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Il Caimano alla tedesca

In un documentario, l'Italia di B e il progetto P2.

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Il Caimano in versione franco-tedesca.

In Francia e in Germania il documentario sull'ascesa al potere di Silvio Berlusconi ha raggiunto, in prima serata, le case di milioni di telespettatori. Die Akte Berlusconi-Le dossier Berlusconi è il titolo dell'ultima coproduzione firmata Arte, emittente culturale franco-tedesca, e Zdf, seconda rete pubblica della Germania, realizzata dai filmmaker Maria-Rosa Bobbi e Michael Busse, che nel 2010 hanno attraversato in lungo e in largo lo Stivale alla ricerca di dati, fascicoli giudiziari e testimonianze sugli anni in cui il Cavaliere era iscritto alla P2, e sulla sua successiva scalata imprenditoriale e politica.
IPOTESI INQUIETANTE. «Il tycoon di Mediaset vuole davvero plasmare l'Italia a immagine e somiglianza del piano di “rinascita democratica” della loggia di Licio Gelli Propaganda Due?» L'ipotesi è stata portata avanti per tutti i 52 minuti della pellicola (di cui presentiamo sotto la versione integrale), che i documentaristi hanno girato, partendo dal presupposto di perseguire una tesi predefinita, sulla base della mole del materiale raccolto.
Così, minuto dopo minuto, nel lavoro di Bobbi e Busse, premiata coppia che in 30 anni per il canale Arte ha confezionato 50 documentari su commissione, ha preso corpo un parallelo tra l'Italia odierna del governo Berlusconi e quella disegnata, negli anni '70, dagli uomini di Gelli, fino a quando, nel 1981, con la pubblicazione delle liste, non esplose lo scandalo P2.

La tessera 1816 «salvacondotto per il Cav»

Dagli indizi che vogliono la sua carriera di imprenditore costruita grazie ai soldi e alla protezione della mafia all'incontrastato potere di manipolazione dell'opinione pubblica raggiunto con le sue tivù, com'è possibile, si sono chiesti i due filmmaker nella versione franco-tedesca del Caimano, che Berlusconi, nonostante le ripetute violazioni, finora l'abbia sempre fatta franca, superando indenne ben oltre 20 procedimenti giudiziari?
L'IMPUNITÀ SOSPETTA. Una simile impunità, hanno argomentato Bobbi e Busse nel loro documentario trasmesso il primo febbraio alle 20,15 e replicato fino al 5 febbraio, non sarebbe mai stata possibile in uno Stato di diritto, a meno che il presidente del Consiglio italiano non avesse beneficiato di una “particolare” investitura sin dai tempi della sua militanza (tessera numero 1816) nella P2. E che le riforme del suo governo non facciano parte di un più ampio disegno autoritario, quale appunto era il piano di 'rinascita democratica' di gelliana memoria.

Viaggio nell'Italia del golpe mascherato

Il premier in una delle immagini del documentario

Massoneria deviata al potere, insomma, e il Cavaliere testa di legno per attuare un golpe mascherato, orchestrato, da dietro le quinte, dal solito Grande Vecchio di Pistoia, oggi 92enne. Il quale, alcuni mesi prima di prendere le distanze dal premier con le note dichiarazioni al Tempo dello scorso 28 gennaio sul Rubygate, in un'intervista esclusiva rilasciata agli autori come “testimone” dei fatti, vero piatto forte del film, ha ambiguamente descritto il suo ex tesserato come un «elemento ottimale» per il suo progetto reazionario, quando era iscritto alla sua loggia: «Molto più giovane, tra i più malleabili», ha proseguito l'ex grande maestro della P2, «e mi sembra uno dei migliori».
SILVIO E LICIO, GLI INTOCCABILI. Al pari di Silvio Berlusconi, «una mano invisibile ha protetto Licio Gelli fino a oggi», dal 2001 agli arresti domiciliari nel suo buen retiro di Arezzo. È questo il commento finale al proprio lavoro di Busse, un'esperienza trentennale come regista e produttore di serie e documentari tivù oltre che di docente dell'accademia cinematografica e televisiva di Berlino, e Bobbi, dal 1980 freelance e documentarista di origine italiana trapiantata in Francia.

13 Febbraio Feb 2011 1715 13 febbraio 2011
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