Banche Risparmiatori Truffati Banche Venete

Così il populismo di governo rischia di beffare i risparmiatori truffati

La legge per il ristoro di azionisti e obbligazionisti doveva essere il primo atto dell'esecutivo. Ma l'alleanza M5s Lega ha voluto rimborsare tutti alla cieca. E ora nasconde lo stop dell'Ue.

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«La superficialità con cui il governo gioca sulla pelle dei risparmiatori è sconvolgente. Per una volta che ci sono i soldi, mancano competenza e serietà». Lo sfogo è dell’avvocato Franco Conte, presidente di Codacons Veneto, che insieme a una folta schiera di altre associazioni si batte da molti mesi per una legge che consenta allo Stato italiano di rimborsare i risparmiatori gabbati dalle banche.

Il tema non sarà incandescente come i rapporti geopolitici Italia-Cina o il tunnel della Tav, ma promette ugualmente di far prendere la scossa all'esecutivo gialloverde. Stavolta non per le divisioni fra i due alleati, ma per la leggerezza di entrambi nel macchiarsi del peccato che più fa imbestialire gli elettori, a ogni latitudine: il tradimento di una promessa fatta in modo solenne.

GLI ANNUNCI DI MAIO E SALVINI A VICENZA

In Veneto, dove si trova il grosso delle centinaia di migliaia che soffrono per essersi fidati della banchetta dietro casa, quella promessa l'hanno presa sul serio in tanti, che da mesi aspettano con trepidazione una buona notizia. Per poterla vedere all’orizzonte servirebbero anzitutto i decreti attuativi della nuova legge per i rimborsi, approvata fra squilli di tromba a fine 2018, che invece sono al centro di un mistero: i viceministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini li hanno annunciati più volte, l'ultima il 9 febbraio a Vicenza di fronte a un migliaio di persone, sempre dicendo che era questione di ore o al massimo giorni, ma oggi nessuno sa dire dove siano finiti. Di più, nel governo è iniziato il classico gioco del cerino, in cui tutti si chiamano fuori e indicano qualcun altro. «Mi spiace. Deve chiedere al ministro», taglia corto il sottosegretario all’Economia (Lega) Massimo Bitonci, contattato telefonicamente da Lettera43. Lo stesso aveva fatto giorni prima Gianluigi Paragone (Movimento 5 Stelle), denunciando, in un lungo post su Facebook, l’esistenza «di un governo visibile e uno invisibile».

«HANNO FATTO UN PASTICCIO E ORA NASCONDONO LE CARTE»

Che cosa sta succedendo? Le opposizioni sostengono che la legge è finita su un binario morto perché il modo in cui è stata scritta contrasta con la normativa europea sugli aiuti di stato. A prova di tale tesi depone una lettera in cui la Commissione europea spiegherebbe ai nostri governanti, come si fa con gli studenti un po' testoni, che se non cambiano strada l'Italia andrà incontro a una procedura di infrazione. E la sentenza Ue sul salvataggio di banca Tercas che ha dato ragione all'Italia non riconoscendo la natura pubblica del Fondo interbancario dei depositi non modifica la sostanza, trattandosi di due storie molto diverse. La missiva è, però, una lettera-fantasma, nel senso che il governo ne ha prima negato l'esistenza salvo ripiegare, dopo che il quotidiano Vicenzapiù ne aveva pubblicato ampi brani, sull'acrobatica precisazione che non era indirizzata al ministro Giovanni Tria ma al direttore generale del ministero dell'Economia, Alessandro Rivera. A quel punto l'ex ministro Renato Brunetta (Forza Italia) e il collega di partito Pierantonio Zanettin hanno chiesto formalmente di vederla, ricevendo un diniego. «Un comportamento di gravità inaudita» dice ora Brunetta. «Non vogliono mostrare il carteggio perché si vergognano del pasticcio che hanno combinato».

COINVOLTE OLTRE 200 MILA PERSONE

La vicenda riguarda tanti piccoli risparmiatori che nel corso degli anni si sono lasciati convincere ad acquistare azioni od obbligazioni di banche locali (di cui erano quasi sempre correntisti), senza comprendere che si trattava di titoli ad altissimo rischio, precipitati poi a zero prima ancora che gli istituti falliscano. Norme di tutela del risparmio. Veneto Banca (di Montebelluna, in provincia di Treviso) e Banca Popolare di Vicenza ne sono state le «regine» indiscusse, anche per le dimensioni maggiori rispetto alle altre banche, per lo più del centro Italia, protagoniste di situazioni simili. I due istituti insieme hanno coinvolto oltre 200 mila risparmiatori, fra cui molti anziani convinti che le azioni della loro banca fossero come i bot. Ecco perché in Veneto il tema impegna non solo le associazioni storiche dei consumatori, ma anche diverse altre sorte dal basso che si sono spesso contrapposte fra loro, contribuendo a creare la situazione ingarbugliata di oggi. Il tutto in una zona dove la Lega è storicamente fortissima e il Movimento 5 Stelle ha cominciato a radicarsi seriamente lo scorso anno. Anche sull'onda delle posizioni barricadere in favore dei risparmiatori assunte in campagna elettorale, che ora rischiano di tornare indietro come un boomerang, insieme con l'accusa bruciante di aver complicato le cose solo per cercare di esaltare il proprio ruolo. Già, perché della faccenda si era occupato anche il governo Gentiloni, con una legge (la 205 del 2017) considerata un passo avanti dalla maggior parte dei diretti interessati. Lo stanziamento era di 100 milioni per quattro anni, rinnovabili dopo l'esaurimento, da pescare nel fondo dei conti dormienti (quelli di cui le famiglie ignorano l'esistenza, in genere a causa di mancanza di informazioni sulla ricchezza dei parenti defunti) che a un certo punto si scoprì contenere la bellezza di 1,5 miliardi.

PRIMA COL MILLEPROROGHE HANNO ASSEGNATO IL CONTROLLO A CONSOB

Alla fine della scorsa legislatura non ci fu il tempo per i decreti attuativi, anche perché i vincitori delle elezioni si misero di traverso durante il periodo dell'ordinaria amministrazione, impegnandosi a fare di meglio e nei tempi più rapidi. Su questa lunghezza si sintonizzò subito su anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che prima ancora di ottenere la fiducia del Parlamento cominciò a prodursi in ampie e rassicuranti dichiarazioni, come ora ricorda oggi Patrizio Miatello, fondatore di una delle associazioni dei risparmiatori più attive sul campo, la "Ezzelino da Onara III". «Il 24 maggio, stringendomi la mano nel nostro primo incontro, Conte mi disse una frase che poco dopo avrebbe ripetuto pubblicamente: "Stia tranquillo. La legge sul ristoro dei risparmiatori traditi sarà il primo atto del mio governo". Ora mi aspetto che onori la parola». Una richiesta rafforzata dalla sentenza Ue che rende l'Italia più forte di fronte a Bruxelles. In ogni caso nei mesi successivi un nuovo testo che ricalcava in parte la legge approvata sotto il governo Gentiloni fu inserito nel Milleproroghe e, ad accrescere i paradossi di questa storia, 560 risparmiatori furono rimborsati al 30 per cento su quella base. Il provvedimento assegnava alla Consob il ruolo di arbitro «terzo» (nella versione precedente affidato all'Anac di Raffaele Cantone) per stabilire e certificare che i risparmiatori fossero davvero vittime di scorrettezze nella vendita dei titoli. Ma al governo non bastava.

QUELLA VOLONTÀ DI ELIMINARE L'ARBITRO

Lega e 5 Stelle volevano una legge che eliminasse la figura dell'arbitro, in modo da poter concedere i risarcimenti anche a chi aveva acquistato azioni in tempi molto lontani e senza andare troppo per il sottile. Per questo hanno previsto, al posto dell’arbitro, una commissione di nove persone scelte dal ministero dell'Economia. Che la cosa non sarebbe piaciuta alla Commissione europea lo sapevano tutti. Un rimborso più o meno indiscriminato di perdite derivanti dal possesso di azioni (per quanto decisamente sui generis) è una faccenda che implica profili fondamentali nella concorrenza. Ma gli esponenti del governo affermarono spavaldamente che non avevano intenzione di piegarsi a Bruxelles. «Ricordo una riunione al ministero dell’Economia di pochi mesi fa» dice il presidente dell’associazione "Per Veneto Banca", Matteo Cavalcante, anche lui molto arrabbiato «in cui Salvini si affacciò per un saluto, pieno di ottimismo. Disse: "Abbiamo le spalle grosse. Non preoccupatevi per l’Europa"».

LE ASSOCIAZIONI SPERANO NEI RIMBORSI A FINE MESE

Sono letteralmente spiazzate le associazioni locali più vicine al governo, come "Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza", il cui presidente, Luigi Ugone, ha tentato di fissare un incontro con la commissaria europea alla concorrenza Margarethe Vestager, senza riuscire farsi ricevere. «Vedo in giro tanta confusione. Qualcuno sostiene che eliminare la figura dell’arbitro "terzo" sia stato un errore. Ma potevamo affidare il ristoro dei risparmiatori agli stessi che hanno mancato di vigilare sul comportamento delle banche verso di loro? Di Maio ha detto in Tv che i rimborsi ci saranno a partire da fine mese. Speriamo sia vero».

LA PROTESTA IN VISTA DELLE EUROPEE

Per uscire dal cul de sac il governo sembra avere ora solo due opzioni: sfidare davvero l'Europa, mettendo l'Italia a rischio di una procedura di infrazione, o approvare una nuova legge che tenga conto delle indicazioni della Commissione, con una marcia indietro non facile da gestire sul piano politico. Nel frattempo i risparmiatori sono sempre più arrabbiati. Circa i due terzi di quelli che sono in ballo con i possibili risarcimenti hanno più di sessant'anni e questo balletto sta rinviando di un paio d'anni, se tutto va bene, le loro scelte di vita. Si comincia a parlare di una manifestazione da tenersi a piazza Prato della Valle a Padova nel giro di qualche settimana. Nella certezza che dopo le europee la delusione dei risparmiatori traditi peserà molto meno di oggi.

22 Marzo Mar 2019 0700 22 marzo 2019
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