Assalto in tribunale

Provocazioni d'artista

L'ideologo di Voina spiega la lotta per la libertà.

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da Mosca

La performance “Cazzo nel culo”, 29 maggio 2009. Il collettivo artistico Voina è nato nel 2007 e si propone, attraverso installazioni e performance, di denunciare la mancanza di libertà nella Russia di Putin.

Ribaltare auto della polizia per chiedere una riforma radicale del ministero degli Interni è arte contemporanea o estremismo? Un’orgia pubblica al museo per denunciare la condizione di un Paese in cui “tutti fottono tutti” è provocazione intellettuale o anarco-pornografia?
Da mesi la Russia si chiede come catalogare il collettivo artistico Voina, conquistatosi gli onori delle cronache, ma anche il rancio della prigione, per le sue performance oltraggiose e dissacranti, arrivate a umiliare in mondo visione perfino un’istituzione intoccabile come l’ex Kgb (Fsb). Chi li ritiene hooligan da perseguire penalmente non ha visto di buon occhio la scarcerazione, il 24 febbraio, di due membri del gruppo: Oleg Vorotnikov, fondatore del collettivo, e Leonid Nikolaev, suo presidente.

Vorotnikov e Nikolaev, liberi grazie ai media internazionali

Il collettivo Voina è stato fondato da Oleg Vorotnikov, rilasciato il 24 febbraio scorso su cauzione.

Arrestati a novembre con l’accusa di vandalismo motivato dall’odio o dall’ostilità nei confronti di un gruppo sociale per la performance “Rivoluzione di palazzo” in cui hanno rovesciato volanti di polizia davanti a un commissariato di San Pietroburgo, i due rischiavano fino a sette anni di detenzione se il loro caso non fosse arrivato alle orecchie di Bansky, il celebre street artist britannico.
BANSKY, IL SALVATORE. Il quotatissimo ex 'terrorista dell’arte” è, invece, tra quelli che ritengono i Voina artisti da sostenere: ha offerto i 20 mila dollari necessari per la cauzione e soprattutto ha portato sui media internazionali la causa del gruppo (qui il sito per sostenere il collettivo http://en.free-voina.org/).
«Bansky ci ha salvato», ha spiegato a Lettera43.it l’ideologo del gruppo, Alexei Plutser-Sarno, «il nostro è un caso chiaramente politico.
IN SOSPESO 14 AZIONI LEGALI. Credo che qualcuno in alto al Cremlino abbia deciso di rilasciare i nostri ragazzi per la grande attenzione che abbiamo ricevuto da tivù e giornali». Il reato di estremismo - previsto dall’articolo 213 del codice penale russo - è spesso usato come pretesto dalle autorità per sbarazzarsi più o meno legalmente di oppositori o potenziali figure di disturbo all’ordine sociale. Vorotnikov e Nikolaev sono liberi, ma il loro caso non è chiuso e contro il gruppo pendono altre 14 azioni legali.

Una street art che «squarci l'omologazione reazionaria»

La performance “Scopa per il successore – l’orsacchiotto!”, del 29 febbraio 2008, in occasione dell'elezione di Dmitri Medvedev.

Controversi e anticonformisti, i Voina nascono inaspettatamente nel più classico dei modi per la Russia: una bevuta di vodka tra amici. «Era il 2007 e Oleg aveva già fondato il gruppo da poche settimane quando abbiamo deciso di unire le forze», ha raccontato Plutser-Sarno. E non si può certo parlare di partenza in sordina per la loro prima installazione.
L'ORGIA AL MUSEO. Alla vigilia dell’elezione del presidente Dmitri Medvedev, nel febbraio 2008, hanno inscenato un’orgia al museo di Biologia Timiryazev di Mosca, in una performance chiamata 'Scopa per il successore – l’orsacchiotto!' giocando sul cognome del presidente che deriva dalla parola russa medved (orso). Protagoniste cinque coppie, tra cui Natalia Sokol, coordinatrice del gruppo, a soli quattro giorni dal parto di suo figlio.
LA GUERRA AL SISTEMA. Le foto hanno fatto il giro del mondo e a chi ha iniziato a chiedersi il significato di un gesto del genere Plutser-Sarno rispondeva: «Facciamo arte nuova, onesta, eroica, gratuita e che ispira la gente per la sua monumentalità».
Influenzati dalla tradizione rivoluzionaria russa e dal Concettualismo moscovita, l’obiettivo dichiarato di Voina (guerra, in italiano) è quello di creare una street art che squarci l’asfissiante cappa di omologazione reazionaria, corruzione, autoritarismo politico, fanatismo ortodosso e soppressione del dissenso della Russia post-sovietica.

Fuori dalle gallerie d'arte, il campo di battaglia è la strada

Installazione luminosa “Cazzo catturato dall’Fsb”, del 14 giugno 2010. In 23 secondi, durante la notte, i Voina hanno dipinto un fallo gigante e fluorescente di 65 metri su una delle due ali del ponte Liteyny, che si apre proprio davanti alla sede dei servizi di sicurezza federali.

Coerente con i principi che predicano, la guerra del collettivo artistico non si combatte nelle gallerie di arte contemporanea, considerate covi di «spazzatura conformista», o in qualche salotto radical-chic. Gli artisti-militanti di Voina, una ventina in tutto, sono in prima linea nelle città, tra il fango e gelo delle strade russe, nelle stazioni di polizia, nei ristoranti, nei musei e nei tribunali.
IL FALLO DI 65 METRI. L’operazione più eclatante - a detta dello stesso Plutser-Sarno - è stata quella di questa estate a San Pietroburgo. Nome in codice “Cazzo catturato dall’Fsb” (il servizio segreto russo): in 23 secondi, durante la notte, hanno dipinto un fallo gigante e fluorescente di 65 metri su una delle due ali del ponte Liteyny, che si apre proprio davanti alla sede dei servizi di sicurezza federali. Subito cancellato per ordine delle autorità, l'intervento era nato come protesta contro una legge del governo Putin che ha dato più poteri all’intelligence.
ANARCHIA, REAZIONE INEVITABILE. La deturpazione artistico-attivista di infrastrutture e palazzi pubblici è uno degli strumenti più utilizzati dal gruppo. Tra il 6 e il 7 novembre 2008 (nel 91esimo anniversario della rivoluzione d’ottobre e 120esimo anniversario della nascita dell’anarchico e rivoluzionario ucraino Nestor Makhno) Voina ha proiettato un enorme Jolly Roger (il teschio e le ossa, simbolo dell’anarchia) sulla Casa Bianca russa, la sede del governo. Sul suo blog Plutser-Sarno ha rivendicato così l’azione: «Il teschio e le ossa sono l’avvertimento al governo che l’anarchia è la reazione inevitabile a una politica xenofoba e genocida. Il Jolly Roger indica che la nazione russa sta morendo, mentre i nuovi ricchi sguazzano nel lusso».

Affondo contro l'opposizione «incapace di azioni radicali»

“Assalto alla Casa Bianca”, 7 luglio 2008. L'enorme teschio del Jolly Rogers proiettato sulla facciata della sede del governo russo.

«Siamo disgustati dalle autorità, che annichiliscono i diritti umani e le libertà in Russia», ha continuato Plutser-Sarno e «non abbiamo paura di affrontare le conseguenze delle nostre azioni».
Di certo ci vuole coraggio, convinto idealismo e un pizzico di incoscienza bohemien per organizzare un concerto punk in un aula di tribunale, durante il processo contro il critico d’arte Erofeev accusato di istigazione all’odio religioso.
POTERE A «OLIGARCHI E MAFIOSI». L’esibizione “Cazzo nel culo”, ha raccontato Plutser-Sarno, «è stata di sicuro la più pericolosa che abbiamo realizzato finora». A un anno dalle presidenziali che per molti riporteranno Vladimir Putin al Cremlino, i Voina non hanno anticipato le loro intenzioni e si sono limitati a constatare che in Russia «non c’è nessun presidente, perché il potere è nelle mani di un gruppo di oligarchi e mafiosi».
Un po’ artisti dissidenti, un po’ militanti extraparlamentari, i Voina non hanno risparmiato neppure l’opposizione russa: «È demoralizzata e incapace di azioni radicali, gli intellettuali sono troppo occupati a farsi la guerra tra loro e la gente non li capisce più. Noi siamo una delle rare forze in Russia le cui azioni hanno un vasto pubblico», ha dichiarato Plutser-Sarno.
REAZIONI AMBIGUE. Robin Hood dell’arte, intellettuali provocatori o pericolosi estremisti. Sulla definizione dei Voina appare confuso anche lo stesso governo: da una parte continua a perseguirne le attività e a controllarne a vista i membri di spicco, dall’altra sembra apprezzarne le iniziative, candidando il gruppo al premio “Innovazioni artistiche 2010”.
Se ad aprile sul podio del concorso promosso dallo Stato salirà un fallo gigante eretto a sberleffo dell’Fsb, forse capiremo se le autorità si sono schiarite le idee.

28 Febbraio Feb 2011 1005 28 febbraio 2011
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