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14 Marzo Mar 2019 1211 14 marzo 2019

Soldato inglese incriminato per il Bloody Sunday in Irlanda del Nord

La marcia del 1972 finì con 13 morti. Ora la nuova inchiesta va verso il processo per pluri omicidio a un ex militare di Sua Maestà. Mentre la Brexit ha già creato tensioni tra Dublino e Londra. 

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A 47 anni di distanza dalla strage, un ex soldato britannico verrà incriminato per la morte di due attivisti in Nord Irlanda, nella 'domenica di sangue' del 1972 a Londonderry, resa celebre per sempre dalla canzone degli U2. Il militare, identificato con l'iniziale "F.", era uno dei 17 membri del reggimento di paracadutisti britannici coinvolto nella violenta repressione delle proteste contro la detenzione di alcuni sospetti nazionalisti irlandesi. I morti furono 13, una 14/a vittima morì mesi dopo per le ferite. Un'inchiesta durata decenni ha stabilito che i soldati aprirono il fuoco contro dimostranti disarmati. Alla protesta presero parte 20mila persone.

. Il 1 ° Battaglione del Reggimento Paracadutisti era stato schierato a Londonderry per arrestare i rivoltosi in caso di disordini civili, alcuni di loro occupavano un edificio abbandonato. Quando la folla se ne accorse, iniziò a lanciare pietre contro le loro finestre. E a quel punto i soldati iniziarono a sparare i primi colpi. In tutto furono 100, 26 andarono a bersaglio uccidendo e ferendo i dimostranti.

Quella domenica fu definita dall'organizzatore della marcia lo spartiacque nella storia dei disordini in Irlanda del Nord. La nuova inchiesta - durata 12 anni e passata per l'audizione di 922 testimoni - è frutto delle richieste fatte dal partito irlandese Sinn Fein all'allora primo ministro Tony Blair, nel nome di una pacificazione e normalizzazione che però doveva andare di pari passo con la giustizia. Per anni infatti le vittime di quella sparatoria furono in qualche modo considerate complici.

E tuttavia le conclusioni dei giudici arrivano in un momento molto delicato delicato dei rapporti tra Gran Bretagna, Irlanda e Irlanda del nord, mentre il destino del negoziato sulla Brexit è legato a doppio filo alla necessità sostenuta da Irlanda e Unione europea di mantenere una frontiera aperta sull'Isola di Smeraldo. come previsto dagli accordi di pace del Venerdì Santo a cui la Gran Bretagna aveva risposto proponendo di inserire una garanzia nell'accordo di divorzio, che lo stesso governo britannico ha poi criticato e cercato di modificare.

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