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Le ricadute della Brexit sui calamari delle Falkland

Le isole esportano in Ue la maggior parte del pescato. E senza un accordo con Bruxelles i dazi del Wto potrebbero affossare il mercato.

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Non solo l’Irlanda del Nord o Gibilterra: uno degli ultimi scampoli dell’Impero britannico dove la Brexit rischia di provocare sconquassi sono le Falkland Malvinas, il cui Pil dipende per il 40% dalla pesca di calamari. Il 94% di questi arrivano a Vigo, sulla costa atlantica della Spagna, per essere poi smistati in tutta l’Unione europea. Più o meno un terzo di tutti i calamari consumati nella Ue fanno questo percorso.

LO SPETTRO DEI DAZI DEL WTO

Ma se il Regno Unito lascia Bruxelles senza accordi, scatterebbero automaticamente su questo tragitto i dazi previsti dal Wto, l’Organizzazione mondiale del Commercio. Che non sono uno scherzo: si va da un minimo del 6% a un massimo del 18%. Per l’arcipelago «è questione di vita o di morte», ha detto Teslyn Barkman, già giornalista del settimanale Penguin News, l’unico giornale delle Falkland, membro dell’assemblea legislativa delle isole, e designata dal governo locale responsabile per la gestione delle risorse naturali e delle questioni relative alla Brexit. «Per noi è di importanza critica mantenere questo accesso libero da dazi», ha aggiunto.

Una confezione di calamari pescati nelle acque delle Falkland.

LA PREOCCUPAZIONE DEI 1.700 MARINAI SPAGNOLI

Proprio a causa dell'incertezza delle trattative, prima che la premier britannica Theresa May ottenesse il rinvio al 31 ottobre, ben 21 mila tonnellate di calamari erano state esportate con urgenza. Una quantità sufficiente a risparmiare fino a 4 milioni di euro di diritti doganali. Ora la corsa si è un po’ rallentata, ma il problema è solo rinviato. Oltre agli abitanti delle Falkland, sono preoccupati anche gli spagnoli. Attualmente la pesca nelle isole è praticata da 43 pescherecci: 24 con bandiera spagnola, 19 con bandiera delle Falkland, ma con una maggioranza di marinai iberici nell’equipaggio, e tutti associati alla Cooperative degli Armatori di Vigo (Arvi). Secondo il governo regionale della Galizia, 1.700 i marinai spagnoli potrebbero subire i danni di una Hard Brexit, contro una popolazione delle Falkland che, secondo il censimento del 2016, era di 3.398 persone.

DALLA LANA AI CALAMARI E AL PETROLIO

Tradizionalmente allevatori di pecore, gli abitanti dell'arcipelago hanno lasciato il business del calamaro in mano agli spagnoli. Tuttavia il milione di ovini che vive nelle Falkland non contribuisce per più del 2% a un Pil che nel 2015 è stato stimato dal World Factbook della Cia come il 12esimo al mondo per livello pro-capite ( 70.800 dollari all’anno). L’agro-allevamento impiega ancora un decimo della manodopera locale, con un altro quarto costituito da dipendenti pubblici e un importante ruolo del turismo. Ma da quando negli Anni 80 il boom delle fibre artificiali tolse mercato alla lana è diventata la pesca il principale sostegno delle isole. E alternative non se ne intravvedono, almeno fino a quando le prospezioni petrolifere in corso non avranno avuto successo.

5 Maggio Mag 2019 1207 05 maggio 2019
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