Libia Haftar Trump Sisi Salman

Come Egitto e sauditi hanno convinto Trump a sostenere Haftar

L'azione di lobbying del presidente al Sisi e del principe ereditario bin Salman ha portato gli Usa a cambiare schieramento in Libia (a danno di Italia, Ue e Onu).

  • ...

Il presidente Donald Trump ha ribaltato la politica degli Usa in Libia una settimana dopo che i leader di Arabia Saudita e Egitto lo hanno convinto a sostenere il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica che da inizio aprile ha assediato Tripoli. Lo fa sapere il Wall Street Journal. Secondo il quotidiano, il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi e il leader di fatto saudita Mohammed bin Salman hanno sollecitato Trump ad appoggiare Haftar fin dall'inizio della sua campagna. Il principe ereditario di Riad avrebbe usato come argomento il fatto che a Tripoli sono presenti milizie affiliate allo Stato islamico e ad al Qaeda.

IL CAMBIO DI SCHIERAMENTO DEGLI USA IN LIBIA

Per anni la politica di Washington è stata di supporto al governo riconosciuto dall'Onu di Fayez al Sarraj, di base a Tripoli. Prima dell'operazione di lobbying del Cairo e di Riad, la Casa Bianca aveva condannato l'offensiva di Haftar. Il 15 aprile il ribaltone: Trump ha telefonato al generale per lodare il suo ruolo nel combattere il terrorismo e ha parlato con lui di «una visione condivisa per la transizione libica in un sistema stabile e democratico», secondo quanto riportato da un comunicato dell'amministrazione Usa. Nella partita nordafricana, il tycoon ha scelto di stare dalla parte dei suoi amati “uomini forti” regionali piuttosto che da quella di un alleato storico come l'Unione europea o di un'organizzazione internazionale come l'Onu. A rimetterci è in primis l'Italia, referente del governo di unità nazionale di Sarraj in Europa.

L'OFFENSIVA DI HAFTAR NON SI FERMA

Forte dell'appoggio americano, Haftar ha continuato la sua offensiva nell'Ovest della Libia. Con Tripoli che ancora resiste, il generale ha aperto un nuovo fronte puntando su Sirte: città natale di Gheddafi, ma soprattutto chiave di accesso strategico all'omonimo golfo che le odiate milizie di Misurata strapparono all'Isis nel 2016. Dopo quasi 40 giorni di conflitto, che ha prodotto oltre 450 morti, 2 mila feriti e 60 mila sfollati, Haftar non ne vuol sapere di una tregua, a dispetto del Ramadan. E sta muovendo le sue truppe su più direzioni per dare la spallata definitiva al traballante governo di al Sarraj, che difende la capitale. A favore di Haftar, tuttavia, gioca anche il sostanziale attendismo della comunità internazionale. Anzi, il generale ha ricevuto un nuovo attestato di sostegno dal suo principale sponsor regionale, al Sisi, che lo ha ricevuto nei giorni scorsi al Cairo. Secondo i media libici, tra l'altro, Haftar il 15 maggio dovrebbe volare a Parigi per incontrare Emmanuel Macron. Che soltanto formalmente appoggia Tripoli. Anche il Consiglio di sicurezza dell'Onu finora non ha fatto granché per fermare l'uomo forte della Cirenaica. Venerdì è stato prodotto solo un generico appello a «tutte le parti» ad un cessate il fuoco, senza una condanna specifica ad Haftar per aver iniziato l'offensiva su Tripoli.

14 Maggio Mag 2019 1131 14 maggio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso