Brexit
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Consiglio Europeo 21 22 Marzo

Quei non detti dietro il Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019

Spesso l'Europa conta per quello che decide ma non dichiara. È il caso di questo vertice. Dove terranno banco la maldestra politica italiana sulla Via della seta e la exit più pazza del mondo.

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L'Europa a volte (raramente) conta per quel che decide, a volte per quello che dichiara, spesso per quello che decide ma non dichiara. Quest'ultimo è il caso del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo che prevede intensi contatti, bilaterali e non, su due temi scottanti. Il primo ci riguarda perché concerne la pessima figura che ha fatto il governo M5s-Lega, non perché ha deciso di intensificare i suoi rapporti commerciali con la Cina, ma perché ha impostato la sua firma del memorandum con Xi Jinping in modo consono solo a parvenus della politica di basso conio. Quindi, sarà tutto un parlare dietro le spalle di Giuseppe Conte che - spinto da Luigi Di Maio e senza farne cenno neanche a Matteo Salvini - non ha fatto quel che doveva: tenere informati passo passo i partner europei, in primis Germania e Francia, delle trattative con i cinesi per definire il testo del memorandum, suscitando più che legittimi malumori. Un modo di fare italiano così grossier che ha irritato l'Europa, tanto che il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, ha sì ricordato che 13 Stati Ue hanno già firmato simili memorandum, ma ha aggiunto polemicamente: «Tutti gli Stati membri che si stanno impegnando in tal senso devono ricordarsi che abbiamo le nostre regole sulla trasparenza e la concorrenza, quindi gli appalti pubblici devono essere aperti a tutti».

Dunque, a Conte fischieranno le orecchie per le non poche battute che circoleranno alle sue spalle appunto sulla poca "trasparenza" dell'Italia. Ma, archiviata la diplomazia pasticciata di Conte e Di Maio, in realtà il Consiglio dovrà tessere una fitta rete di pareri più che riservati - e che non saranno resi pubblici - sulla vera e drammatica grana che incombe sul vecchio continente: una Brexit che più pazza di così non poteva essere. Angela Merkel, Emmanuel Macron e gli altri capi di Stato o di governo dovranno infatti concordare su almeno tre-quattro scenari possibili a seconda delle sempre più pazzotiche mosse vuoi del governo britannico più irresponsabile della storia, vuoi di una Camera dei Comuni che lo supera su questa strada col valido contributo dei laburisti di Jeremy Corbyn.

VERSO UNA IMPASSE TOTALE SULLA BREXIT

Dunque, nei colloqui riservati, i membri del Consiglio dovranno decidere se vi sia - ma proprio non pare - spazio per ulteriori trattative con Londra che superino il deal ormai più volte bocciato dalla Camera dei Comuni. Nel probabile caso negativo, si arriverebbe all'impasse totale. La stessa Camera dei Comuni ha deliberato che la Brexit non possa concretizzarsi nel caso non si firmi un deal con l'Ue. Il tutto, per di più, in coincidenza casuale con l'appuntamento delle elezioni europee del 23-26 maggio che pone un problema che si può sciogliere come il nodo gordiano. È infatti certo che il governo di Theresa May e la Camera dei Comuni dovranno chiedere una proroga dell'uscita del Regno Unito dalla Ue. Se questa fosse solo sino al 30 giugno già di porrebbe un problema, ma risolvibile col buon senso. Se invece la proroga richiesta fosse, come probabile, ben più lunga, il Consiglio europeo si troverebbe nell'obbligo di imporre a Londra di partecipare al voto per l'elezione del parlamento europeo con conseguenze surreali. Dunque, aspettiamoci comunicati di circostanza sugli altri temi sul tappeto - il rilancio dell'economia continentale e il contrasto alle fake news - e molti, moltissimi non detti sulle vere decisioni che verranno prese, ma non comunicate sulla Brexit.

21 Marzo Mar 2019 1340 21 marzo 2019
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