Nuova Via Della Seta Africa

Come procede la Nuova via della seta in Nord Africa

Egitto, Algeria, ma soprattutto Tunisia: sulla sponda Sud del Mediterraneo la Cina mette radici sempre più profonde. I progetti sul tavolo e le ragioni di questo interesse. Economico ma non solo.

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La Nuova via della seta ha spaccato l’Europa, con l’Italia pronta ad abbracciare il gigantesco piano di infrastrutture globali lanciato dalla Cina, mentre Francia e Germania frenano. Ma in Nord Africa è già una realtà.

Pechino ha consolidato le sue posizione in tutti i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo. In Egitto ha finanziato il raddoppio del Canale di Suez che ha ridotto il costo del trasporto di merci cinesi verso l’Europa e il Nord Africa, e ora punta ad ampliare il porto di El-Alamein, per farne un nodo strategico. In Algeria ci sarà un altro approdo, in costruzione a 70 chilometri a Ovest di Algeri. I Paesi nordafricani non sono però soltanto una via di transito ed è in Tunisia che la cooperazione è più avanzata e articolata. L’anno scorso è stato firmato un memorandum simile a quello italiano e sono stati lanciati progetti per un ponte che colleghi l’isola di Djerba alla terraferma, la costruzione di un’area logistica di mille ettari nel porto di Zarzis e una linea ferroviaria che collegherà Zarzis a Gabès. In più Pechino vuol fare della Tunisia una base produttiva, con l’apertura di una fabbrica di automobili della Saic, il maggior costruttore cinese con 4,5 milioni di vetture nel 2018.

L'ACCORDO DI COOPERAZIONE TRA CINA E TUNISIA

A gennaio Cina e Tunisia hanno consolidato e formalizzato i loro rapporti, con un accordo di cooperazione economica firmato da Hetm Ferjani, segretario di Stato del ministero degli Esteri tunisino, e Wang Xiaotao, capo dell’Agenzia per la cooperazione internazionale allo sviluppo della Cina. Xiaotao è stato due giorni in visita in Tunisia per concludere il “patto di ferro”. Il nocciolo dell’accordo prevede di intensificare gli investimenti cinesi in Tunisia e rafforzare la cooperazione nella Nuova via della seta, o Belt and Road Initiative. Il piano lanciato dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, punta a trasformare Pechino in una potenza globale, concorrente degli Stati Uniti. Xi vuole creare una rete di infrastrutture e vie commerciali che coinvolgerà 64 Paesi e 4,5 miliardi di persone, per integrare a livello economico e commerciale Asia, Europa e Africa. Pechino ha come traguardo completare il mega-progetto entro il 2049 e ricostituire le antiche rotte di scambi della Via della seta, che in passato si estendeva per circa 8 mila chilometri e collegava la Cina all'Asia Minore e al Mediterraneo attraverso il Medio Oriente.

Il memorandum di intesa firmato un anno fa prevede la promozione dei prodotti “made in China” e stimola gli investimenti di Pechino in Tunisia

Tunisi si è ritrovata a essere una cerniera chiave del piano e ne ha subito approfittato. Il memorandum di intesa firmato un anno fa prevede la promozione dei prodotti “made in China” e stimola gli investimenti di Pechino nel Paese. Il progetto già allora era ampio. Il ministro degli esteri tunisino Khemaies Jhinaoui aveva precisato che il piano riguardava «la cooperazione economica nel commercio, nel turismo, negli investimenti, rafforzava e migliorava le relazioni bilaterali tra i due Paesi e si poneva come fine la realizzazione di progetti di sviluppo in Tunisia». La penetrazione cinese in Tunisia non è solo economica, come in realtà è previsto in tutto il progetto della Nuova via della seta. L’anno scorso si è inaugurato il primo Istituto Confucio. Un gruppo di medici cinesi ha fornito i suoi servizi gratuitamente nel Paese. Anche il turismo ha avuto un suo exploit. Nel 2017, 10 mila cittadini cinesi hanno visitato la Tunisia. Ma i numeri sono cresciuti: nel 2018, 28 mila turisti cinesi sono andati in viaggio in Tunisia. Fino a pochi anni fa per le strade di Tunisi si incontravano pochi turisti cinesi. Ora non è più così. E ciò è dovuto soprattutto all’intesa economica, culturale e diplomatica tra i due Paesi. Si è inaugurata anche la prima serie di voli charter da Pechino a Tunisi.

UN PONTE CON IL VECCHIO CONTINENTE

La Cina è così interessata alla relazione con la Tunisia perché il Paese è visto come un anello di congiunzione con l’Europa. Un ponte tra il Nord Africa e il Vecchio Continente. La Tunisia ha storici legami con la Francia e l’Europa. Sia a causa del passato coloniale sia per gli accordi commerciali. Questo interesse di Pechino è alto nonostante la piccola superficie dello Stato, circa 163 chilometri quadrati, e la scarsità di riserve petrolifere. Alcuni analisti sottolineano come questa stretta alleanza potrebbe far storcere il naso all’Unione europea e alla Francia. Preoccupate dell’invasività crescente di Pechino nel Paese.

I cinesi si sono già fissati un traguardo: arrivare a 600 miliardi di dollari entro il 2020 per gli scambi con questi Paesi

L’ iniziativa con Tunisi è una pedina del più ampio cambiamento di strategia globale del gigante asiatico. Negli Anni 70 Pechino ha rivolto il suo interesse soprattutto verso il Sud-Est asiatico e l’Asia meridionale. Poi si è concentrata sull’Africa sub-sahariana e l’Europa. Ma dagli Anni 2000 gli investimenti in Africa si sono decuplicati. Nel 2014 Xi JInping ha promesso più di 60 miliardi di dollari in infrastrutture e investimenti nel Continente nero. La Cina ha inaugurato progetti in tutto il Maghreb, in Algeria, in Egitto. Qui, società cinesi hanno investito circa 20 miliardi di dollari per infrastrutture e partecipano alla costruzione della nuova città che sorgerà a Est del Cairo. E così anche in Giordania, Emirati e Arabia Saudita. Il Nord Africa è il tassello fondamentale per implementare il piano di scambi e investimenti in tutto il mondo.

PAESI IN CRESCITA DEMOGRAFICA E CON UNA CLASSE MEDIA IN ESPANSIONE

La Cina è molto interessata all’area anche perché sono Paesi in veloce crescita demografica e con una classe media in espansione. Perciò è un’area molto allettante per Pechino che vuole trasformarla in un remunerativo mercato per i suoi prodotti. D’altro canto anche i Paesi del Medio Oriente sono interessati alla relazione perché attraversano una grande crisi: economica, per il crollo del prezzo del petrolio, e politica, a causa dei fragili governi interni. Ma i cinesi si sono già fissati un traguardo: arrivare a 600 miliardi di dollari entro il 2020 per gli scambi con questi Paesi. Questo potrebbe diventare un problema per gli Stati Uniti. La politica estera cinese nella regione è più invasiva rispetto al passato. Come ha affermato l'ambasciatore cinese negli Stati Uniti, «la politica estera cinese seguirà inevitabilmente i suoi investimenti». L'intenzione è già realtà.

7 Aprile Apr 2019 1800 07 aprile 2019
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