Candidati Elezioni Israele 2019 Sondaggi

Guida alle elezioni del 9 aprile 2019 a Israele

I guai giudiziari di Netanyahu, le spaccature all'interno della maggioranza che hanno portato al voto anticipato, i partiti in corsa e i sondaggi. Cosa sapere dell'appuntamento elettorale. 

  • ...

Il primo ministro israliano Benjamin Netanyahu è stato formalmente incriminato dal procuratore generale Avichai Mandelblit. I reati contestati sono corruzione, frode in uno dei tre casi in cui è coinvolto e di violazione di fiducia negli altri due.

Le elezioni in agenda per il 5 novembre sono state anticipate al 9 aprile non per i guai giudiziari di Bibi, bensì per la litigiosità della coalizione di governo. Il Likud, il partito di centrodestra di Netanyahu, alle Politiche del 2015 aveva ottenuto 30 seggi su 120. Per formare il governo era stato quindi necessario formare una maggioranza a sei con i 10 deputati del partito liberale centrista Kulanu, gli otto del partito religioso sionista la Casa Ebraica, i sette del partito religioso sefardita Shas, i sei di Israel Beitenu, i sei dell’altra lista religiosa ultra-ortodossa Ebraismo Unito della Torah.

Vari i motivi di rottura all'interno dell'esecutivo. Lo scorso novembre il governo era stato sul punto di cadere dopo la risposta "morbida" dell'esercito israeliano al lancio di razzi da Gaza. La tregua con Hamas (Bibi definì la guerra «non necessaria») aveva portato alle dimissioni del ministro della Difesa Avigodor Lieberman e all'uscita del suo partito, Israel Beitenu, dalla maggioranza. L'esecutivo si era salvato per il rotto della cuffia: i ministri della Casa Ebraica infatti, seppur critici, avevano confermato la fiducia al premier. Non è finita. Lo scorso dicembre Netanyahu non era riuscito a trovare la maggioranza alla Knesset per approvare una legge che obbliga gli ultra-ortodossi, gli haredim, a fare il servizio militare. Legge osteggiata dai partiti ultra-ortodossi di maggioranza ma espressamente richiesta dalla Corte suprema che nel 2017 aveva bollato come incostituzionale l'esenzione al reclutamento per gli studenti della Torah, dando al governo un anno per vararla. Alla fine Netanyahu ha annunciato le elezioni anticipate al 9 aprile. Ecco i partiti sulla scena.

LIKUD. Significa "consolidamento". Storica sigla del centrodestra israeliano, nacque nel 1973 come coalizione e nel 1988 come partito. Il leader Benjamin Netanyahu è primo ministro dal 2009, dopo esserlo già stato tra 1996 e 1999. Nel 2015 aveva ottenuto il 23,4% dei voti e 30 seggi. I sondaggi ora gliene attribuiscono tra i 26 e i 32.

HAHAVODA. Mifleget HaAvoda HaYisrelit: Partito laburista israeliano. Fondato nel 1968 dalla fusione di tre partiti, uno dei quali aveva governato Israele dall’indipendenza. Fino al 1977 tutti i primi ministri israeliani erano stati laburisti. L’ultima volta è stata dal 2006 al 2011. Il leader Avraham "Avi" Gabbay è stato tra 2007 e 2013 Ceo della società di telecomunicazioni Bezeq, prima di darsi alla politica. Tra i fondatori del partito Kulanu, è stato ministro della Protezione ambientale di Netanyahu tra 2015 e 2016, per poi dimettersi e passare ai laburisti. Nel 2015 Hahavoda si era presentato in coalizione con il centrista HaTnuah in una Unione sionista che aveva ottenuto il 18,67% e 24 deputati, di cui 18 laburisti: poi saliti a 19 con l’adesione di Gabbay. I sondaggi ora assegnano al partito tra gli otto e i 10 seggi.

KAHOL LAVAN. Blu e Bianco: colori della bandiera, nel senso che si propone di rappresentare tutti i cittadini israeliani. È una alleanza tra tre partiti: Yesh Atid, "C‘è un futuro") partito liberale centrista e laico fondato nel 2012 dal popolare anchorman Yair Lapid, Hosen L'Yisrael, (Resilienza di Israele) partito centrista fondato a dicembre dall’ex capo di Stato maggiore delle Forze Armate Benny Gantz e Telem, fondato dall’ex-ministro della Difesa ed ex membro del Likud Moshe Ya'alon. La lista propone una piattaforma di pace con i palestinesi, l'ampliamento dei diritti civili e lotta alla corruzione. Secondo i sondaggi potrebbe conquistare tra i 28 e i 32 seggi.

KULANU. “Noi tutti”. Partito liberale centrista concentrato soprattutto su temi economici, è stato fondato nel novembre del 2014 da Moshe Kalon, ex-esponente del Likud ed ex ministro famoso per le sue battaglie contro la povertà e per i consumatori. Nel 2015 aveva ottenuto il 7,49%, con 10 seggi. Adesso i sondaggi gliene danno quattro o cinque..

SHAS. Shomeri Torah Sfaradim, sefarditi osservanti della Torah. Fondato nel 1984 da una scissione di militanti sefarditi del partito religioso Agudat Yisrael. Nel 2015 aveva ottenuto il 5,73% e sette seggi. Adesso i sondaggi lo danno tra i quattro e i sei. Il suo leader Aryeh Deri, è stato vari volte ministro, anche di Interni e Economia. Tra 2000 e 2002 fece 22 mesi in carcere per corruzione.

RA'AM BALAD. Fronte elettorale tra la islamista lista araba unita e un gruppo di sinistra, nel 2015 esteso ai comunisti di Hadash e alla filo-Anp Ta'al. Avevano ottenuto il 10,54% e 11 seggi, di cui otto andati a Ra’am e Balad. Adesso sono dati tra i quattro e i cinque. Il leader Mansor Abbas è un esponente islamista.

HADASH-TA'AL. Hadash sta per Fronte democratico per la pace e l’eguaglianza, nato nel 1977 dalla fusione tra Partito comunista, il gruppo sefardita delle Pantere Nere e altri gruppi di estrema sinistra. Ta’al per Movimento per il rinnovamento arabo. Dopo la rottura con Ra’am e Balad, sono dati tra i sei e i nove seggi. Il leader è l’avvocato Ayman Odeh, di Hadash.

YAHADUT HATORA HAMEUHEDET. Ebraismo unito della Torah. È un’alleanza tra due partiti ultra-ortodossi akzenaziti: Degel HaTorah (Vessillo della Torah) e Agudat Yisrael (Unione di Israele). Nel 2015 aveva ottenuto il 5,03% e sei seggi. Adesso è stimato tra i sei e i sette. Il leader Yaakov Litzman, di Agudat Yisrael, è stato ministro della Salute.

UNIONE DEI PARTITI DI DESTRA. Lista composta da tre partiti: La Casa Ebraica, partito religioso sionista; Tkuma (Resurrezione), partito anti concessioni territoriali e Otzma Yehudit (Potere ebraico), formazione di estrema destra anti-araba, considerata erede del già messo fuori legge Kach del rabbino razzista Meir Kahane. Nel 2015 la Casa Ebraica aveva ottenuto da sola il 6,74% e otto seggi. L’intera unione è ora stimata tra i cinque e i sette seggi. Il leader Rafi Peretz, di la Casa Ebraica, è un rabbino, ex-maggiore elicotterista ed ex-rabbino militare capo delle Forze armate.

MERETZ. Vigore, sigla di sinistra non comunista, laica, ecologista e favorevole alla pace. Nata nel 1992 come alleanza tra un partito di sinistra socialista, uno liberale e uno per i diritti civili, poi diventata nel 1997 partito. Nel 2015 aveva ottenuto il 3,93%, con cinque seggi. I sondaggi gliene danno cinque o sei. La leader Tamar Zandberg è una psicologa, già tra i leader dei movimenti di protesta del 2011 e sorella di un famoso calciatore.

ISRAEL BEITENU. "Israele è la nostra casa". Fondato nel 1999 da una scissione del Likud per rappresentare la nuova ondata di ebrei russofoni appena emigrati dopo lo sfasciarsi dell’Urss che non si sentivano adeguatamente tutelati dai partiti tradizionali. Il suo leader Avigdor Lieberman è stato varie volte ministro, e la sua rottura con Netanyahu ha innescato il voto anticipato. Nel 2015 aveva avuto il 5,11% e sei seggi. I sondaggi gliene darebbero quattro o cinque.

HAYAMIN HEDADASH. “Nuova Destra”. Fondato nel dicembre del 2018 dal ministro della Giustizia Ayelet Shaked, ingegnere informatica eletta con la Casa Ebraica ma autodefinitasi «donna laica», e dal ministro dell’Educazione Naftali Bennett, imprenditore di software ed ex-leader della Casa Ebraica. Entrambi fondatori nel 2011 di un movimento extraparlamentare Mia Israele, propongono il nuovo partito come aperto sia a laici sia a religiosi. Hanno tre seggi, potrebbero arrivare a sei.

GESHER. “Ponte”. Fondato a dicembre da Orly Levy, una ex-modella e star tivù, figlia di un ex-ministro degli Esteri. È un partito centrista attento ai problemi sociali. Secondo i sondaggi non riuscirebbe nemmeno a superare la soglia di sbarramento.

ZEHUT. “Dignità”. Partito sionista fonato nel 2015 da Moshe Feiglin, già membro del Likud e vicepresidente della Knesset. Anche quest'ultimo non riuscirebbe ad aggiudicarsi alcun seggio alla Knesset.

7 Aprile Apr 2019 1207 07 aprile 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso