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Cosa cambia sulla Brexit col negoziato tra May e Corbyn

La premier perde un altro sottosegretario e nel suo partito si fa strada l'ipotesi scissione. Intanto oggi parte il faccia a faccia con il leader laburista. Possibile nuovo voto l'8 aprile. 

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Il faccia a faccia dovrebbe iniziare nel pomeriggio del 3 aprile. Da una parte Theresa May e dall'altra Jeremy Corbyn, alla ricerca, insieme, di un ipotetico accordo trasversale per una Brexit più soft. L'incontro che dà di fatto avvio al negoziato più difficile per l'intera classe dirigente britannica è stato annunciato dal ministro per la Brexit, Stephen Barclay, in un'audizione in commissione.

NESSUNA PRECONDIZIONE SULL'UNIONE DOGANALE, NO AL 2° REFERENDUM

Barclay, un brexiteer pragmatico, ha difeso la svolta come conseguenza dell'ostilità «senza rimorsi» manifestata dal Parlamento all'accordo May. Ha aggiunto che l'obiettivo è ora un compromesso che possa permettere comunque al Regno di uscire dall'Ue «il 22 maggio» e che la richiesta di ulteriore rinvio sarà presentata a Bruxelles la settimana prossima, dopo i colloqui May-Corbyn ed eventuali nuovi voti indicativi ai Comuni. Il ministro ha poi precisato che la premier non pone precondizioni sulle richieste chiave di Corbyn (unione doganale e rispetto degli standard europei sui diritti dei lavoratori, in primis), ma ha ribadito d'essere personalmente contrario a un secondo referendum confermativo sulla possibile intesa. Corbyn ha definito «benvenuta» l'apertura di May, ma ha insistito sulla necessità finale di «attuare la Brexit». La polemica fra i due nel Question Time non è poi mancata, ma si è spostata su temi sociali, in punta di fioretto.

JUNCKER: «NESSUN RINVIO A BREVE TERMINE SENZA ACCORDO»

«Il 12 aprile è la data ultima per una possibile approvazione» dell'accordo di ritiro: «se la Camera dei Comuni non dovesse pronunciarsi entro questa data, nessuna proroga supplementare di breve durata sarà possibile», ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker alla miniplenaria del parlamento europeo a Bruxelles. «Dopo il 12 aprile rischiamo di mettere a repentaglio il buon svolgimento delle elezioni europee e di minacciare il buon funzionamento dell'Ue», ha aggiunto.

UN ALTRO SOTTOSEGRETARIO SI DIMETTE, PER I TORY IPOTESI SCISSIONE

Intanto la scelta di apertura ai laburisti ha portato ad altre dimissioni nel governo May. A lasciare, questa volta, è Nigel Adams, sottosegretario al dicastero per il Galles. E mentre si aprono le trattative la situazione politica è incandescente su entrambi i fronti dello spettro parlamentare. L'euroscettico Daily Telegraph, ha incoraggiato la spaccatura in casa Tory, notando come la svolta di Theresa May - pur approvata alla fine ieri da 17 ministri contro 4 - sia passata solo dopo il rifiuto della premier di accettare la soluzione no deal, sostenuta inizialmente da «14 ministri».

LUNEDÌ 8 APRILE IPOTESI BALLOTTAGGIO TRA I PIANI

Alcune fonti interne al Labour hanno anche fatto sapere da parte loro al Guardian di considerare «estremamente difficile» un'intesa diretta fra May e Corbyn, ma comunque possibile un accordo fra i due per uscire dallo stallo in caso di necessità attraverso un voto indicativo di ballottaggio parlamentare, lunedì 8 aprile, fra il piano May e l'opzione che comprende la permanenza nell'unione doganale. Intanto oggi alla Camera è annunciata la presentazione di una proposta di legge 'anti-no deal' che mira a imporre in ogni caso al governo la richiesta di un'ulteriore proroga della Brexit di fronte all'eventuale rischio di un divorzio senz'accordo. Una proposta patrocinata dalla deputata laburista Yvette Cooper e dal conservatore moderato Oliver Letwin come sorta di ultima spiaggia, ma la cui efficacia appare incerta per ragioni costituzionali, procedurali e di tempistica.

3 Aprile Apr 2019 1226 03 aprile 2019
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