Sudan Bashir golpe proteste

Sudan, i 30 anni di crimini di al Bashir prima del golpe

Ha ospitato Bin Laden. E venduto bambini soldato ai sauditi. La fine del dittatore dell'Africa ricercato dall'Aja per i massacri in Darfur. Al centro dei traffici di armi e di mercenari.

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Le proteste in Sudan cominciate a partire da Natale si sono concluse come i manifestanti non avrebbero mai voluto, ma come accade quasi sempre in Africa: non con una vera transizione verso elezioni democratiche ma con un colpo di Stato dei militari.

Il golpe in atto è un colpo al cuore alla società civile di sudanesi come la giovane Alaa Salah, 22enne studentessa di ingegneria di Khartoum che gridava alla folla «rivoluzione» e diventata un simbolo sui social. Ma il copione già scritto, purtroppo anche nel Sudan, non cancella l'eccezionalità della caduta di Omar al Bashir. Dittatore da 30 anni, accusato di crimini di guerra e contro l'umanità nella guerra in Darfur dal Tribunale penale internazionale (Tpi) dell'Aja, al Bashir era il Gheddafi del Sudan, nonostante contro il rais libico avesse fatto di tutto incluso, sosteneva, armare i ribelli nel 2011. Presidente dal 1989, aveva persino ospitato Osama bin Laden e imposto la sharia.

AL BASHIR E L'ALLEANZA CON LA RUSSIA

Sul 75enne al Bashir pendeva dal 2009 un mandato di cattura internazionale, dal 2010 anche per genocidio. Ma il colonnello che si era impossessato del Sudan con un colpo di Stato è sempre riuscito a fuggire. Ha visitato il Kenya, l'Egitto, altri Stati africani a infine la Giordania. È stato trattenuto nel 2015 in Sud Africa dove era atterrato per un vertice dell'Unione africana, ma poi è rientrato in patria. Tra i principali alleati di al Bashir c'era la Russia, tanto che le rivolte interne venivano represse da contractor del gruppo Wagner fondato dall'ex colonnello delle forze speciali del Cremlino Dmitriy Valeryevich Utkin, che "gestisce" centinaia di mercenari degli ex Paesi sovietici in Siria e, secondo indiscrezioni, di recente anche in Libia. Al Bashir è difeso anche dalla Cina e, nel dicembre del 2018, è stato il primo leader della Lega araba a visitare Assad in Siria.

L'esercito del Sudan dalla parte delle proteste.
GETTY

IL DO UT DES CON L'UE SUI MIGRANTI

L'ex presidente del Sudan era tentacolare. È stato con tutti e contro tutti, perché ha fatto comodo a tutti. Bin Laden fu esiliato dai reali al Saud negli Anni 90 in Sudan, grazie alla disponibilità di al Bashir. Il quale dai raid su Sanaa dal 2015 (raffreddati i rapporti mai interrotti con l'Iran) iniziò a mandare bambini soldato sudanesi a combattere in Yemen per i sauditi. Ha chiuso e riaperto le frontiere con l'Eritrea e, negli ultimi tempi, era uno dei principali interlocutori africani degli occidentali – soprattutto dell'Ue, attraverso l'Italia – per i progetti di bloccare i flussi migratori in cambio di aiuti economici e di partnership industriali. Nel 2014 l'Italia ha tenuto a battesimo il cosiddetto Processo di Khartoum firmato a Roma tra i rappresentanti dell'Ue e gli emissari dal Corno d'Africa (Eritrea, Somalia, Etiopia e Gibuti) e di alcuni Paesi di transito di migranti (Sud Sudan, Sudan, Tunisia, Kenya ed Egitto).

ITALIA ARCHITETTO DEL PROCESSO DI KHARTOUM

Tra gli archietti del piano, che a distanza di un lustro ha portato scarsi o nulli risultati, l'allora viceministro degli Esteri Lapo Pistelli in visita in quegli anni prima in Eritrea, poi in Sudan. Collaborando con i peggiori regimi, l'Ue ha stanziato oltre 3 miliardi di euro nel Trust fund per l'Africa per creare in teoria opportunità per la popolazione e migliorare le condizioni di vita, in cambio del rispetto da parte di al Bashir e di altri dittatori dei diritti umani. Ma mentre nel 2018 l'Italia firmava un accordo per costruire infrastrutture idriche nello Stato sudanese del Blue Nile e in Etiopia la Salini Impregilo costruiva la diga sul Nilo più imponente dell'Africa (concordata anche con il Sudan e l'Egitto), più rapporti di Ong (Oxfam, Global health Advocates) denunciavano la gestione opaca dei fondi per «affrontare le cause profonde delle migrazioni». In particolare su 400 milioni pagati dal fondo appena il 3% sarebbe andato allo «sviluppo di rotte legali e sicure».

Le proteste in Sudan, contro Bashir e contro il golpe.
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I TRAFFICI DI AL BASHIR

In Libia, come in Sudan e altrove in Africa il sospetto è che i soldi dell'Ue siano stati dirottati quasi completamente nella repressione alle frontiere e nei centri di detenzione. Secondo un altro rapporto del 2017 del Regional Mixed Migration Secretariat dell'Unhcr e di altre agenzie per la cooperazione di monitoraggio del Corno d'Africa, nel 2016 il traffico di esseri umani lungo la rotta tra Eritrea e Sudan fruttava più di 200 milioni di dollari l'anno, e da allora non risulta essersi arrestato. Non solo. Con l'Afghanistan, il Pakistan e lo Yemen, il Sudan è stata la principale base logistica e operativa per il reclutamento e il finanziamento di gruppi armati criminali e di terroristi islamici, attraverso la radicalizzazione dei Fratelli musulmani in al Qaeda.

FABBRICA DI MERCENARI E FONDAMENTALISTI

Dai tempi della guerra in Ciad e poi in Algeria, il Sudan è una fabbrica di mercenari. A Khartoum, dopo un misterioso incontro a Parigi all'ambasciata del Sudan tra lobbisti francesi dell'area e i vertici dell'intelligence di al Bashir, è stato stretto nel febbraio 2019 un accordo di pace tra il governo della Repubblica centrafricana e i rappresentanti delle milizie islamiste e cristiane in lotta tra loro. Per il lavoro sporco e il potenziale reclutamento di fondamentalisti, anche l'Iran di Khomeini ha coltivato negli anni intensi rapporti economici e diplomatici con al Bashir. Il quale, ha ricostruito il New York Times, ancora una volta non si è fatto scrupoli a mandare migliaia di sopravvissuti alla guerra in Darfur (in tanti minori) a combattere per l'Arabia Saudita in cambio dei petrodollari. Circa 14 mila miliziani sudanesi sarebbero morti in Yemen.

Guerriglieri del Sud Sudan.
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I MASSACRI IN DARFUR E SUD SUDAN

Tra i crimini di al Bashir, il Darfur resta la macchia peggiore. Su di lui e sui capi della polizia segreta volati in Francia a trattare sulla Repubblica centrafricana pesano le accuse dell'Aja per aver scatenato, nel 2004, contro la popolazione le milizie janjaweed dei «diavoli a cavallo». L'Onu ha contato 300 mila morti nei villaggi da loro saccheggiati e incendiati dopo aver stuprato le donne e rapito i bambini. Mentre esplodeva il Darfur, continuava la guerra civile con le regioni meridionali che infine anche al Bashir ha riconosciuto, dopo il referendum del 2011, come Sud Sudan. Ma la guerra nel giovane Stato non è mai davvero finita: ancora nel 2018 un rapporto dell'Onu ha riportato di centinaia di rapiti e di donne stuprate in pochi mesi negli scontri interetnici in Sud Sudan. Una delle guerre dimenticate, con oltre 400 mila morti dal 2013, fomentata per la spartizione del petrolio anche da al Bashir e alimentata dal continuo traffico di armi.

DOPO AL BASHIR UN ALTRO CAPO MILITARE

Ironia della sorte, il dominus del Sudan è sparito di scena mentre in Vaticano, nella residenza di Francesco a Santa Marta, il 10 e l'11 aprile si teneva la due giorni dei colloqui per la pace tra i leader rivali del Sud Sudan. Al Bashir è stato rovesciato dalla sua gente. O meglio dall'ex capo dell'intelligence Awad Mohamed Ahmed Ibn Auf, promosso vicepresidente a proteste iniziate, che ha fatto schierare i soldati con la popolazione. Tutti i membri del governo sono stati arrestati con la presa del palazzo presidenziale, ma non è detto che ora le cose cambino per il Sudan. Ahmed Ibn Auf, che è anche ministro della Difesa, ha annunciato «due anni di transizione» gestita da un «Consiglio militare» e lo «stato di emergenza per tre mesi con coprifuoco notturno». Non proprio una prospettiva di democrazia. Le manifestazioni in Sudan sono finite, per la consegna di al Bashir all'Aja si dovrà probabilmente ancora attendere.

11 Aprile Apr 2019 1820 11 aprile 2019
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