Nuova Zelanda Salvini

La falsificazione degli eventi che alimenta il rischio terrorismo

La distorsione della storia da parte dello stragista di Christchurch non è solo colposa, ma anche finalizzata allo scontro. E le parole di Salvini non aiutano a ristabilire il corretto ordine delle cose.

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Perché proprio nella Nuova Zelanda, Paese rappresentativo della più bucolica delle serenità? Perchè un massacro di tali proporzioni (50 morti e 34 feriti) perpetrato per di più sullo scenario di due moschee (Alnoor e Linwood)? Perché Brenton Harrison Tarrant, l’autore della strage, si è preoccupato di usare i social media con tanto metodico cinismo e fredda cattiveria? Quali le possibili conseguenze nella catena dell’estremismo, jihadista da un lato e islamfobo dall’altro? Queste sono solo alcune delle domande che l’eccidio di Christchurch ha posto al centro del dibattito internazionale di questi ultimi giorni. E la risposta è racchiusa in larga misura nelle 74 pagine del Manifesto che Tarrant ha voluto lasciare a corredo della sua infamità stragista.

UN ATTENTATO CHE NON È STATO FRUTTO DI UN IMPULSO DI FOLLIA

Lui stesso si definisce un normale uomo bianco, dove la “normalità” viene declinata in termini di etno-nazionalismo o se si vuole di suprematismo bianco; in definitiva un razzista islamofobo. Un pianificatore di tutto rispetto se viene confermato che stava preparando l’attacco da circa tre anni, che si era trasferito in Nuova Zelanda nei tre mesi precedenti e che se il suo ispiratore era stato il norvegese Anders Breivik.

La sua islamofobia ha trovato il suo seme in una visita effettuata in Francia dove aveva maturato la convinzione che il mondo occidentale fosse a rischio di “sostituzione” dai non-bianchi e musulmani. Nelle ore successive è emerso che il Tarrant aveva visitato anche alcuni Paesi balcanici dove, come noto, il jihadismo e l’estremismo razzista trovano discreto terreno di coltura.

L’attentato non è stato dunque frutto di un estemporaneo impulso di follia e a riprova di ciò basti osservare che, qualche minuto prima di dare il via al filmato della sua macabra impresa, Tarrant aveva postato il suo Manifesto nel quale fra l’altro denunciava i migranti, stigmatizzandoli come invasori, e metteva in fila i punti storici della sua teoria della “invasione e della sostituzione” chiamando in causa la vittoria di Carlo Martello a Poitier, della battaglia di Lepanto del 1571 vinta dal Doge di Venezia Venier, il fallito assedio di Vienna del 1683, per poi precipitare sui nomi di Breivik, lo stragista nazionalista di Utoya del 2011. E sul nostrano Luca Traini. Nel giro di pochi minuti il suo Manifesto e quindi il suo video alimentavano un’impressionante catena virale (1,5 milioni di visualizzazioni) prima che Facebook provvedesse a rimuoverli. Dunque, il Tarrant si è manifestato minuzioso pianificatore dell’attentato e pianificatore del massimo del suo riverbero mediatico.

IL RISCHIO DI ALIMENTARE I SENTIMENTI DI RANCORE E ODIO

Una parte del problema sta proprio in questo, cioè nell’effetto emulativo cui questa duplice operazione è destinata a servire, dovunque essa possa attecchire. Del resto, è la medesima metodologia seguita dai gruppi del jihadismo terroristico. L’altra parte del problema sta nel rischio di alimentare una distruttiva catena di azioni e reazioni attraverso l’inseminazione di sentimenti di rancore e di odio di una parte contro l’altra, che siano i bianchi e i neri piuttosto che i cristiani e i musulmani. Il nodo essendo la diversità vista come una minaccia, col rischio che anche la diversità di opinione possa assumere una tale valenza. L’incrocio di questi due problemi non deve essere sottovalutato: ne vediamo in Europa le temibili ricadute, in termini di reazioni al fenomeno migratorio, di contrasto al diverso in nome di una pseudo-identità religiosa. Ricadute che proprio in questo momento devono fare i conti anche con la realtà di un terrorismo che, pur sconfitto militarmente, trova linfa, brodo di coltura in quel coacervo di ingredienti sociali, politici, economici e settari che continuano ad avvelenare il nostro intorno– pensiamo al Nord Africa, al Sahel e al Medio Oriente - e il nostro interno (pensiamo alle periferie ma non solo).

EUROPA (E ITALIA) NON DEVONO SENTIRSI IMMUNI

L’Europa non deve e non può sentirsi esente da questo rischio. Ancor meno l’Italia dove pure spira un vento carico di particelle socialmente acide e politicamente polarizzanti che sarebbe quanto mai urgente frenare e possibilmente fermare, a evitare che fenomeni di estremismo ancora piuttosto localizzati si tramutino in una temibile corrente. Cullarsi al suono della sirena dell’assenza, finora, di manifestazioni di jihadismo e di sovranismo estremista è sconsigliabile. È del tutto da condividere al riguardo la presa di posizione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella secondo il quale la strage nelle due moschee di Christchurch in Nuova Zelanda ha rappresentato un segnale di «allarme gravissimo», ricordando tra l’altro come i richiami di Tarrant a Carlo Martello, a Venier, sono un modo di cancellarie la storia, di cancellare la civiltà che la storia ha costruito, ciò che dà la dimensione del pericolo che ci sta di fronte. Dove la falsificazione degli eventi – mio commento – è certamente colposa se non addirittura dolosa ed è finalizzata solo allo scontro, al conflitto.

L'unico estremismo che merita di essere attenzionato (in Italia) è quello islamico

Matteo Salvini

Come non accogliere poi, anche laicamente, il messaggio di papa Francesco che dopo aver parlato di un «insensato atto di violenza», ha espresso tutto il suo dolore e ha ricordato il Documento sulla fratellanza umana, firmato poco più di un mese fa negli Emirati Arabi dal pontefice stesso e dal grande Imam di Al-Azhar, dove si sottolinea fra l’altro l’importanza di saper fronteggiare le tendenze individualistiche, egoistiche, conflittuali, il radicalismo e l’estremismo cieco in tutte le sue forme e manifestazioni. Apprezzabile la reazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha tenuto a sottolineare la inaccettabilità di qualunque forma di intolleranza, odio e violenza, reazione che ha trovato eco in quella del vice presidente e ministro dello Sviluppo economico e del lavoro, Luigi Di Maio: «Il mio pensiero e il mio cordoglio per le 49 vittime di Christchurch. L'Italia è vicina a tutte quelle famiglie che oggi hanno visto una persona cara andarsene o ferita per mano del terrorismo. Mi unisco al loro dolore».

LE PAROLE POCO RASSICURANTI DEL MINISTRO SALVINI

Il vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini, dal canto suo, ha affermato che «l’unico estremismo che merita di essere attenzionato (in Italia) è quello islamico», assicurando al contempo «di aver impartito direttive per una rinnovata attività di monitoraggio per evitare il rischio di emulazione e l’eventualità di ritorsioni ad opera di ambienti radicali». Un concetto piuttosto ardito, per usare un eufemismo, che non stupisce, visto l’autore, e non tranquillizza.

18 Marzo Mar 2019 1601 18 marzo 2019
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