Trump
Trump e il Russiagate
Donald Trump Russiagate Mueller

Trump, non c'è nulla da festeggiare per la fine del Russiagate

Il presidente pretende scuse e brinda per non essere stato trovato colpevole. Segno di come si sia abbassato lo standard della leadership degli Usa.

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Sabato pomeriggio ero in macchina con mio marito Dan. Avevamo organizzato un week end romantico, io, lui e i due cani, ma senza figli, nella nostra casetta in campagna. A un certo punto del viaggio, sul telefonino è arrivato un messaggio semplice: «Mueller ha consegnato il rapporto della sua inchiesta al procuratore generale. Dopo 22 mesi di indagini, non ci sono prove che il presidente Trump abbia cooperato con la Russia per vincere le elezioni». È calato in macchina un silenzio che ha rotto in mille pezzi il romanticismo che ci aspettavamo di creare. Abbiamo subito acceso la radio per ascoltare i commenti di giornalisti e senatori. Dan era pallido, a me è venuto una specie di magone.

SU TRUMP RESTA L'OMBRA DI OSTRUZIONE ALLA GIUSTIZIA

Ventidue mesi. Centinaia di interrogatori, centinaia di blitz in diversi uffici, 34 rinvii a giudizio, 220 procedimenti penali, con cinque persone direttamente legate a Donald Trump giudicate colpevoli di diversi crimini. Ma sul presidente, per ora, non sono riusciti a trovare nulla di illegale. O quasi: per quanto riguarda l’ostruzione alla giustizia pare che il tycoon non sia completamente "pulito".

I democratici, tranne una fazione che sperava nell’impeachment, non sembrano molto preoccupati: Nancy Pelosi aveva già annunciato qualche settimana fa di non essere necessariamente a favore della messa in stato d'accusa del presidente a meno che non ci fossero prove schiaccianti tali da convincere anche i repubblicani. Inoltre, aspettano di avere l’intero testo del rapporto di Mueller prima di arrivare a una conclusione. E aspettano, pazienti, le indagini del distretto di New York al lavoro su crimini riguardanti il fisco e altre frodi finanziarie.

A DARE IL VIA ALLE INDAGINI FU UN REPUBBLICANO

Molti repubblicani, compreso Rudy Giuliani, avvocato di Trump, non fanno che chiedere ai media e ai democratici di scusarsi con il presidente per averlo accusato. Come se Trump dovesse scusarsi con il popolo americano ogni volta che dice una cosa non vera. Come se, soprattutto, fossero stati i democratici a volere questa indagine: fu infatti Rod Rosenstein, repubblicano, a richiederla dopo che il presidente Trump aveva licenziato il direttore del Fbi James Comey (repubblicano) per «questa buffonata sulla Russia».

Alla notizia del suo (parziale) proscioglimento, il presidente Trump ha festeggiato con i suoi collaboratori, sentendosi molto probabilmente il vincitore di una battaglia ingiusta, dura e lunghissima. Un po’ lo capisco: se il procuratore generale William Barr e Rosenstein, il suo vice dimissionario (gli unici ad aver avuto accesso al dossier) avessero annunciato Trump colpevole, anch’io avrei festeggiato, sarei andata per le strade a dire: «Ve l’avevo detto!».

FESTEGGIARE PER NON ESSERE CRIMINALI È FUORILUOGO

Ma una delle numerose differenze sostanziali tra me e Trump è che io non sono presidente e il mio comportamento non è da esempio per una nazione intera. Inoltre festeggiare per non essere stati trovati con le mani nel sacco quando si è alla guida del Paese mi sembra quasi sorprendente. Lo ha detto molto meglio di me Chris Cuomo, figlio del famoso governatore dello Stato di New York, fratello dell’attuale governatore, e giornalista della Cnn: «È importante sapere che il nostro presidente non è coinvolto in un complotto criminale per aiutare il governo russo a interferire nelle nostre elezioni. È bene sapere che non ci sono altre persone vicine al presidente che sono colpevoli. Non credo che nessuna di queste informazioni sia un buon motivo per festeggiare. Infatti, festeggiare per non essere un criminale ci mostra come si sia abbassato lo standard della leadership di questo Paese. Come a dire che se non c’è crimine, ma il comportamento non è corretto, va bene». Comunque sia, è ancora tutto da capire: appena Barr renderà pubblico il malloppo di Mueller, molti punti, si spera, saranno chiariti. Ah, il mio fine settimana, a chi interessa la parte romantica di tutta questa storia, è andato bene: ci siamo sforzati di non ascoltare le notizie e abbiamo guardato tutta la stagione di una bellissima serie tivù.

27 Marzo Mar 2019 1600 27 marzo 2019
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