Proteste Hong Kong 2014 Condanne

Hong Kong, 16 mesi di carcere per i leader delle proteste del 2014

Otto dei nove leader di Occupy Central sono stati condannati a pene dagli otto mesi all'anno e mezzo. Tra i condannati gli accademici Benny Tai e Chan Kin-man e il reverendo Chu Yiu-ming.

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Otto dei 9 leader della "protesta degli ombrelli" di Hong Kong del 2014 sono stati condannati fino a 16 mesi di carcere: è il caso degli accademici Benny Tai e Chan Kin-man (a entrambi poi 8 mesi per un altro capo d'accusa) e del reverendo Chu Yiu-ming (pesa sospesa per 2 anni). Otto mesi per l'attivista Raphael Wong e il deputato Shiu Ka-chun, e per l'ex leader studentesco Eason Chung e l'attivista Lee Wing-tat (ma sospesa per 2 anni). Per Tommy Cheung, invece, 200 ore di servizio alla comunità, mentre la sentenza su Tanya Chan è stata posticipata per motivi di salute. Secondo quanto riportato dai media locali, doveva sottoporsi a un intervento chirurgico urgente, ragione alla base del rinvio al 10 giugno della sentenza a suo carico.

PUNIZIONE PER IL MANCATO PENTIMENTO

Il giudice Johnny Chan, della West Kowloon Magistrates' Courts, ha affermato in udienza che nessuno dei condannati ha manifestato rammarico per i fatti contestati. «Rammarico non vuol dire rinunciare al proprio credo politico o alle proprie istanze, ma rammarico per i disturbi causati o le i problemi vissuti dal pubblico», ha detto Chan, per il quale sarebbero state opportune le scuse al pubblico, che «non sono state mai ricevute». Il giudice ha rincarato la dose contestando al «movimento degli ombrelli» il mancato preavviso al pubblico sui disagi. «Il martirio mostrato dagli imputati è contorto perché i costi devono essere tutti a carico del pubblico».

VERDETTO EMESSO IL 9 APRILE SCORSO

Il verdetto di colpevolezza è stato emesso il 9 aprile, a quasi cinque anni dai fatti che agitarono Hong Kong per 79 giorni: i nove leader della "protesta degli ombrelli" sono stati, a vario titolo, riconosciuti responsabili di «cospirazione finalizzata al disturbo della quiete pubblica», di «incitamento al disturbo della quiete pubblica» e di «incitamento di persone a incitare altri al disturbo della quiete pubblica». A Tai, Chan e Chu, fondatori del movimento "Occupy Central", sono state attribuite le responsabilità maggiori.

UNA SENTENZA BASATA SULLA COMMON LOW BRITANNICA

Nel verdetto di colpevolezza di 268 pagine basato sul common law del periodo coloniale britannico, il giudice Chan rilevò che, «per quanto gli imputati facciano affidamento sul concetto di disobbedienza civile, la disobbedienza civile non costituisce alcuna difesa contro un'accusa penale intentata contro un imputato. La disobbedienza civile non è una difesa dalla legge».

IL CONTESTO DELLE PROTESTE

A Hong Kong, passata alla Cina nel 1997 con l'intesa che l'ex colonia tenesse per 50 anni il suo impianto di leggi, sistema economico e diritti civili, erano state promesse elezioni a suffragio universale per la scelta del "chief executive" (sorta di premier) nel 2017 e per il parlamentino nel 2020. Da Pechino ci fu una correzione del tiro, con l'ipotesi che solo i candidati con l'approvazione "cinese" potessero aspirare alle cariche. La sterzata diede vita poi alle proteste. La stretta cinese è salita con la presidenza di Xi Jinping: c'è il timore fondato, a fronte di spinte indipendentiste, che Hong Kong sia normalizzata anche grazie ai progetti economici col vicino e ricco Guangdong e all'ingerenza crescente di Pechino.

24 Aprile Apr 2019 0755 24 aprile 2019
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