Julian Assange
Il caso Assange
Assange Julian Ecuador Ambasciata

Perché l'Ecuador ha scaricato Assange

Ufficialmente per «violazioni del diritto internazionale». Ma per WikiLeaks è una ritorsione del presidente Moreno (dietro pressioni della Cia) alla diffusione di documenti per lui compromettenti.

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Dopo sette anni di asilo politico garantito, l'Ecuador ha consegnato il fondatore di WikiLeaks Julian Assange nelle mani della giustizia britannica.

Londra ha detto che sarà giudicato nel Regno Unito, ma è già iniziata anche la partita per l'estradizione negli Usa. L'ambasciatore Jaime Marchán, d'accordo con Scotland Yard, ha fatto entrare la polizia britannica all'interno della sede diplomatica. Marchan è stato scelto per il ruolo dal presidente dell'Ecuador Lenin Moreno nel dicembre 2018, una mossa che molti analisti avevano interpretato come premonitrice di una futura consegna di Assange.

LE ACCUSE UFFICIALI DELL'ECUADOR

Moreno ha spiegato di aver revocato l'asilo per «violazioni della convenzione internazionale» da parte del giornalista australiano, che dal 2012 era rifugiato nella sede diplomatica. A dicembre 2017, Moreno aveva imposto ad Assange di firmare un impegno a non fare dichiarazioni che potessero compromettere le relazioni tra il governo di Quito e altri Paesi. Ma a marzo lui era sceso in campo a favore dei secessionisti catalani. Di tutta risposta gli erano stati tolti sia l’accesso a Internet, sia il diritto a ricevere visite (successivamente ripristinati). Nei giorni scorsi lo stesso Moreno aveva accusato Assange di «aver violato le condizioni dell'asilo» che gli impongono di «non hackerare conti o telefoni privati» o «interferire con la politica di altri Paesi, peggio se Paesi amici». In un video di tre minuti, il capo dello Stato ecuadoriano ha aggiunto che in particolare «Assange ha violato le norme di non intervento negli affari interni di altri Paesi». «L'ultimo caso», ha indicato, «è stata la filtrazione da parte di Wikileaks nel gennaio 2019 di documenti riguardanti il Vaticano».

I reali motivi della decisione di Quito, tuttavia, sembrano essere altri. Wikileaks ha accusato fin dalla scorsa settimana il presidente Moreno di avere ormai deciso di liberarsi dello scomodo ospite, imputandogli come scusa le presunte violazioni degli impegni presi in cambio della concessione dell'asilo.

«VENDETTA PER GLI INA PAPERS»

E avanzando in effetti il sospetto che Moreno volesse peraltro piuttosto vendicarsi della pubblicazione recente di documenti su uno scandalo di corruzione e trasferimento d'ingenti somme in paradisi fiscali nel quale il presidente e suoi familiari risulterebbero pesantemente implicati. L'Ecuador, è la tesi di WikiLeaks, ha espulso Assange a causa dello scandalo offshore degli Ina papers, la cui pubblicazione è attribuita proprio al sito di Assange. Che i diplomatici di Quito non ne potevano più dell'ingombrante ospite ereditato dal predecessore di Moreno, Rafael Correa, non è un mistero. Ancora l'anno scorso i padroni di casa di Julian gli avevano imposto regole severe di comportamento: evitare commenti online su questioni politiche, pulire meglio il bagno e prendersi cura del gatto, pena l'espulsione del felino.

«LA CIA DIETRO L'ARRESTO»

Sempre secondo Wikileaks, ci sono «la Cia» e altri poteri dietro la caccia ad Assange «Attori potenti, inclusa la Cia, sono impegnati in un sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo». Moreno ha assicurato che il giornalista non sarà estradato in un Paese che applica la pena di morte, come gli Usa. Ma quello che succederà ora che è nelle mani di Scotland Yard non è certo, e difficilmente Moreno può garantire sulle future decisioni di Londra.

L'EX PRESIDENTE CORREA ACCUSA MORENO

L'ex presidente dell'Ecuador Rafael Correa, che nel 2012 ha concesso l'asilo politico a Assange, ha accusato di «tradimento» il suo successore Moreno per aver consegnato il fondatore di WikiLeaks alla polizia britannica: «Così ha messo a rischio la vita di Assange e umiliato l'Ecuador», ha twittato Correa. «Moreno è un corrotto ma quello che ha fatto oggi è un crimine che l'umanità non dimenticherà mai», ha aggiunto.

11 Aprile Apr 2019 1316 11 aprile 2019
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