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Il nuovo asse fra Vaticano e governo nasce sulla via della seta

Le nuove relazioni commerciali e diplomatiche tra Cina e Italia avvicinano la Santa sede a Conte. Interessi comuni su Pechino hanno creato un rapporto strategico finora insperato dal premier.

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Coincidenza di interessi, diplomazia e realpolitik allo stato puro: fra Santa Sede e governo è nato un nuovo asse politico internazionale in nome della Cina, per questo l'esecutivo guidato da Giuseppe Conte non è più visto in Vaticano con il sospetto, la diffidenza, la sfiducia di prima.

Messe da parte, almeno per un po’, gli infiniti contrasti sui migranti, la xenofobia, il nazionalismo come malattia illiberale, le due sponde del Tevere non solo tornano a parlarsi, ma in questo caso procedono addirittura insieme.

CONTE E LA SANTA SEDE UNITI DA PECHINO

La Nuova via della Seta dovrebbe portare infatti vantaggi a entrambi: alla Chiesa che sta cercando da secoli di penetrare nel grande gigante asiatico e che di recente, con papa Francesco, è riuscita a dare una svolta positiva alle relazioni con Pechino, e al governo M5s-Lega intenzionato a diventare partner del nuovo colosso della geopolitica e della economia mondiale e a rompere l’isolamento diplomatico nel quale era precipitato. Xi Jinping, del resto, non è venuto nel nostro Paese per caso: il governo sovranista italiano era il più disponibile, fra quelli dell’Ue, a seguire un’intesa bilaterale, modello prediletto da Pechino per sfuggire così ai faticosi negoziati con Bruxelles e perseguire la strada del divide et impera tipica della grandi potenze, di vecchio o nuovo conio che siano.

Papa Francesco e il premier Giuseppe Conte.

Insomma tutti avranno il loro tornaconto e, in questo schema, il soft-power della Chiesa - portatrice di valori cristiani ma senza più avanzare pretese egemoniche né facendo da battistrada ad avventure coloniali - è per Xi Jinping un interlocutore privilegiato, sia sotto il profilo culturale sia nell’ambito diplomatico grazie alla rete di rapporti che la Santa Sede ha in tutto li mondo tali da rappresentare un’opportunità in più anche per Pechino. Per il Vaticano c’è poi una ragione supplementare e vitale: la caduta verticale del cristianesimo in Europa e in America e la necessità di aprire nuovi orizzonti all’evangelizzazione, pena il declino del cattolicesimo.

IL PREMIER CONTE INSIEME AI GESUITI

A guidare l’operazione ‘cinese’ per il Vaticano sono i gesuiti che vantano una plurisecolare esperienza in materia, a cominciare da Mattero Ricci (1552-1610). Per questo, fra l’altro, lunedì 25 marzo il premier Giuseppe Conte viene ospitato nella sede della Civiltà Cattolica, la storica sede della rivista della Compagnia di Gesù nei pressi di Piazza di Spagna a Roma, per presentare un volume dal titolo La Chiesa in Cina. Un futuro da scrivere, edito da Ancora, che raccoglie diversi articoli dedicati ai rapporti con il mondo cinese. Insieme al premier italiano è stato invitato il generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa, venezuelano, un passato su posizioni filo-chaviste che ora ha preso le distanze dal regime di Nicolas Maduro. Con lui anche monsignor Claudio Maria Celli, uomo chiave nelle relazioni fra la Chiesa di Roma e Pechino, recatosi più volte in missione in Cina di cui l’ultima solo qualche mese fa.

C’è già chi ipotizza un viaggio a Pechino del pontefice nel 2020

A loro va idealmente aggiunto il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, che ha cucito con pazienza la tela diplomatica con la Cina ed è autore dell’introduzione al volume. Del resto solo lo scorso settembre è stato raggiunto l’accordo fra Santa Sede e Pechino sulla nomina dei vescovi: d’ora in avanti si tratterà - almeno nelle intenzioni - di una scelta condivisa; non più due chiese dunque, una perseguitata ma in comunione con Roma e l’altra che risponde al Partito comunista cinese, ma un’unica Chiesa fedele sì al papa, ma con il placet delle autorità cinesi. In un futuro prossimo dovrebbero essere instaurate normali relazioni diplomatiche con l’apertura delle rispettive ambasciate e c’è già chi ipotizza un viaggio a Pechino del pontefice l’anno prossimo.

AFFARI E FEDE FRA LE DUE SPONDE DEL TEVERE

Al coté diplomatico, tuttavia, da parte vaticana si aggiunge anche una sponda economica che ben s’incrocia con quanto avvenuto nei giorni scorsi quando diverse intese economico-commerciali sono state firmate fra Italia e Cina in occasione della visita di Xi Jinping nella Capitale italiana. Fra le istituzioni che lavorano alacremente sul fronte delle relazioni con Pechino, infatti, troviamo la Fondazione Italia-Cina, network che raggruppa marchi e gruppi industriali e finanziari e istituzioni italiane e cinesi, guidata da Alberto Bombassei, a capo di Brembo Spa (sistemi frenanti e componentistica per auto, moto e veicoli industriali), anche vicedirettore di Aspen Institute. Nel cda della Fondazione spiccano fra gli altri Unicredit, Eni, Intesa San Paolo, alcune Regioni (Lombardia e Emilia Romagna), Confcommercio, Pirelli, diversi ministeri e Poste Italiane. A rappresentare queste ultime del cda della Fondazione Italia-Cina c’è la presidente Maria Bianca Farina: nome di punta fra i manager della finanza italiana e con rapporti di primo piano Oltretevere.

COINVOLTI ANCHE AIF, BAMBIN GESU’ E LE ASSICURAZIONI

Il nome di Farina, infatti, lo incontriamo in due posti chiave in Vaticano: in primo luogo nel consiglio direttivo dell’Aif, l’Autorità d’informazione finanziaria, organismo incaricato di contrastare il riciclaggio di denaro e di compiere attività di vigilanza prudenziale nella cittadella del papa; ma la manager fa anche parte - dal luglio del 2017 - del nuovo cda del Bambin Gesù voluto dal cardinale Parolin (l’ospedale vaticano è un prestigioso centro pediatrico mondiale che si lascia però alle spalle una gestione opaca, segnata da indagini giudiziarie da una parte all’altra del Tevere). Alla guida del Bambin Gesù c’è Mariella Enoc, manager della sanità e vicepresidente della Fondazione Cariplo.

Conte ha trovato infine il modo di stabilire quei buoni rapporti con li Vaticano a lungo cercati

Nello stesso cda, per capire, si trova anche monsignor Luigi Mistò, attualmente ‘coordinatore’ della segreteria per l’economia vaticana rimasta senza prefetto dopo l’allontanamento del cardinale George Pell, condannato in primo grado in Australia per reati connessi alla violenza sui minori. Maria Bianca Farina è anche presidente di Ania, Associazione nazionale delle imprese assicuratrici. Dunque, affari, politica e fede: è un intreccio ad alto livello quello che si sta articolando, una convergenza di scopi che unisce diverse forze di natura economica e istituzionale, nonché spirituale. E lungo il quale si sono riallacciati quei legami fra governo e Santa Sede che sembravano svaniti negli ultimi mesi; Conte ha trovato infine il modo di stabilire quei buoni rapporti con il Vaticano a lungo cercati e Oltretevere sono tutto sommato soddisfatti di aver chiuso la guerra fredda con li governo italiano.

25 Marzo Mar 2019 1200 25 marzo 2019
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