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5 Gennaio Gen 2011 0506 05 gennaio 2011

L'uomo giusto

Chi è Daley, candidato a diventare capo dello staff di Obama.

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Tutto può cambiare alla Casa Bianca, tranne una cosa: il dominio incontrastato della Chicago connection. Dopo avere perduto lo scorso ottobre il suo storico Capo di gabinetto, il nativo di Chicago Rahm Emanuel, proprio per prepararsi alla campagna per diventare sindaco della più importante città dell'Illinois, secondo le ultime indiscrezioni provenienti da Washington il presidente Obama avrebbe individuato in William Daley, altro nativo di Chicago nonché fratello di Richard, l'attuale sindaco della stessa Windy City (è in carica ininterrottamente dal 1987), il candidato perfetto per assumere la carica di chief of staff.
Per settimane, Obama ha esaminato l'opportunità di riallineare il suo staff senior in preparazione di una nuova era di governo “condiviso” con i repubblicani. L'eventuale riorganizzazione è stata materia di colloqui al più alto livello dell'amministrazione, spesso addirittura coinvolgendo, oltre allo stesso Obama, una sola altra persona: Pete Rouse, l'attuale Capo di gabinetto a interim.

William Daley, il duro vicino alle banche

L'arrivo di Daley permetterebbe a Rouse di ritornare lontano dai riflettori, dove ha operato come consulente senior per due anni. Rouse, che è uno dei consiglieri storicamente più vicini a Obama, ha più volte espresso l'interesse a lasciare il governo, confidando però ai suoi collaboratori che sarebbe rimasto fino a quando il presidente glielo avrebbe chiesto.
FUORI DALLA CERCHIA DEI FEDELISSIMI. Cosa si sa di William Daley? Intanto che non è uno dei fedelissimi del presidente. I due si conoscono ovviamente da molti anni, e Daley ha anche offerto la propria consulenza al presidente durante la campagna del 2008, ma la relazione tra di loro non è di vicinanza assoluta. Affidare a Daley un incarico così importante rappresenterebbe quindi una scelta aliena da vincoli di fratellanza politica in senso stretto.

La carriera, da Clinton ad Al Gore

Daley, ex segretario al Commercio sotto il presidente Bill Clinton (il suo fu un ruolo chiave nell'approvazione del Nafta), ex capo della campagna presidenziale di Al Gore nel 2000, e attuale presidente di JPMorgan Chase & Co. per il Midwest, dovrebbe certamente migliorare le relazioni piuttosto fredde tra l'amministrazione Obama e le grandi banche e corporation americane. È noto anche per essere uno che non le manda a dire.
Alla richiesta di un commmento sulla riforma sanitaria approvata dai democratici, Daley ha tagliato corto: «Hanno completamente sbagliato i calcoli», ha detto in un'intervista al New York Times. «L'elezione del 2008 aveva inviato un messaggio: che dopo 30 anni di governo di centrodestra, l'asse sarebbe stato spostato verso il centrosinistra. Non a sinistra».
LIBERAL TRADITI. La decisione di portare Daley nel cuore dell'amministrazione potrebbe ulteriormente infastidire la base liberal del presidente, ma dopo la batosta elettorale subita alle elezioni di midterm per Obama non ci sono alternative: il suo secondo biennio deve raccogliere più consensi rispetto al primo, e la riorganizzazione della West Wing, che già vedrà l'arrivo ufficiale di David Plouffe, il manager della campagna elettorale del 2008, in sostituzione di David Axelrod come consigliere politico del presidente e la sostituzione di Larry Summers come presidente del Consiglio economico nazionale (la nomina è prevista a breve), è un passaggio obbligato.

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