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13 Marzo Mar 2019 2023 13 marzo 2019

Il parlamento britannico dice no a una Brexit senza accordo

Approvato a Westminster il primo emendamento contro il No Deal. Il testo, presentato da laburisti e conservatori, è passato per soli quattro voti.

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Via libera del parlamento britannico al primo emendamento contro l'ipotesi di un'uscita senza accordo dall’Unione europea. Il testo sulla Brexit, promosso trasversalmente da conservatori e laburisti per mettere il governo di Theresa May alle strette, mira a potenziare il rifiuto del No Deal, escludendo che Londra possa lasciare l'Ue «senza un accordo di recesso e una cornice sulle relazioni future». L’emendamento, presentato dal laburista Jack Dromey e dalla conservatrice Caroline Spelman, è stato approvato con 312 voti a favore e 308 contrari.

COSA SUCCEDE ADESSO

Adesso la palla passa alla terza e ultima votazione in programma il 14 marzo. Il parlamento sarà chiamato a dire sì o no alla richiesta di un rinvio della Brexit oltre la scadenza originaria del 29 marzo 2019. L'opzione delay sta prendendo sempre più corpo, ma il percorso deve essere scandito e ufficializzato dalla Camera dei Comuni. Occorre infatti precisare che il voto contrario al No Deal non equivale a scongiurare del tutto questo scenario. Se la premier May infatti non trovasse un accordo sul rinvio con Bruxelles, Londra si avvierebbe comunque verso una Hard Brexit. Un rischio che l'Unione europea, come ha fatto sapere il capo negoziatore Michel Barnier dopo la bocciatura dell'accordo negoziato con Bruxelles, prende in seria considerazione.

I LIMITI DEL POSSIBILE RINVIO

Il voto del 14 marzo, quindi, vede i parlamentari britannici propensi a schierarsi per il rinvio. Anche perché questa opzione rappresenta l'unica possibilità per continuare a negoziare con Bruxelles. Ma cosa deciderà di fare la controparte? Un portavoce del caponegoziatore Barnier ha già dichiarato che non sarà concesso alcun rinvio al buio, ovvero in assenza di una «valida motivazione». Se la premier May si presentasse dai partner europei senza un progetto ben definito, il Consiglio europeo potrebbe respingere la richiesta e abbandonare Londra a un’uscita senza accordo. Un'altra criticità riguarda i tempi. Il rinvio, per quanto «breve e limitato», rischia di trascinare le trattative oltre la data delle elezioni europee del 23-26 maggio. Ma la Commissione europea non sembra disposta a cedere su questo punto e ha sottolineato come il funzionamento delle istituzioni Ue debba essere in ogni caso garantito.

CORBYN VUOLE ESAUTORARE LA PREMIER MAY

Non a caso, dopo il voto del 13 marzo, May ha ribadito che l'opzione No Deal resta lo sbocco «di default» in mancanza di un accordo o di un rinvio. La premier ha confermato che il 14 marzo ci sarà una terza votazione su una mozione che apra la strada un «breve rinvio» della Brexit, ma ha legato questo passaggio alla disponibilità della Camera ad accettare il suo accordo come testo base. Ma il leader laburista Jeremy Corbyn la vede diversamente. E chiede che sia direttamente il parlamento «a prendere il controllo» del processo verso la Brexit. Per Corbyn la richiesta di un rinvio a questo punto è «inevitabile» e il Labour farà partire consultazioni trasversali per cercare un accordo di compromesso votabile a maggioranza dalla Camera dei Comuni. Anche la Commissione europea si è rivolta ai parlamentari britannici, dichiarando che «non basta votare contro il No Deal, occorre trovare un'intesa per un accordo».

LA MOZIONE CHE IL GOVERNO DI LONDRA PROPORRÀ IL 14 MARZO

Il governo britannico ha quindi fatto sapere che il 14 marzo metterà ai voti una mozione in cui chiederà alla Camera dei Comuni di scegliere tra il via libera a un accordo sulla Brexit entro mercoledì 20 marzo, seguito dalla richiesta all'Unione europea di un rinvio tecnico limitato al 30 giugno per l'approvazione della legislazione connessa, e un rinvio a più lungo termine. L'opposizione ha protestato, sostenendo che si tratta di un tentativo di forzare un nuovo voto sull'accordo negoziato da May e già respinto in parlamento.

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