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Bunga bunga

Fede, Mora, Minetti e lo stuolo delle ...ine

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Un'igienista consigliera regionale, un agente dello spettacolo procacciatore, un anziano giornalista con un'incontenibile tendenza alla satrapia. Questi i protagonisti dell'ultima puntata. Ma se guardiamo alle precedenti, il bestiario si arricchisce di una variopinta umanità: c'è l'ape regina, l'imprenditore pappone, la grande fratella, la sgarrupata presentatrice, il cantante posteggiatore. Insomma, una cosa abbiamo capito: se il berlusconismo cadrà, non sarà per una questione politica, ma estetica.
Questo succede quando il diletto di un premier si trasforma in di letto, se pur regalo di Putin, e si finisce per preferire alla Camera l'alcova.
Ora il sesso, eccezion fatta per le minorenni, non ha niente di penalmente rilevante (anche se sul penalmente e sul rilevante del Cavaliere la signora D'Addario si è profusa in elogi) e soprattutto è trasversale. Basti pensare alle coca-ammucchiate Udc di Cosimo Mele, piuttosto che ai trans del piddino Piero Marrazzo. Ma l'amore fisico, induce ineluttabilmente gli uomini a perdere il senso del limite.
Infatti, di tutte queste vicende, colpisce l'incontinenza, la coazione a ripetere. «La follia degli umani» recita Michael Douglas nella più felice battuta di Wall Street 2 «sta nella loro pulsione a riprodurre comportamenti che sanno sbagliati». Per quanto, come nel caso in questione, siano in molti a dirgli di smettere.

L'erotomania non è una palpebra cadente

Ma se alla ricaduta dei capelli si può ovviare col trapianto, alle rughe con un lifting, alle palpebre cadenti con la blefaroplastica, per l'erotomania non c'è rimedio se non, forse, il ricorso a una di quelle cliniche specializzate cui di recente anche Tiger Woods si è rivolto (in Italia ce n'è una sola, dalle parti di Bolzano), ma sulla cui efficacia è lecito nutrire qualche dubbio.
Nel caso di Berlusconi colpisce, vieppiù, la metamorfosi dal dongiovannismo a un immaginario da vita bassa, nel senso dei pantaloni.
Che il presidente del Consiglio ricorra al sesso compulsivo per esorcizzare l'idea della morte è un'ossessione senile che qualsiasi psicanalista può facilmente spiegare: come Don Giovanni, anche il Cav. sa che alle sue spalle c'è una statua del Commendatore in agguato e che, forse, solo l'estrema contrizione gli può evitare quella caduta nel fuoco degli inferi (ci saranno ancora le zie suore a pregare per lui?), che la sontuosità del mausoleo di Arcore non lenisce.
Ma è l'apparato scenico che stona, lo sciampismo crepuscolare che ammanta le feste in villa e i racconti di gallismo ruffiano e adulante, la sequela delle ...ine, che finiscono per essere solo un diminutivo dell'anima: veline, letterine, meteorine, gheddaffine, in un clima tra il dopolavoro e la gita aziendale, con dimostrazione di prodotti della casa, in un ampio spettro che va da Putin alla bigiotteria, dall'amico Bush al collocamento nei palinsesti della tivù, privata o pubblica non fa differenza.

Dall'adorazione alla condanna il passo è breve

Temiamo che nemmeno la sfrontata consapevolezza del politicamente irrilevante delle sue gesta amatorie, come sin qui è stato, possa continuare a essere una franchigia.
Berlusconi, il grande comunicatore, dovrebbe sapere quanto siano fragili anche le fondamenta del più solido consenso, quanto l'opinione pubblica, quella che lui chiama la gente, ci metta un istante a passare dalla sfrenata adorazione all'efferata condanna.
E che, per quanto si sia abbassato, c'è ancora un confine tra la simpatia e il patetico decadimento che lui è lì lì per varcare, compromettendo tutto quello che di buono e di innovativo anche gli avversari gli riconoscono. Nonché la sua aspirazione a un posto duraturo nella storia. Che beffa sarebbe, puntare alla gloria e fermarsi a Casoria.

28 Ottobre Ott 2010 1323 28 ottobre 2010
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