavoro delocalizzato per una manodopera dequalificata ma immensa di oltre 1 miliardo di giovani nel 2030. I conti, però, venivano fatti senza l’oste. Che in questo caso è rappresentato dall'evoluzione tecnologica.

LA VARIABILE DELL'EVOLUZIONE TECNOLOGICA

Un documento preparato da McKinsey, intitolato A future that works, riproduce l’incremento della robotica nel mondo, in un trend sovrapponibile alla crescita dei giovani africani. Perché un imprenditore dovrebbe delocalizzare in Africa quando può affidarsi a un robot che non chiede soldi, non è iscritto al sindacato e il cui acquisto viene spesso incentivato dallo Stato? Si aggiunga un panorama diffuso fatto di infrastrutture carenti, servizi labili quando non assenti e comunque non adeguati al flusso demografico. E, in cima a tutto questo, una classe politica spesso corrotta, talvolta facente capo a dittatori poco inclini allo sviluppo. Eppure, il continente - oltre a essere ricco di terra da coltivare (solo il 25% di quella utilizzabile per l’agricoltura è oggi arata) nonché produttore ideale di energia rinnovabile - è abitato da una gioventù creativa, vogliosa di lavorare e talvolta più avanti di quanto si pensi nella applicazione delle nuove tecnologie, alcune di grande successo come Mpesa in Kenya.

Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo.

UNA STRATEGIA DI AMPIO RESPIRO PER EVITARE UNA CRISI IRREVERSIBILE

Il quadro è dipinto. E allora? Quel che accade in Africa si rifletterà soprattutto sull’Europa. Come le cronache sull’immigrazione raccontano tutti i giorni. Il numero di emigrati fino ad oggi è di circa 27/30 milioni, di cui fuori dall’Africa solo il 40%: una decina di milioni. L’immigrazione annuale poi è ancora bassa (per la metà verso l’Europa), nonostante il caotico rumore multimediale. I numeri illustrati fanno presumere che l’immigrazione sia destinata ad aumentare sensibilmente, premendo sempre più sui confini europei e mettendo a nudo le contraddizioni delle politiche comunitarie e i limiti del Trattato di Dublino. L'Europa è senza piani di respiro, senza una strategia, litigiosa di fronte a questa tragedia annunciata. Basti pensare alla suddivisione dei 40 migranti della Sea Watch: tre all’Olanda, due alla Spagna, quattro all’Italia, e così enumerando. Una risposta imbarazzante a un tema sconfinato. Le elezioni europee sono alle porte. E se i partiti dei vari Paesi non affronteranno il tema del confronto con l’Africa, mettendo a punto proposte piani di intervento di lungo periodo ed evitando l’uso strumentale dell’argomento a fini elettorali, la crisi sarà irreversibile.

9 Marzo Mar 2019 1200 09 marzo 2019
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