Brexit
Brexit
Brexit Voto Oggi 12 Marzo
Mondo
12 Marzo Mar 2019 1021 12 marzo 2019

Le cose da sapere sul voto per la Brexit del 12 marzo 2019

Westminster torna a esprimersi sull'accordo May, rimodulato nella parte riguardante il backstop. Quali sono le novità introdotte. E quali le criticità. Evidenziate dal parere legale di Cox.

  • ...

Si apre il 12 marzo una tre giorni cruciale per il destino della Brexit. Il parlamento del Regno Unito è chiamato a esprimersi una seconda volta - dopo la roboante bocciatura di gennaio - sull'accordo raggiunto a novembre del 2018 tra la premier Theresa May e l'Unione europea. Un accordo, costituito da 585 pagine di Withdrawal Agreement - intoccabili per l'Ue - e da una dichiarazione politica, che è teso a regolare il divorzio tra Londra e Bruxelles e che è stato rimodulato l'11 marzo nella parte riguardante il cosiddetto backstop, la clausola di salvaguardia sul mantenimento di un confine aperto fra Irlanda del Nord e Irlanda. Nelle aspettative dell ex ministro degli Esteri brexiteer Boris Johnson, che conferma ai Comuni il suo 'no' a quella che definisce "un'umiliazione" dell'Ue, l'accordo della May è condannato,

Se il 12 marzo l'accordo May dovesse essere bocciato di nuovo, il 13 marzo Westminster voterebbe sulla possibilità di un no deal, una uscita al buio, senza intesa. Il 14 marzo, infine, è previsto che venga messa ai voti l'opzione di un rinvio della data della exit, attualmente in agenda il 29 marzo del 2019. Di seguito, una breve guida per capire cos'è il backstop, cosa prevede l'intesa dell'11 marzo tra May e Bruxelles e perché rischia di non essere abbastanza. Specie alla luce del parere legale espresso dall'attorney general del governo britannico, Geoffrey Cox, che ha stroncato l'ultimo accordo, facendo crollare la sterlina.

1. IL NODO BACKSTOP: IL CONFINE SOFT CHE NON PIACE A DUP E CONSERVATORI

Il backstop entrerebbe in vigore a partire dal 2021 nel caso in cui Ue e Regno Unito non dovessero trovare una intesa definitiva sulle loro relazioni future. Con il backstop, si verrebbe a creare un confine "morbido" tra l'Irlanda del Nord (che fa parte del Regno Unito) e l'Irlanda (che è un Paese membro della Ue). Questa ipotesi - volta a evitare il ritorno di un confine rigido suscettibile di rinfocolare le tensioni interne all'isola irlandese - non piace alla destra unionista nordirlandese del Dup, che non vuole che Belfast sia sottoposta a un regime diverso rispetto a Londra, e ai Tory più conservatori, perché prolunga il legame tra il Regno e l'Ue. E infatti otto deputati di spicco in rappresentanza dei Tory brexiteer più oltranzisti e degli alleati unionisti nordirlandesi del Dup hanno levato il pollice verso contro l'accordo di May. Le intese raggiunte a Strasburgo dalla premier con i vertici Ue sul backstop «non soddisfano l'impegno preso dal governo alla Camera dei Comuni di ottenere cambiamenti legalmente vincolanti nell'accordo di recesso", scrivono gli 8, fra cui l'ex ministro conservatore per la Brexit, Dominic Raab, e il capogruppo del Dup, Nigel Dodds.

Theresa May, premier del Regno Unito, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea.
Ansa

2. LE NOVITÀ: TENTATIVO DI "LIBERARE" LONDRA DAL BACKSTOP

Tre sono i punti su cui May, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e il capo negoziatore della Ue Michel Barnier fanno leva per alimentare la speranza di un via libera alla ratifica da parte del parlamento di Westminster.
1. Uno «strumento condiviso legalmente vincolante», allegato all'accordo di divorzio raggiunto a novembre, che garantisce al Regno Unito di non restare "intrappolato" a tempo indefinito in quel supplemento di unione doganale europea che l'eventuale attivazione del backstop comporterebbe temporaneamente. E di potersi rivolgere in caso di controversia a un arbitrato indipendente per dirimere la questione.
2. Una «dichiarazione unilaterale» allegata alle intese dalla sola parte britannica (ma non smentita da Bruxelles) che afferma come nulla di quanto previsto dall'accordo di recesso possa impedire in futuro al Regno di mettere fine con decisione sovrana alla propria adesione allo stesso backstop, laddove l'Unione mostrasse di volerne prolungare la durata.
3. Una «dichiarazione congiunta» collegata a quella sulle relazioni future che impegna le parti a definire entro il dicembre 2020 - ossia entro la fine del previsto periodo di transizione post divorzio - soluzioni alternative al backstop per assicurare un confine irlandese senza barriere. Per esempio immaginando il ricorso a nuove tecnologie avanzate di controllo che non impongano lo stop a persone e merci.

3. LE CRITICITÀ: RESTA IL RISCHIO DI UNA PROROGA INDEFINITA

Per il vice premier di fatto del governo May, David Lidington, si tratta di documenti che hanno lo stesso «valore legale» dell'accordo di novembre tra Londra e i 27. Per il leader dell'opposizione laburista, Jeremy Corbyn, e per il suo ministro ombra per la Brexit, Keir Starmer, invece no. Di certo si tratta di passi in avanti per venire incontro alla premier e alle resistenze della sua maggioranza: specialmente quelle dei falchi Tory brexiteer e degli alleati del Dup. Passi che tuttavia non cancellano almeno due punti deboli.
1. Gli impegni previsti nei tre allegati erano già indicati, almeno in sostanza, nella lettera di rassicurazioni (insufficiente per Westminster) inviata dallo stesso Juncker e del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, qualche settimana fa. E non modificano il testo originario dell'accordo, integro con le sue 585 pagine come voleva Bruxelles.
2. Nella prima bozza della mozione che il governo intende mettere ai voti del parlamento (e che recepisce in cinque punti i tre documenti nuovi, assieme all'accordo di divorzio e alla dichiarazione politica sulle relazioni future di novembre) è scritto nero su bianco che «i cambiamenti» introdotti «riducono il rischio» di una proroga «indefinita» del backstop per il Regno. Non che lo eliminano del tutto. Questo aspetto è alla base del parere legale dell'attorney general del governo britannico, Cox, secondo cui le intese allegate all'accordo sulla Brexit sono «legalmente vincolanti» e «riducono il rischio che il Regno Unito possa essere trattenuto indefinitamente e involontariamente» nel meccanismo del backstop. Ma non cancellano del tutto un «rischio legale [che] resta invariato» nell'ipotesi di «differenze irreconciliabili» nel negoziato con l'Ue sulle relazioni future.

4. IL TENTATIVO DI THERESA MAY: RISCHIAMO DI PERDERE" LA BREXIT

Da parte sua, May ha cercato di difendere l'intesa trovata a Strasburgo. L'accordo sulla Brexit, ha detto May rivolgendosi alla Camera dei Comuni, e presentandosi quasi senza voce al dibattito, «è stato migliorato» e offre garanzie «legalmente vincolanti» sul backstop. May ha quindi invitato tutti i deputati a esprimersi a favore. L'alternativa, ha avvertito, è fra «questo accordo» e il rischio che «la Brexit vada perduta». Non è bastato tuttavia a convicere la destra unionista nordirlandese. Arlene Foster, leader del Dup, ha formalizzato la decisione del suo partito - vitale alleato dei Conservatori al Parlamento britannico - di «non sostenere» oggi l'accordo presentato dalla premier Theresa May. Foster ha riconosciuto «alcuni limitati progressi» fatti negli ultimi colloqui con l'Ue, ma giudicandoli«insufficienti» a tutelare l'Irlanda del Nord dall'eventuale «impatto» del backstop «sull'integrità economica e costituzionale» del Regno Unito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso